venerdì, aprile 18, 2008

In una notte tirata a tardi

Il suo buon senso gli diceva chiaramente che non era il caso di tirare avanti quella notte ulteriormente. Fuori era già buio da molto, da ore. La serata era stata densa di interrogativi mediati e personali. E la mattina seguente era già lì, quasi minacciosa col rapido trascorrere dei minuti. Il sonno aspettava solo un segnale per arrivare, cancellare tutto almeno per un po’ e lasciare pronti anima e corpo a un nuovo giorno di idee, progetti, parole e conoscenze tese a qualcosa. Qualcosa a volte sfumato, ma da produrre.

Le parole udite poco prima però non si cancellavano facilmente. Avevano avuto il tono bonario del rimbrotto materno, ma proprio quella gentilezza rendeva più difficile trascurarne il messaggio. Quelle parole dicevano di lasciare perdere per un po’ il buon senso e tirare avanti nella notte contro ogni logica per imbastire due righe, un pensiero, un racconto come non capitava più da alcuni giorni.

Fu così che l’ometto sottrasse qualche tempo al sonno per restare sveglio di fronte al portatile in un unico gomitolo di gambe, coperte, fili e tastiere. In quell’inusuale posizione, con le palpebre appesantite, i capelli schiacciati e le mani lente sui tasti, dedicò due parole alla capanna del vignaiolo vista qualche giorno prima. La scelse perché gli sembrava di comprenderne la cattiva sorte: il piccolo rudere, circondato da mille cose più utili, non aveva speranza di vedere una mano sulle sue vetuste travi. Il buon senso non lasciava spazio a quell’edificio. La sua unica speranza era un lavoro testardo, portato avanti senza troppo utilità in un'altra notte tirata a tardi.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

...bentornato...

edoardo ha detto...

hai capito l'ometto !