
Leggende romagnole, avventure metropolitane, suggestioni dal mondo e altre divagazioni in evoluzione pluriennale.
“Ho girato il mondo per quindici anni e poi ho voltato pagina e mi sono fermato qui”. Così inizia a parlare l’eremita, l’unico solingo abitante delle pendici del Fumaiolo, fatte luogo di fede dal passaggio di Sant’Alberico. Avvolto nella sua veste bianca, l’eremita parla molto: di fede, terremoto, mondo, ospiti dell’eremo, preghiera, rapporto con gli animali. Parla molto e a volte sbaglia: sbaglia l’altitudine, i sentieri e la distribuzione delle fonti d’acqua del luogo dove vive solo da quattro anni.

Camminare non basta più. L’ultima edizione di “PassoParola”, il festival del cammino ospitato a Berceto, Cassio e Corchia, nell’Appennino parmense dal 30 maggio al 2 giugno 2009, lancia un messaggio chiaro: camminare, oggi, è, o almeno pretende di essere, qualcosa di più di un esercizio fisico in quota. Camminare, “gridano” in coro i camminatori di professione invitati al festival, è un gesto che ha valenze politiche, religiose, filosofiche, ambientaliste, new age e molto altro ancora. Così come i pittori di fine Ottocento, vittime dell’industrialismo, fuggivano verso mete esotiche per trovare ambienti puri e ispiratori, così, oggi, i neo-camminatori, forse stanchi di decenni contraddistinti da tabelle di marcia e dislivelli altimetrici modello Club Alpino Italiano, sembrano fuggire dallo stereotipo della passeggiata in montagna per, in ordine sparso, sporcarsi le pedule lungo fiumi e pianure, puntare a mete dalla valenza simbolica come chiese e città sacre, seguire rotte anonime a ritmo lento, andare a caccia di echi e suggestioni letterarie o entrare nel paesaggio lungo le vie della geografia, della botanica o della geologia. “Camminare – ha detto in apertura di Festival Italo Testa, docente dell’Università di Parma e coordinatore del seminario Pensieri Viandanti – è una pratica espressiva. Camminare non è solo un modo per leggere il paesaggio, ma anche un modo di scriverlo”.


Biforco, comune di Chiusi La Verna, provincia di Arezzo, due di auto da Firenze, un paio d’ore scarse a piedi dal valico di Passo Serra lungo la Valle Santa. Biforco conta una decina di case in pietra, un circolo e 45 anime residenti. Sabato sera erano tutte in piazza: per la politica, come una volta, come nei film. Il circolo di Fiorella, il cuore del paese, il metronomo dei suoi abitanti, ospitava il comizio della lista “Gente nuova per Chiusi”. “E io non scherzo mai nella politica e nelle carte” mi dice la signora, che ora ha una speranza. E’ una massicciata vecchia di secoli che sale su da Bagno e scende giù verso la Toscana proprio passando in mezzo al suo circolo. Si chiama via dei Romei e la gente, dopo anni di oblio, sembra averla riscoperta. Ai lati della massicciata ci sono le frecce verdi e bianche del Cammino di Assisi e i cartelli intarsiati del Sentiero delle Foreste Sacre. Sulle lastre di arenaria incastonata nel terreno nuovi pellegrini hanno incominciato a transitare. “Anche gruppi di trenta mi telefonano – dice Fiorella – e una volta anche un Giapponese. Chi parte da Dovadola, chi da Bagno, chi arriva ad Assisi, chi si ferma a Chiusi”.
Non era ancora vecchio o stanco, avrebbe potuto tranquillamente restare in piedi sul binario, ma Stefano Cozzi, lucido fiscalista e consulente economico vaticano, pensò che la panchina in fondo alla pensilina fosse più in sintonia con la sua sagoma distinta. Là seduto avrebbe potuto aprire il giornale in modo più agevole ed erigere una barriera più sicura tra se stesso e il brusio circostante. Doveva aspettare otto minuti prima dell’arrivo del treno e non voleva rischiare di appendere i suoi pensieri a dettagli inutili: un paio di scarpe troppo colorate, un cellulare troppo evoluto o la voce troppo preoccupata di uno studente alla vigilia di un esame. Dettagli decisamente poco significanti come quelli non potevano compromettere il suo quotidiano incontro con il treno. Lo ripeteva ogni giorno e sapeva ormai quanto, nel proseguimento della giornata, dipendesse da quei minuti sul binario.