venerdì, settembre 07, 2012

La donna con i dubbi di Berlucchi


“Non ho voglia di stringere la mano a Hergé ma mi piace Tintin.
E poi, tu credi davvero di essere irreprensibile?”
(J.M. Guenassia – Il club degli incorreggibili ottimisti)

E' da tre giorni che penso a una bottiglia. Mi è arrivata come nel modo di dire della bottiglia in mezzo al mare: di fronte alla porta come un messaggio. O meglio senza messaggio. Sono rientrata a casa e ho visto la bottiglia di fronte alla porta. E non una bottiglia qualunque. Berlucchi: nettare buono, nettare per un'occasione, sicuramente un'occasione. Ma quale occasione? Ho eliminato subito le ipotesi più semplici. Mio padre: in due parole era chiaro, non ne sapeva niente, ma ne ero certa, non era il suo tipo di regalo. Ho chiamato il mio ragazzo. Se non l'avessi fatto sarebbe stato meglio. Le sue paranoie si sono aggiunte alle mie. E' stata dura fingere di concentrarmi a calmare le sue ansie. Avevo le mie curiosità che mi si attorcigliavano ai capelli come serpenti alla testa di una medusa. Berlucchi, Lucchi: c'è un Lucchi, sì, ma dai, non avrebbe senso, fino a me?. Berlucchi, Bergamini: quella era solo una mostra e le mostre non fanno regali. Berlucchi, battaglia. E questa da dove viene, che non fa neanche assonanza? Ah già, forse, dalla famosa citazione di ieri sera: “Meglio picchiarsi che amici”. Tranquilla, non stai diventando violenta. Si picchiavano in un libro di buoni sentimenti e gli amici erano solo quelli della Tv. Sei ancora di sinistra non comunista e cristiana non cattolica. E poi il vino, quello sulla tavola intendo, anche lui deve avere detto la sua. Un sangiovese travestito da Lambrusco. Tutte quelle bolle, deve aver fermentato un po', e a me ha fomentato l'ansia ancor di più. Di sapere la storia di quell'altra bottiglia di Berlucchi, che, per la cronaca, è da tre giorni che penso ed è ancora là fuori dalla porta. Un mio amico mi ha detto di rilassarmi un po' e di guardarmi Zorro contro Maciste. A parte che non lo troverò mai – perché lo scarichi, qualcuno deve averlo caricato, improbabile, non lo Yeti che me ne ha parlato – e diciamo inoltre che Zorro è un bandito in maschera. Un altro travestito. Come il Sangiovese mascherato da Lambrusco. Qui è tutta una copertura. Di giorno lo sono io e di sera lo sono le mie cose. Pirandello aveva detto molto, ma non abbastanza. Anche gli oggetti hanno identità relative. Io ci brindavo a capodanno con il Berlucchi, ci bagnavo la certezza del divertimento. Ora invece la bottiglia è chiusa là fuori dalla porta e tiene in secca il dubbio. Ché poi anche se il dubbio trovasse il suo mare non saprebbe dove salpare. C'è chi dice nell'umanità di un incontro leggero, come in Mediterraneo, e chi nella solitudine di un viaggio assoluto come Notturno Indiano. Io fluttuo. Sono come il Berlucchi. Ho le bollicine, ma tengo il tappo stretto. Le conoscono solo quelli che sanno che ci sono.

“Vini Fratelli Berlucchi”, leggo la descrizione: “E continuano ancora, queste amate terre a darci le loro uve, gli Chardonnay ed i Pinot Bianchi, i Cabernet, i Merlot, i Barbera, i Nebbioli ed i Pinot Neri. Severissima potatura, produzione per ettaro molto bassa, vendemmia solo manuale, pressatura soffice, affinamento ed invecchiamento in grandi e medie botti di antica tradizione italiana, sono il percorso da sempre seguito per le nostre varie produzioni, 400.000 bottiglie in totale fra vini fermi e classiche bollicine”.

Chissà chi avrà lasciato la bottiglia di fronte alla porta?

Per la cronaca comunque ho deciso di adottare anche questo dubbio. Ho preso il Berlucchi dei famosi fratelli e l'ho messo in frigo. E' lì che aspetta il prossimo scambio vero, di soli dubbi e imperfezioni.

1 commento:

Pierrot ha detto...

Merci, j'ai appris de merveilleuses choses grâce à toi. Peccato io sia a Parigi e lontano dal tuo frigorifero.
:-)Pierrot