lunedì, ottobre 08, 2007

A piedi tra i banchi di scuola

Si vede che la casa di Castel dell’Alpe è figlia di un progetto antico, retrodatabile al 1200. Le finestre interrompono la parete disponendosi lungo una diagonale, perché dentro ogni stanza è su un piano diverso. Attorno alla casa, però, non si vedono più gli indizi delle fortificazioni che avevano dato il nome al luogo. All’imbocco della strada, lungo la statale dei Tre Faggi, i cartelli – pannelli bianchi verdi con cornice di legno - parlano ancora dei ruderi della vecchia rocca e della vecchia botte. “Ma non è mica vero niente” ci ha detto la signora che abita lì da cinquantacinque anni. “Non so cosa faccia il comune: qui è crollato tutto nel seicento”.

E’ stata un po’ una delusione dopo la strada fatta per arrivare fin lì. Ma a volte il vuoto del luogo può lasciare più spazio alle voci delle persone che lo percorrono. Come riflette il sociologo francese David Le Breton, in un saggio dedicato al cammino (Il mondo a piedi, Feltrinelli), “si cammina anche per scrivere, raccontare, cogliere delle immagini, cullarsi in dolci illusioni, accumulare ricordi e progetti”. Sulle pendici del Monte Tiravento, nel crinale tra la valle del Bidente e quella del Rabbi, è stato il ricordo a farla da padrone. Il ricordo di scuola in particolare.

Il viaggio a ritroso tra le memori degli escursionisti è partito in una seconda ragioneria di quasi vent’anni fa. Alberto M. – raccontano i suoi vecchi compagni di classe – sostenne allora in un’interrogazione di storia che Plinio il Vecchio, il celebre naturalista latino, fosse morto assiderato sotto l’eruzione del Vesuvio. Chissà se Plinio, morto in realtà a causa dell’asma, rise a quella risposta. Certo è che non lo fece l’insegnate che a fine anno fece bocciare l’allievo. Fu un brutto schiaffo per il giovane Alberto che però reagì prendendo a calci il pallone, su su fino al Napoli di Maradona e Ciro Ferrara.

Senza un epilogo così glorioso fu invece il difficile percorso da obiettore di coscienza di un geometra della bassa forlivese. Il suo percorso fu travagliato dall’inizio. La posta non gli recapitò la comunicazione di inizio servizio e i carabinieri giunsero puntuali a casa sua per portarlo in caserma e chiedere lumi sull’accaduto. Nulla più che un accertamento di routine. Sfortunatamente, però, una comare alla finestra diffuse la notizia del suo presunto arresto prima che l’interessato potesse tornare a smentirla. E, nelle piccole comunità, si sa, le etichette sono più appiccicose che altrove. E, chissà, le malelingue contribuirono con le loro maledizioni a portare il geometra in un posto difficile come la casa di riposo del cesenate dove pochi giorni dopo approdò. Fu lì, ancora adolescente, che realizzò per la prima volta che le persone invecchiavano e che ai colpi del tempo qualcuno aggiungeva anche i propri. Vide tutto il giorno in cui un’anziana signora malata di Parkinson fu bloccata con le mani e la bocca sporche del pongo utilizzato per il Gesù bambino del presepe. E ascoltò tutto, quando l’infermiera reagì all’emergenza chiedendo alla sua superiore: “Ma ora che ha mangiato Gesù, gliela devo dare lo stesso la merenda?”.

4 commenti:

Edo invade la Colonia ha detto...

Si cammina anche per cercare casa con scarso successo...

silviomini ha detto...

Buona osservazione. Credo che molti possano avvallarla. Da Roma, dove ero ieri, mi giungono quotazioni di 400 euro per camera...

Anonimo ha detto...

a torino pago 370....a milano pagavo 500...

se la vie...

Anonimo ha detto...

Ciao Silvio Mini,
come va?
Ho tue notizie da Monica. Quando è che passi a Bologna così finalmente ti rivediamo?
Baci,
Ari Pink Team