mercoledì, marzo 29, 2006

Un risultato già scritto e un percorso da scrivere

Ogni storia, nel suo attimo numero uno, è infinitamente aperta. Può succedere qualsiasi cosa, finché qualcosa non succede davvero e rende impossibile il verificarsi di qualcos’altro. Qualcosa si perde, insomma: crescendo diventa sempre più evidente. Si impara magari a correre forte, ma ci si accorge di farlo sempre più spesso sugli stessi binari. Si ripropongono sempre loro. Le alternative del passato appaiono irrimediabilmente compromesse e quelle che rimangono assumono di conseguenza un valore inestimabile. Merce rara, da non sprecare. Così nascono i dilemmi. E dal tentativo di risolverli le storie di compromessi più o meno riusciti che riempiono la vita di ognuno di noi.

Io non faccio eccezione. Anche la mia piccola storia ha il suo piccolo dilemma. Parte già dalla casa. Qual è la mia? E’ quella di Bologna, dove abito la maggior parte del tempo, pur lasciandovi solo gli alimenti e i vestiti per sopravvivere. O è quella di Rocca San Casciano, dove transito solo nel fine settimana, ma dove, un po’ qua e un po’ là, ho archiviato i principali capitoli della mia vita.

Il problema resta. E il tetto è solo uno degli aspetti. Bologna e Rocca sono le mie due inconciliabili metà del mondo. In Emilia ho trovato la scrittura, ho familiarizzato con la rete e ho consolidato la posizione politica. In Romagna però restano l’intimità per la lettura, le salite per pedalare e lo stereo da sparare a palla senza cuffie. In Emilia c’è chi mi consiglia il romanzo in inglese da affiancare alla musica indy, ma in Romagna c’è la cucina della mamma e la solita cantilena di Ligabue. In Emilia c’è ogni giorno un’idea in più, ma non se ne tocca quasi nessuna. In Romagna invece si semina poco, ma alla fine si raccoglie sempre. In Emilia c’è tutto, ma si raggiunge male lungo strade sporche e intasate. In Romagna invece c’è poco, ma lo si raggiunge ovunque su curve morbide e tranquille.

In mezzo a questi due mondi c’è il treno. Un’oretta di viaggio, più ritardo. All’andata, giusto il tempo per posare la penna e abituarsi allo zaino da trekking. Al ritorno, giusto il tempo per allontanarsi dal focolare domestico e catapultarsi in un film d’essay in lingua originale. Un’oretta per travasare le identità e non fare confusione. Un’oretta per conciliare due mondi senza dovere fare una scelta che – lo dicono le maldestre prove del passato - sarebbe dolorosa. Per ora è meglio il limbo, a costo di restare uno pseudo-giornalista che non ha mai fatto un giro di cronaca dai carabinieri e uno pseudo-escursionista che potrebbe confondere una salamandra con una vipera.

Per ora spazio a entrambi i mondi. Spazio al mondo goliardico-intellettuale del calabrese, nell’Emilia dove hanno successo i responsabili più bravi a scaricare le responsabilità sugli altri. Spazio al mondo naturalistico-avventuroso del Monte Falco, nella Romagna dove hanno successo i più irresponsabili tra i piccoli imprenditori. E spazio anche al resto del mondo. Già, quello verso cui tutti noi dobbiamo essere responsabili. A completare il mio mosaico c’è pure quello. A tal punto che finisco per passare un Natale in Nepal e, a breve, una Pasqua in Algeria. Sempre felice di partire, ma sempre incasinato nel farlo. Senza la risolutezza di chi lascia tutto nel tempo di un check-in. Rigorosamente di corsa, in preda a un “io” troppo concentrato a tenere unito se stesso per unirsi a qualcos’altro.

Il risultato, come ha detto un mio amico matematico, è già scritto nella storia. Il percorso invece è tutto da inventare. Lui in genere lo fa calcolando. Io ci proverò scrivendo: brevi cronache da due mondi vissuti a metà.

8 commenti:

Gabriele Cannata ha detto...

Come "esordio" sul Web niente male. Rimarrò sicuramente in ascolto...

Anonimo ha detto...

Io il tuo "problemino" me lo sono già posto e ho anche fatto ricerche in merito!
Pensa che da quando vivo in questa casa mi sento un ospite anche qui e mi sembra una sistemazione provvisoria,come se sapessi che a breve me ne andrò,forse perchè è quello che desidero.
Non so se sia giusto per Edoardo,figlio di onesti lavoratori prodighi di sacrifici ,che non capiscono però le irrequietezze che vivo e non possono rendersi conto delle sicurezze venute meno rispetto a quando erano loro in crescita:sicurezze che comunque si erano costruiti perchè possibile.
Io non so "a dove" appartengo=I don't know where I belong to! forse rende meglio l'idea.
Sarò un po' cinico: non me ne frega niente:Io sono e questo basti !
Domandiamoci da dove veniamo tra una trentina d'anni,ti prego non adesso!

Sogna Silvio!

INTENDIAMOCI,non ti augurerei mai un simile incubo,volevo dire che a volte devi provare a sognare.Ogni tanto devi alzare quella tua testolina piena zeppa di mmee...morie e metterla tra le nuvole.Regalati anche un illusione.
Senza arrivare ai miei livelli,ovviamente...io sogno già anche troppo!
Nella mia situazione se fossi critico come tu lo sei conte stesso e col mondo mi sarei gia buttato sotto a un treno (una domenica sera o venerdì pomeriggio,tra Forlì e Bologna,ovviamente!)

Edo

Anonimo ha detto...

IL MIO CREDO

Io non scelgo di essere un uomo comune.
E’ mio diritto di non essere comune … se posso.
Io cerco la mia realizzazione … non la sicurezza servile.
Non desidero essere un cittadino mantenuto, avvilito e intorpidito,
per aver lasciato che lo Stato o Altri provvedessero a me.
Voglio correre il rischio calcolato; per sognare e costruire, per fallire ed avere successo.
Mi rifiuto di barattare la mia libera scelta con dell’elemosina.
Preferisco le sfide della vita ad una esistenza garantita.
La gioia del costante superamento della calma stantia dell’abitudine.
Non rinuncerò mai alla mia libertà per della beneficenza, né alla mia dignità per un regalo.
Non mi inginocchierò mai davanti a nessun padrone fuorché al mio Dio, né mi piegherò di fronte a minaccia alcuna.
E’ nella mia Umanità stare eretto, consapevole e vivo; per pensare e agire per conto mio; godere dei benefici delle mie creazioni e guardare il mondo in faccia, tranquillamente, e dire: “Questo l’ho fatto io”.
Tutto ciò significa essere un Uomo.

Chi è costui? Spero di non essermi sbagliato.

Nereide

Anonimo ha detto...

SCELGO DI ESSERE ME STESSO

Non m’importa se ho ragione,
oppure se ho torto,
non m’importa se trovo
un posto in questo mondo
o se non vi apparterrò mai.
Io scelgo di essere me stesso.
D’altra parte che cosa
posso essere d’altro,
se non ciò che sono?
Io voglio vivere,
non solo sopravvivere
e non lascerò svanire
questo mio sogno di vita
che mi mantiene vivo,
e scelgo di essere me stesso.
Il sogno che vedo
fa di me ciò che sono,
un premio lontano,
il mondo del successo mi aspetta
se ascolto questa voce.
Né mai mi fermerò,
né mi darò per soddisfatto
finché ci sarà una sola possibilità
di raggiungere questa meta.
Ed io continuerò
se questo è ciò che devo essere.
Non posso essere giusto con alcuno
se non sono giusto con me stesso,
perciò scelgo semplicemente
di essere libero,
con coraggio cercherò di esserlo
a costo della mia stessa vita.
Io devo semplicemente essere io.

----- 00000 -----

Tanti auguri Silvio Grande per la realizzazione dei tuoi sogni.

silviomini ha detto...

Grazie mille per gli auguri.
Non credo però di meritare cotanta enfasi!
Prometto però di provare a usare il mio tempo per maturare un po' della "saggezza" che mi manca :-)

Valeria ha detto...

Per anni mi sono sentita come in attesa, disorientata dall'assenza di direzione della mia vita.
Ora mi trovo a dare un senso alle cose successe,rendendomi conto a distanza di tempo che il cammino davvero mi ha insegnato tanto più di quello che potessi immaginare, solo perchè ero troppo presa a guardare troppo lontano per scorgere una meta che potesse essere sufficientemente vicina da poterla comprendere.
Mi son trovata in Irlanda, dove una strana coincidenza ha fatto si che il biglietto di ritorno fosse sbagliato, quasi che quella terra mi volesse trattenere. Da quel momento, mi ci trovo spesso, e il senso di libertà che mi da' la valigia da riempire è impagabile, tanto che sto pensando - dati gli sconvolgimenti della mia vita negli ultimi tempi (che ORA so, mi serviranno)- di trasferire il mio lavoro la.
Mi frena il profondo senso di attaccamento alle mie radici, ad una cultura che sento così vicina e che mi fa sorridere di complicità non appena sento qualcuno parlare il mio dialetto.
In attesa, come prima ma più consapevolmente, di qualche cosa, mi concedo piccole pause camminando tra i boschi, a volte meditando altre volte suonando, ricaricandomi delle energie che il mondo umano quotidianamente mi toglie.
Anche se questo commento è ad un tuo post "datato", ti auguro di non perderti neppure un soffio del cammino che stai percorrendo, e che la tua mente non sia offuscata soltanto dalla ricerca di una meta ancora troppo lontana per essere riconosciuta.

silviomini ha detto...

Cara Valentina,

spero che il tuo auspicio si avveri. Perdere la via, o meglio, seguirne troppe, è infatti una mia caratteristica di infanzia. Recentemente è stata confermata anche da un piccolo test psicologico: ho disegnato un albero tracciando molti rami, segno – mi hanno diagnosticato - di altrettanti interessi tra cui non si è ancora esercitata una scelta definitiva. Forse, alla luce di mie alcune recenti decisioni forti e meditate, posso dire di aver maturato una maggiore coerenza, ma tuttora tra fantasia e realtà continuo a fare sogni pluridirezionali.

Questa mancanza di mete certe a volte provoca qualche disagio, ma, chissà, forse se dall’aprile 2006 a oggi questo piccolo angolo di web è stato coltivato con così tante parole, è proprio perché vivo in una sorta di instabilità costante. Come canta Battiato in Il consiglio, le persone più interessanti sono spesso quelle che non sanno esattamente cosa fare della loro vita. In quella loro incompiutezza sono più protesi di altri a sperimentare e, tra mille fallimenti, mettono magari a segno un colpo più originale degli altri. Mah, pure riflessioni.

Ciò detto, accantono un po’ la filosofia. Non vorrei prendermi e non vorrei che mi prendessi troppo sul serio. Temo infatti che dai piccoli scampoli di storia su questo blog emerga a tratti un’eccezionalità esagerata. Ho anch’io le mie lunghe parentesi di quotidianità. Solo che non ne parlo mai. Prediligo le piccole ed eccezionali parentesi di cammino, dalle quali, puoi starne certa, cercherò sempre di non allontanarmi troppo. Su questo sono stato sempre coerente: ho iniziato ancora prima di poterne conservare memoria. Parola di mamma.

Un caro saluto,
silvio

Ambra ha detto...

Ora mi è chiarissimo il titolo del tuo blog. Sono molto ma molto più avanti di te con gli anni, ma ricordo bene l'inquietudine che ha permeato la mia vita per un tempo lunghissimo, dall'adolescenza fino a ieri e che mi spingeva alla ricerca di un percorso diverso, di un'identità ogni volta diversa, spesso sentendomi spaccata in due da contrastanti emozioni o riflessioni. Ansia che, se non del tutto, si è quasi placata, forse perché il traguardo e la fine della mia avventura sono così vicini da vanificare ogni ulteriore ricerca.
A domani.