lunedì, agosto 03, 2015

Il Jogger della Montagna di Cet

MaremmaArrivo a Pitigliano nel cuore del pomeriggio. Il cartello indica l’ingresso dell’autostrada in direzione Orvieto. Ero arrivato due giorni prima proprio da quella direzione, quasi conosco la strada. Ma accosto lo stesso e nel navigatore inserisco destinazione Firenze. Il satellite cerca la mia posizione e la vocina mi suggerisce un’altra via. Allargo lo schermo e vedo un dedalo tortuoso che sale fino da Pitigliano fino a Chianciano. Sono solo, posso sbagliare e perdere un po’ di temo. Ignoro il cartello e seguo la vocina del navigatore.

Destra, sinistra e poi ancora destra. Senza il satellite lassù sopra, sarei già perso. Seguendo la sua vocina, imbocco strade provinciali dai nomi nobili ma dalla carreggiata sempre più angusta. Bivi che sembrano non finire mai. E, ai lati, terra, terra a non finire, giallo oro e nera, curata ma mai decorata. Campi fino all’orizzonte e in fondo all’orizzonte i monti. Percorro le pendici di intere colline glabre, solo poche querce a frastagliarne il profilo.

Ancora un bivio. Quasi non si vede. Questa volta la strada sale, molto. La vocina mi pronuncia un nome elfico: “Strada provinciale montagna di Cet”. Nel cartello, scolorito, leggo a fatica il nome intero: “Montagna di Cetona”. Continuo a salire. Il panorama si allarga, sempre più vasto, sempre più arido.

Quando la strada raggiunge il crinale, vedo sulla sinistra un uomo di mezza età che corre. E’ al bordo della strada. Mette un piede fuori dalla carreggiata e cade, scomposto. Striscia il gomito e urta la coscia. Rallento, lo affianco, abbasso il finestrino e, “Hai bisogno d’aiuto?”, gli chiedo. Lui non mi risponde, non mi lascia il tempo di scendere, né mi guarda. Recupera il suo lettore Mp3, si rialza e riparte.

Inizia a cadere qualche goccia. Segue un forte temporale, la temperatura scende, si capisce che non durerà però. Dal finestrino di sinistra non smette mai di entrare il sole. E da quello di destra, sotto le nuvole, affiorano i riflessi del lago Trasimeno. Laggiù è ancora estate.

Chianciano è ormai vicina. L’autostrada è ormai vicina. Viaggio da più di un’ora e il pomeriggio è quasi sera. Non prendo il caffè a quell’ora di solito, ma faccio un’eccezione. Dopo il Jogger della montagna di Cet, sogno una risposta alla mia domanda.

venerdì, luglio 24, 2015

A night at the sea

The coastline was wild and calm. The waves crashed on the beach silently. Dry woods stood on the sand. A green line of pine trees framed the horizon. The summer air was warm, thick and scented.
The day was over. I undressed my working suit, I took off my shoes and I walked up north following the water line. A wave sometime crawled under my feet. On the West, the sunset was coloring the sky, some isolated clouds floating on the sea. On the East, the blue was getting darker, water and horizon collapsing into a smooth line.

I walked by a rudimental raft. Woods and strings still looked strong enough. It seemed that someone wanted to sail. I wanted it as well. I pulled the raft to the water, leaving two straight traces on the sand. I looked around. Still no one there, no one in that world. I moved on into the sea, reclined myself on the raft and turned my head sideways. My eyes were at the water level, staring at that flat and never-ending surface.

Phone calls, deadlines, rumors disappeared, everything did. I felt blessed and I wandered if I was worth all of that. A whole forest, a whole beach, a whole sea all to me. I opened my arms and I lowered my hands to the water. It was so calm, so transparent, so smooth, so reassuring. My fingers got lost in that hug and so did I. I stopped wandering and I let my little body float in that picture.

Only few sweet thoughts popped up, gently, every now and again. I cuddled them, till silently they sailed away leaving me quiet.

lunedì, luglio 06, 2015

La recita, il voto e ciò che rimarrà

Ho passato quattro giorni a Roma per una selezione. Una piccola stanza d'albergo separava il gruppo di candidati dalla grande città. Lì dentro, abbiamo recitato, tante parti diverse, votando e ricevendo voti. Alcuni fallivano e uscivano, altri restavano. Percorso molto personale. Ecco alcune considerazioni in pillole che ne ho ricavato.


  • Ho dato silenziosamente del patacca a una persona che in realtà si è poi rivelata molto profonda. Lezione: smussare i giudizi e i pregiudizi.
  • Apparentemente, ho leadership a barili. Lezione: utilizzare con moderazione per evitare di prevaricare gli altri.
  • Se voglio,  so avere una calma zen. Lezione: cerca di volerlo che aiuta
  • e…con quattro persone appena conosciute, coinvolgerne una cinquantina in un flash mob a Piazza Trilussa… rimarrà.
Volendo, posso cambiare vita, una volta ancora.

venerdì, giugno 05, 2015

Colazione al bar. La prospettiva dell'uomo della notte

Sono più delle dieci del mattino quando alzo la cornetta.
Il telefono squilla qualche istante, poi arriva la risposta. Mi presento, chiedo se posso avere qualche dritta su cover band capaci di tenere una piazza. “So che tu, nel tuo locale, fai molte serate con le cover” gli dico.

Parliamo po’, scherziamo, butta lì qualche nome, ne commentiamo alcuni, infine arriva la scelta.
Gli chiedo i recapiti, lui apre la sua rubrica. Il file tarda a rispondere. “Il computer – mi dice – ha preso dal padrone. La mattina non va”.

Ridiamo. “Immagino che ti sarai andato a letto oltre le due ieri” gli domando.
“Restiamo aperti fino alle 4 tutti i giorni. Funziona sempre anche la cucina. Non andiamo mai a casa prima delle 6 alla fine”.
“Notte lunga”.
“Mi piace così. E’ l’ora giusta per arrivare a far colazione al bar. Dalle 7 in poi arrivano quelli dell’ufficio. E sono incazzati. Invece, la gente alle 5, 30, alle 6 ride. Ha finito, è rilassata. Mi piace fare l’alba così”.

domenica, maggio 31, 2015

L’Albana di Romagna, il tè verde dell’Asia e le simmetrie del mondo

Ogni tanto, quando a mezza notte lavoro ancora, mi chiedo perché non mi rassegni mai alla quiete. Ne avrei anche la possibilità, tra l’altro. Ho avuto modo di condividere questa domanda con molte persone negli ultimi due anni. Il quesito magari nascosto, tocca un po’ tutti.

Di recente, io ho iniziato a rispondermi in maniera metodica, compilando una piccola lista. In fondo un capricorno e mi dicono che i gelidi capricorni siano i maghi degli elenchi puntati. Nella lista, registro i momenti in cui il mio spettatore esterno si fa nuvoletta, esce a fianco a me, mi guarda e mi fa l’occhiolino felice. Ieri sera, ho aggiunto un’altra voce alla lista. Per caso, organizzando un piccolo dibattito, ho favorito l’incontro tra due appassionati di cultura ebraica. E così si è parlato a lungo con loro, mentre il sole scendeva e l’Albana luccicava nel calice.

Negli ultimi mesi, la lista si è popolata numerosa. Attraverso un amico olandese residente a Napoli ho conosciuto una splendida persona sarda residente a Milano. Insieme abbiamo poi condiviso alcuni contatti a Rotterdam. E poi ancora scoprire, chiacchierando, di prendere l’aperitivo con la stessa persona che di lì a poco mi avrebbero dovuto presentare. E ancora fare una piccola presentazione un bravissimo professionista bolognese, raggiunto attraverso un amico brasiliano. E, di più, vedere nello stesso giardino, eleganti signori romagnoli alternarsi in pista con donne olandesi e ragazze birmane. E la lista potrebbe continuare, in pochi mesi, fino a riempire due pagine.

Ieri sera, ho passeggiato dentro il nuovo auditorium di San Giacomo. Non sembrava neppure di essere a Forlì. Emozionante. Ora, ho appena finito di pranzare. Un delicato tortello romagnolo è stato anticipato da un antipasto birmano con legumi fritti e foglie di tè verde.

C’è un’elegante simmetria nel mondo. Solo che – ne sono ormai certo - per emergere ha bisogno di un po’ di caos. E magari anche di un’email scritta ormai nel cuore della notte. Questa, per ora, è la mia risposta.