venerdì, aprile 01, 2011

In cabina di regia

Ho la sensazione che le persone che mi ruotano attorno restino più coerenti con se stesse di quanto lo faccia io. Ricordo un amico di infanzia che si affacciò al mondo dei grandi per primo: fu il primo a bere, a fare l'amore, a ritornare tardi la sera. Ora ha un figlio ed esce qualche volta di meno, ma è sempre lui: il leone esce, beve, tira tardi e pensa alla “gnocca”. Ricordo un amico del liceo che era una spanna su tutti nello sport: ha cambiato discipline più volte, ma alla fine è ancora lì, talvolta anche sul giornale, per le sue performance. E ricordo un'amica di università, la più brillante, la più raffinata a livello teorico: è ancora lei e con la sua voce tenue, educata, mai sopra le righe, insegna alla Sorbona. In quindici o venti anni mi sembra che queste persone non siano cambiate. O meglio l'hanno fatto, sono migliorate o peggiorate, ma nella direzione che per loro era sempre stata ovvia: hanno fatto conoscenze e frequentato luoghi cercati volutamente, scelti in un disegno preciso.

Io non ricordo di aver mai avuto un disegno del genere. O meglio, di nuovo, è radicalmente cambiato nel tempo. Le situazioni mi hanno attraversato con la forza di attrazione di una musa e io ho sempre ceduto al loro richiamo. Ricordo persone così diverse, perché in un tempo della mia vita sono stato con loro, ne ho seguito le orme e le suggestioni: in discoteca con il gel secco sui capelli, in bici con il sudore sulla fronte, in biblioteca con la matita per sottolineare e la penna per riassumere. E nel mezzo, altrettanti interregni, con una vaga malincomia per lo spreco di tempo della parentesi precedente e una smania incontrollabile di recuperare il futuro e farlo mio con un imporvviso cambio di rotta. E' in queste parentesi che mi sono ritrovato e spesso mi ritrovo ancora in labirinti decisionali: in città a sognar campagne, in montagne a sognar città, in ufficio ad anelare a grandi spazi, in natura a vagheggiare la cultura. E' una situazione che permea ogni dialogo, ogni conversazione, con un inevitabile “sì, però”: perché al teorico ricordo il piacere di un corpo in movimento, allo sportivo il gusto di una riflessione più lenta sul proprio gesto, all'edonista della notte la sensazione di benessere della luce del sole, all'integralista della salute il piacere di un whisky nelle luci soffuse di un'osteria.

In vero, credo che tutti, anche gli amici e le amiche di cui sopra, abbiano avuto gli stessi miei dubbi. Ciò che da fuori sembra un percorso lineare, da dentro è probabilmente un continuo crocevia. Però una differenza ci deve essere e, forse, è nell'atteggiamento di fronte ai bivi. I molti che ricordo hanno imboccato le strade ovvie per quello che erano diventati. Io, invece, ho imboccato le strade per ciò che ero in quell'istante, talvolta miope rispetto al futuro, spesso in forte contraddizione con quanto ero in passato.

L'ironia in tutto questo è nell'epilogo delle svolte. La tradizione vuole che chi fa scelte forti sia più autore di altri della propria vita. Io ogni tanto sospetto invece di aver creato personaggi così autonomi da costringermi poi a rimboccarmi le maniche per fare quanto per loro era scontato fare.

E ora linea alla regia. Sono curioso di vedere cosa farà per amalgamare il suo cast eterogeneo.

3 commenti:

Adriano Maini ha detto...

La metto terra a terra. Hai scritto bene (more solito!) su vicende e persone, comunque non banali ed interessanti. Ma l'emozione me la procurano le tue pregresse scelte di vita.

Guchi ha detto...

suona familiare, ma non sono sicura di invidiare quelli dal percorso lineare, sarà che apparentemente appartengo a quella categoria, ma dentro di me è tutto un groviglio di sentieri.

silviomini ha detto...

Anche a me capita di invidiare quelli dal percorso lineare. Ma cerco sempre più di stare alla larga da questi sentimenti. Quando ho provato ad assomigliare a chi invidiavo ho fatto i casini più grossi della mia storia personale...