<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864</id><updated>2012-01-27T00:09:34.028+01:00</updated><category term='avventure metropolitane'/><category term='sardegna'/><category term='fotografia'/><category term='malta e gozo'/><category term='leggende romagnole'/><category term='marocco'/><category term='egitto'/><category term='francia'/><category term='algeria'/><category term='spagna'/><category term='divagazioni'/><category term='india'/><category term='australia'/><category term='citazioni'/><category term='giornalismo'/><category term='polemos'/><title type='text'>Cronache da due mondi vissuti a metà</title><subtitle type='html'>&lt;b&gt;Qualche riga al giorno per provare a capire i mondi a cui corro attorno. &lt;a href="http://duemondiameta.blogspot.com/2006/03/un-risultato-gi-scritto-e-un-percorso.html"&gt;Post n.1: dove tutto ebbe inizio&lt;/a&gt;&lt;/b&gt;</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><link rel='next' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default?start-index=101&amp;max-results=100'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>459</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-4205083700074491487</id><published>2012-01-15T16:11:00.002+01:00</published><updated>2012-01-16T21:22:31.884+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='india'/><title type='text'>L'india di cui non vi parlerò troppo (4) Alla ricerca della propria Bombay quotidiana</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Madras, 9 gennaio 2012&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;L'ultima sera ritorna il senso di responsabilità. Riaffiorano i legami con il proprio centro: la leggerezza con cui alcuni li spezzano e li riallacciano, il fardello che si portano indietro altri nel tentativo di mettervi ordine.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si rientra in questa galassia di simboli dopo un viaggio molto lontano, che non è immediato motivare. C'è stato un paesaggio nuovo, ma non era l'unico ancora sconosciuto e più vicino altri si sarebbero distinti per maggiore cura dei dettagli, più vitalità artistica, maggiore impatto. C'è stato un viaggio narrativo – Foster, Naipaul, Pasolini, Hesse – che ha aperto piccole feritoie su un'altra civiltà, ma quei libri si potevano leggere anche in una biblioteca italiana.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il cuore del viaggio si riduce a un percorso più materiale, alla soddisfazione di alcuni bisogni materiali di solito scontati: la ricerca di un luogo, di un tetto sotto cui dormire al suo interno, di un cibo da avvicinare con circospezione, di una comunicazione con l'altro da costruire su basi nuove, più a gesti che a parole. Coscientemente si riducono i comfort, si snelliscono i rituali quotidiani, si costringe il corpo a sudare il caldo prolungato di un interminabile viaggio in treno o a reagire al freddo di un viaggio in tuc-tuc al mattino con qualche linea di febbre. Coscientemente ancora, si percorrono strade decadenti: delimitate da edifici sgretolati, ingombrate da persone stese ai lati, attraversate da fili penduli e inquinate da centinaia di mezzi diversi. Una strada così non si contempla. Si impara ad attraversarla. Si cerca di capire se è quella giusta, senza poter contare su un cartello. E allora si cercano indizi sulla mappa, riscontri nei ricordi dei giorni precedenti, ci si inventa un dialogo con un indiano sorridente e disponibile. Si sorride all'errore, ma con la consapevolezza che è tutto vero e non è il caso di sbagliare troppo. Adrenalina.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli stimoli dell'India tra poche ore saranno alle spalle. Ci saranno però presto nuove città, nuove valli. Anche molte di queste non avranno forti motivi per essere avvicinate. Nessuna particolare attrazione. Proprio per questo avranno poche indicazioni per i visitatori, saranno descritte da cartine poco dettagliate. Sarà facile perdersi. E allora, anche lì a pochi chilometri da casa, si guarderà la mappa con gli amici, si interpellerà il fornaio per cercare l'imbocco di una mulattiera e, dopo aver rischiato davvero di fare troppo tardi, di sera si cementerà l'avventura con un calice di birra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' un po' come cercare la propria Bombay quotidiana. Non è poi così surreale.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-4205083700074491487?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/4205083700074491487/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=4205083700074491487' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/4205083700074491487'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/4205083700074491487'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2012/01/lindia-di-cui-non-vi-parlero-troppo-4.html' title='L&apos;india di cui non vi parlerò troppo (4) Alla ricerca della propria Bombay quotidiana'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-5425387353229233614</id><published>2012-01-15T16:08:00.005+01:00</published><updated>2012-01-15T16:18:49.321+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='india'/><title type='text'>L'india di cui non vi parlerò troppo (3) Kanyakumari: l'alba alla fine del mondo</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;5 Gennaio 2012&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Fa già caldo, è umido, ma alle cinque è ancora buio a Kanyakumari, il punto più a sud dell'India, quello dove ogni mattina il continente saluta l'incontro di tre mari: le acque del sud, le acque del golfo d'Arabia e quelle del golfo del Bengala. Oltre la statua che domina l'estrema propaggine del promontorio non c'è più terra, fino al polo sud, nell'altro emisfero.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli ultimi minuti della notte tropico-equatoriale sono rotti dalle voci di una folla in marcia. Accade ogni alba. Dal centro del paese, centinaia di persone scendono verso i bastioni che si affacciano al mare. Parlano, ridono, scherzano, comprano, si lavano, fanno rumore. Si accalcano tutti sull'ultimo lembo di terra, poche centinaia di metri che col favore del buio si preparano a presentarsi al nuovo giorno come uno stadio. La luce illumina quella folla dal mare, con i raggi che sfuggono alle nuvole all'orizzonte. E la folla ricambia il saluto con boati a festa. Chi strattona il vicino, chi prende il figlio in spalla, chi cerca un centimetro per sedersi, chi scatta una fotografia, chi due, chi tre, chi chiede di scattarla al vicino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'uomo indiano che si alza al mattino per salutare il sole non è un solitario tenebroso alla ricerca di raccoglimento. E' una folla in marcia, che mangia, beve, si lava, si cambia, fa rumore. E' una folla materna che vigila premurosa sui curiosi intrusi dalla pelle chiara che si mischiano tra le sue fila. Un buffetto dice quando partire, un dito indica dove sedersi, una parola in inglese traduce il messaggio in hindi dell'altoparlante. La folla non concede il silenzio, ma non nega nulla dello spettacolo naturale che il suo incedere trasforma in sociale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La folla è così vicina che i volti che la punteggiano sembrano troppo piccoli per rappresentarla. Un indiano non sembra mai abbastanza per evocare l'idea del suo popolo, della sua nazione. Nel treno che mi aveva portato a Kanyakumari da Cochi, oltre otto ore, parlo a lungo con un funzionario del governo del Kerala. Un hindu di Hyderabat in pellegrinaggio offre i suoi biscotti. Uno studente di ingegneria dipinge i suoi sogni nelle aziende straniere. Ognuno di loro parla a lungo, tutti sembrano vicini, ma poi, appena scesi dal treno, scompaiono di nuovo nella folla e le loro parole si dissolvono come se non fossero mai esistite.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La folla di Kanyakumari è la folla di ogni angolo del paese: ai bordi della ferrovia, al centro di un incrocio, dentro le acque stagnanti di un canale. E' una folla sempre attiva. Talvolta il motivo del suo agire non è chiaro, ma non c'è economia di movimento: si va, si spazza al centro di una rotonda, si pulisce un bicchiere con l'acqua di un rivolo marcescente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' di nuovo questa folla, con volti nuovi ma irriconoscibili, che saluterà anche domani l'alba alla fine del continente. Perché in India lo spettacolo della natura non ha un poeta che lo evoca, ma una folla che lo incita.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-5425387353229233614?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/5425387353229233614/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=5425387353229233614' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/5425387353229233614'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/5425387353229233614'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2012/01/lindia-di-cui-non-vi-parlero-troppo-3.html' title='L&apos;india di cui non vi parlerò troppo (3) Kanyakumari: l&apos;alba alla fine del mondo'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-6919924024449861925</id><published>2012-01-14T13:44:00.003+01:00</published><updated>2012-01-14T13:51:09.069+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='india'/><title type='text'>L'india di cui non vi parlerò troppo (2) Sulla strada per Munnar</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;30 Dicembre 2011&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;La strada che va dal porto di Cochi a Munnar sale nervosa dal mare verso il centro dell'India tropicale. Risale, senza soste, le prime pendici dei Ghati e in qualche decina di chilometri tocca i a 2000 m.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La strada, in India, si percorre al centro. Ai lati ci sono buche e mezzi più lenti. La marcia è una continua danza tra il centro della carreggiata e il suo lato sinistro, che si raggiunge quando dal senso di marcia opposto si fa incontro un altro mezzo, anche lui al centro per evitare i mezzi più lenti a bordo corsia. Di dietro non occorre guardare: chi si avvicina da tergo sa che è suo compito presentarsi e dà un colpo di clacson, che non è una protesta ma un biglietto da visita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ci vuole qualche tempo però per scoprire questa grammatica stradale inusuale e a Munnar quel tempo non era ancora passato. Ogni curva, nei primi chilometri, si avvicinava come una minaccia, con le mani tese, rigide, aggrappate al seggiolino di fronte dell'autobus, come a voler tirare da un lato quel bestione al centro della strada.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La mia era una tensione isolata. Tra i sedili il bigliettaio riscuoteva le rupie dai nuovi passeggeri saliti in corsa. Alcuni bambini dormivano appoggiati alle spalle delle loro madri. Uno studente ascoltava la musica dal proprio lettore, un altro ciondolava la testa assonnato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Irritato dalla mia tensione, cercai di cancellare le abitudini di guida che la originavano. Curva dopo curva l'impegno fu ripagato. Pochi chilometri prima della fermata ero quasi assorto come gli altri passeggeri. Un'altra piccola certezza, sulle convenzioni di guida, era caduta e, schiacciato dalla bassa pressione di un temporale imminente, non riuscivo a capire se ero più libero o più dubbioso&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-6919924024449861925?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/6919924024449861925/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=6919924024449861925' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/6919924024449861925'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/6919924024449861925'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2012/01/lindia-di-cui-non-vi-parlero-troppo-2.html' title='L&apos;india di cui non vi parlerò troppo (2) Sulla strada per Munnar'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-6119986612033890630</id><published>2012-01-12T22:36:00.002+01:00</published><updated>2012-01-12T22:39:02.169+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='india'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fotografia'/><title type='text'>India - Superfici (4) Le piantagioni di tè di Munnar</title><content type='html'>&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-MA5JoHf2264/Tw9SxioK94I/AAAAAAAABZA/Bfa5HTxHXgs/s1600/Superfici_Munnar1.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; 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margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 300px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-aXI9PVFPNVQ/Tw8mbsYkzxI/AAAAAAAABT8/P_ZvIi40Yqo/s400/Prospettive_Bombay_Moschea.jpg" alt="Bombay - Moschea di Haji Ali" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5696814310859525906" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Bombay - Lavandrie di Mahalaxmi Dhobi Ghat&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-cGz3QOIkwks/Tw8mbeG2rNI/AAAAAAAABTw/t2IBNWzUvsQ/s1600/Prospettive_Bombay_Lavander.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 300px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-cGz3QOIkwks/Tw8mbeG2rNI/AAAAAAAABTw/t2IBNWzUvsQ/s400/Prospettive_Bombay_Lavander.jpg" alt="Bombay - Lavandrie di Mahalaxmi Dhobi Ghat" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5696814307027102930" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Bombay - Gate of India&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-lpWOpULrVCE/Tw8mamGusGI/AAAAAAAABTo/j1GrprSRv7A/s1600/Prospettive_Bombay_Gate.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 300px; height: 400px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-lpWOpULrVCE/Tw8mamGusGI/AAAAAAAABTo/j1GrprSRv7A/s400/Prospettive_Bombay_Gate.jpg" alt="Bombay - Gate of India" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5696814291994194018" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Bombay - Wellinghton Circle&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-lrgMRS7YpbI/Tw8majtlCrI/AAAAAAAABTY/6XjwVkwXQJE/s1600/Prospettive_Bombay_Cricket.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 300px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-lrgMRS7YpbI/Tw8majtlCrI/AAAAAAAABTY/6XjwVkwXQJE/s400/Prospettive_Bombay_Cricket.jpg" alt="Bombay - Wellinghton Circle" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5696814291351833266" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Bombay - Victoria Station&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-ZmG8KmEK-Sg/Tw8mb6lgEdI/AAAAAAAABUI/FlDp8ohqn3A/s1600/Prospettive_Bombay_Station.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 300px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-ZmG8KmEK-Sg/Tw8mb6lgEdI/AAAAAAAABUI/FlDp8ohqn3A/s400/Prospettive_Bombay_Station.jpg" alt="Bombay - Victoria Station" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5696814314671837650" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-4661712371941566720?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/4661712371941566720/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=4661712371941566720' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/4661712371941566720'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/4661712371941566720'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2012/01/india-prospettive-1-bombay.html' title='India - Prospettive (1) Bombay'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-aXI9PVFPNVQ/Tw8mbsYkzxI/AAAAAAAABT8/P_ZvIi40Yqo/s72-c/Prospettive_Bombay_Moschea.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-6798353334519120316</id><published>2012-01-11T20:47:00.003+01:00</published><updated>2012-01-11T20:51:04.377+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='india'/><title type='text'>L'India di cui non vi parlerò troppo - (1) in cerca di Bombay</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;25 dicembre 2011&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;L'abitudine alla partenza allontana l'esotismo dei primi viaggi. Il caos apparente di un mondo lontano, gli imprevisti, piacevoli e non, attraversano i sensi con un ritmo blando. Si conoscono i propri limiti e gli accorgimenti per superarli. Si sono già viste in passato le abitudini più eccentriche e ci si passa al fianco con disinvoltura, senza enfasi o stupore.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La strada diventa invece una continua analogia: i luoghi di oggi si mescolano a quelli di ieri e così gli stati d'animo. L'io scorre nello spazio e nel tempo, raccogliendosi voluttuoso attorno ai momenti rimasti impressi: una foto, un incontro per strada, un viaggio in ape avvolto nel sacco a pelo, una birra sulla terrazza in mezzo a lingue straniere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non si cerca più l'avventura. L'esperienza ha insegnato che arriva nei modi e nei tempi che l'avventura stessa decide. E questi sono spesso originali rispetto ai confini ristretti dei propri desideri miopi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Si cerca semmai la concentrazione. Il periodo che precede la partenza si carica d'ansia perché è come se in pochi giorni si volesse mettere un punto, andare a capo e non lasciare nessun periodo in sospeso. Si ordinano i biglietti da visita, si sincronizzano le rubriche, si pagano le multe, si visitano i parenti, si gettano le carte che non servono più. Il resto, ciò che è troppo complesso da chiudere, si rimanda. E, segretamente, si coltiva la speranza che in propria assenza qualche questione spinosa appassisca da sola e scompaia al ritorno.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Alla partenza l'ansia tace. Torna a volte per qualche dimenticanza nel bagaglio, ma presto svanisce. Il presente ti chiama a sé. Ti indica, senza lasciarti incertezze: “A te, dico proprio a te” ammicca, talvolta suadente, benevolo, intrigante, altre volte spigoloso, stancante, irritante.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'aereo intanto atterra all'aeroporto di Bombay. Tra i suoi sedici milioni e mezzo di abitanti, con la notte ancora a rendere cupi i colori, avverrà il primo incontro con il sub continente indiano.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-6798353334519120316?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/6798353334519120316/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=6798353334519120316' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/6798353334519120316'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/6798353334519120316'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2012/01/lindia-di-cui-non-vi-parlero-troppo-1.html' title='L&apos;India di cui non vi parlerò troppo - (1) in cerca di Bombay'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-2559787328663382605</id><published>2011-12-15T23:09:00.002+01:00</published><updated>2011-12-15T23:12:30.382+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='avventure metropolitane'/><title type='text'>L'attesa del carabiniere</title><content type='html'>Dapprima, almeno così credeva, la storia del carabiniere incontrato per caso nel cuore della notte, era stata solo una storia, di quelle scelte per sottolineare agli amici la vena eccentrica e leggermente libertina della propria vita. Tra i piccoli imprevisti di un lungo viaggio e i ricordi alcolici di un'adolescenza un po' lontana, si era inserito anche l'aneddoto del carabiniere conosciuto nel cuore della notte. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sandra vi si era imbattuta lungo un marciapiede, mentre un po' annebbiata dall'ultimo americano conduceva, per cautela a piedi, la bici attraverso le vie del centro di Bologna. I vocii delle osterie del Pratello erano già lontani, confusi con la scia di suoni dei viali quasi deserti e delle poche auto che vi sfrecciavano veloci. Il carabiniere parlava con un collega appoggiato al muro, facendo su e giù lentamente dal marciapiede. Quando Sandra arrivò, lui sorrise e le fece strada in modo plateale e lei, un poco folle come sono spesso le persone sole dopo una lunga relazione, stette al gioco. Sandra non aveva mai avuto problemi a creare una sintonia immediata con sconosciuti di qualsiasi genere. Ora che tra quelli sconosciuti ci poteva essere l'uomo con cui ripartire, l'informalità spontanea trovava addirittura nuova linfa nel desiderio di trasformare un incontro qualunque nella svolta tanto desiderata. Rispose al sorriso del carabiniere, attratta da quei due piercing all'orecchio che lì, brillanti sopra la divisa, anticipavano quelle leggere incoerenze da cui sempre era stata attratta. Fece di più. Sottolineò con marcato accento bolognese la cortesia del rappresentante delle forze dell'ordine, gli allungò la bici e gli chiese se poteva approfittare della sua protezione per prepararsi una sigaretta. Lasciò quel marciapiede a metà tra viali e osteria solo dopo oltre un'ora e mezza e un altro paio di sigarette.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nei cinque o sei giorni successivi la storia dell'incontro casuale con l'uomo della sua vita fece da contorno, in una cornice auto-ironica, a quasi tutti gli aperitivi. La storia era sempre inserita nel contesto di un vaga ebbrezza di follia, glissando su ogni possibile reale sviluppo. Sandra infatti aveva parlato a lungo con il carabiniere con due piercing all'orecchio, ma non aveva avuto né il coraggio di chiedergli un recapito, né la sfacciataggine di dargli i propri. Il pensiero in realtà le era passato per la testa, ma il finale era stato troppo veloce. La radiotrasmittente del carabiniere aveva gracchiato e dopo tanto parlare i due si erano allontanati con la goffaggine formale di chi tutto a un tratto prende coscienza del lungo viaggio fatto con il proprio interlocutore, ma non sa se salutarlo come lo sconosciuto che era poche decine di minuti prima o come il confidente inatteso scoperto strada facendo. Alla fine dalla concitazione uscì solo un insoddisfacente “dai, è meglio che vada, ci becchiamo”. Canonico, giovanilistico, inutile.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'inutilità di quel saluto troppo veloce, Sandra la scoprì alcuni giorni dopo cercando di spiegare con sincerità a se stessa perché raccontava così spesso e con tanta sospetta ilarità la storia dell'incontro casuale con il carabiniere. Lo faceva, scoprì, perché in quei novanta minuti aveva davvero fiutato le tracce che, nelle sue esperienze precedenti, l'avevano portata risolutamente a un amore. Il carabiniere aveva giocato con disinvoltura nel campo dell'ironia. Non in quella delle frasi ossessive, che devono per forza condurre a una risata scontata. Ma in quella più brillante, sotto cui si poteva celare una serietà intrigante da scoprire con più calma. Il carabiniere aveva viaggiato con piena familiarità tra i nomi del jazz e il popolo dei locali più alternativi: era un uomo al centro della rete e il suo fascino si allargava a quello di tutte le persone che attraverso di lui avrebbe potuto conoscere, frequentare. E poi veniva da lontano, da Lecce. E anche questo di nuovo arricchiva l'interesse della persona con l'interesse del luogo da cui proveniva, del luogo che, con lui al fianco avrebbe avuto la possibilità di esplorare da una prospettiva più personale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Erano bastati quei tre motivi a condurla in quel ristorante, dove ora si trovava da sola. Una collega sembrava aver capito chi era il carabiniere incontrato – uno spesso in borghese a quanto pare – e le aveva detto di averlo visto più volte con gli amici alla pizzeria napoletana di via San Vitale. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Almeno una volta c'era voluta andare in quella pizzeria, senza dirlo a nessuno. E ora era lì, un po' in imbarazzo, perché in realtà lei in quel luogo non aveva nessuna vita e stare in un locale senza vita troppo a lungo destava, nei tavoli circostanti, un interesse fastidioso da sostenere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma intanto era lì e con una leggera ansia seguiva i propri pensieri chiusi in un circolo claustrofobico, come nato da uno di quei sogni un po' cupi che a volte capitano al mattino. Si chiedeva se andare al Marsalino per il concerto di ottoni dei vecchi amici sardi; o se invece seguire una collega in una discoteca in Strada Maggiore per provare a conoscere nuova gente; o se invece, ancora, restare lì e dare una mano al caso. Continuava a viaggiare in circolo tra queste tre ipotesi, senza mai trovarne una davvero soddisfacente: in ognuna le pareva che si nascondesse un'imperfezione che non la rendeva davvero la migliore, quella perfetta per lei.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per questo aveva l'ansia. Si sentiva un po' troppo spesso invogliata a mettere la vita in pausa, in attesa di trovare la strada giusta, quella chiaramente da percorrere. Solo che mentre lei era in pausa il tempo continuava a passare e non era sicura di poter attraversare quell'attesa senza pagarne delle conseguenze.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-2559787328663382605?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/2559787328663382605/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=2559787328663382605' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/2559787328663382605'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/2559787328663382605'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2011/12/il-carabiniere-con-due-piercing-sul.html' title='L&apos;attesa del carabiniere'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-3579906235964251959</id><published>2011-12-11T17:54:00.003+01:00</published><updated>2011-12-11T17:58:16.389+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fotografia'/><title type='text'>Pioggia a Lozzole</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-PwjCD0Vx5ko/TuTg0a-rmoI/AAAAAAAABTA/d8p7u1MHaj8/s1600/Lozzole_Pioggia_1.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 300px; height: 400px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-PwjCD0Vx5ko/TuTg0a-rmoI/AAAAAAAABTA/d8p7u1MHaj8/s400/Lozzole_Pioggia_1.jpg" border="0" alt="Pioggia a Lozzole"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5684915820848454274" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-St69KKFlc0A/TuTg0x7BsSI/AAAAAAAABTQ/w8t9JkW_k08/s1600/Lozzole_Pioggia_2.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 300px; height: 400px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-St69KKFlc0A/TuTg0x7BsSI/AAAAAAAABTQ/w8t9JkW_k08/s400/Lozzole_Pioggia_2.jpg" border="0" alt="Pioggia a Lozzole"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5684915827007140130" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-3579906235964251959?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/3579906235964251959/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=3579906235964251959' title='11 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/3579906235964251959'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/3579906235964251959'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2011/12/pioggia-lozzole.html' title='Pioggia a Lozzole'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-PwjCD0Vx5ko/TuTg0a-rmoI/AAAAAAAABTA/d8p7u1MHaj8/s72-c/Lozzole_Pioggia_1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>11</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-5784380440964517977</id><published>2011-11-27T17:35:00.003+01:00</published><updated>2011-11-27T17:38:00.543+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fotografia'/><title type='text'>Foglia di Tiglio al ponte della Brusia</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-tWUK_Tgx0_s/TtJnAS6qxRI/AAAAAAAABSc/Iu3NCLV3Gvg/s1600/Tiglio_Brusia_1.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 300px; height: 400px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-tWUK_Tgx0_s/TtJnAS6qxRI/AAAAAAAABSc/Iu3NCLV3Gvg/s400/Tiglio_Brusia_1.jpg" border="0" alt="Foglia di Tiglio al ponte della Brusia"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5679715334843188498" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-a18zpNLA-AU/TtJnAk5_2mI/AAAAAAAABSk/vnPMC1WzZic/s1600/Tiglio_Brusia_2.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 300px; height: 400px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-a18zpNLA-AU/TtJnAk5_2mI/AAAAAAAABSk/vnPMC1WzZic/s400/Tiglio_Brusia_2.jpg" border="0" alt="Foglia di Tiglio al ponte della Brusia"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5679715339672214114" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-TTrHodAcKqA/TtJnA_VDtqI/AAAAAAAABS0/CxSzwmsYwBk/s1600/Tiglio_Brusia_3.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 300px; height: 400px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-TTrHodAcKqA/TtJnA_VDtqI/AAAAAAAABS0/CxSzwmsYwBk/s400/Tiglio_Brusia_3.jpg" border="0" alt="Foglia di Tiglio al ponte della Brusia"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5679715346765035170" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-5784380440964517977?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/5784380440964517977/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=5784380440964517977' title='11 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/5784380440964517977'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/5784380440964517977'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2011/11/foglia-di-tiglio-al-ponte-della-brusia.html' title='Foglia di Tiglio al ponte della Brusia'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-tWUK_Tgx0_s/TtJnAS6qxRI/AAAAAAAABSc/Iu3NCLV3Gvg/s72-c/Tiglio_Brusia_1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>11</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-7132189364034000396</id><published>2011-11-22T22:07:00.000+01:00</published><updated>2011-11-22T22:08:56.105+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='divagazioni'/><title type='text'>Il pupazzo</title><content type='html'>Sul fondo di una bancarella dell'usato ho visto un bamboccio molto simile a quello con cui giocavo da bambino. Il giocattolo della bancarella era nudo, nelle sue mutande scolpite sulla plastica, mentre il mio da bambino era sempre vestito per l'occasione che gli costruivo con la mia fantasia: aveva i pantaloni corti di un calciatore fuori-classe, l'abito elegante di una spia d'alto bordo o la giacca invernale di uno sciatore spericolato. Gli abiti erano il solo elemento concreto di un mondo – una partita di calcio, una discesa libera o una missione in incognito – in cui immergevo il bamboccio con assoluto realismo. Lo scenario, anche se non esisteva, era denso, si traduceva nei movimenti del pupazzo, nei suoni che gli facevo produrre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non sono cambiato poi molto. Mi piace ancora raccontarmi delle storie. Solo che in esse non immergo più un pupazzo, ma sono io, io stesso, a entrarvi. Mi accendo le luci del palcoscenico, la scenografia attorno e alla realtà del momento – quella vera di una decisione di lavoro, di un aperitivo, dell'inizio di una salita – aggancio una realtà aumentata. Basta qualche pennellata di retorica per trasformare trenta chilometro sull'autostrada in una piccola Odissea.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nel tempo forse ho lasciato solo qualche speranza di chiarezza. Da piccolo, quando non sapevo come gestire un segreto, come preparare un compito, come raggiungere un luogo, come orientarmi in un altro, guardavo con una invidia rassicurante l'età adulta. Ora guardo all'esperienza, la consulto, ma con il timore infantile che prima o poi finisca, che la debba abbandonare, che sia imperfetta. E allora torno a sentirmi nudo, come una volta e con un corpo più grande da coprire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando sei in mezzo al mondo, accetti di seguirne le regole, le sfide, la competizione, la sensazione di essere nudi cresce ancora di più. Talvolta in modo insostenibile. Come piccole gocce sulla roccia, gli occhi degli altri si posano su di te, scorrendo nei rivoli di debolezza che già conoscevi e aprendo nuovi varchi, nuovi solchi, che neanche immaginavi essere presenti sulla tua superficie. E' allora, credo, che gli adulti ritornano ad avere sogni da bambino. Possono essere anche molto diversi, ma sempre ugualmente semplici. C'è chi sogna la casetta in montagna: una baita di legno circondata dalla margherite e dall'ombra di una cima innevata. E c'è chi sogna un'auto più potente, grossa, attraente, più veloce del pensiero di chi la guida.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma non è davvero in quei sogni che ci vogliamo rifugiare. La loro semplicità assoluta è in realtà un modo per esorcizzare la stanchezza per la semplicità già eccessiva che ci intrappola. Non si sogna la casa in mezzo al bosco quando si è stanchi di decidere, ma quando sembrano vani i propri sforzi per decisioni più ampie, più risolutive. O quando il rigore della propria coerenza stritola le sfumature che ci vorrebbero diversi, anche solo per un solo attimo, anche solo per un aspetto, magari pure di nascosto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' vero restano i desideri. Si realizzano quasi sempre tra l'altro. Però credo che si divertano a farlo in modo leggermente imperfetto. Forse perché non sempre ciò che è migliore in noi, più efficace, è anche ciò che in noi amiamo di più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E a quante incoerenze ci obbligano le imperfezioni dei nostri desideri. Per fortuna, nel mio caso non si vedono troppo. Mi sono allenato da piccolo, con il mio pupazzo, a costruire trame variopinte senza bisogno di troppo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-7132189364034000396?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/7132189364034000396/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=7132189364034000396' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/7132189364034000396'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/7132189364034000396'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2011/11/il-pupazzo.html' title='Il pupazzo'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-4382640045631244724</id><published>2011-11-14T22:16:00.002+01:00</published><updated>2011-11-14T22:20:52.136+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giornalismo'/><title type='text'>Un "filosofo del cammino" in mezzo ai runner</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: right;"&gt;Pubblicato su &lt;a href="http://www.spiritotrail.it/" target="_blank" title="Apre nuova finestra"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Spirito Trail&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; (autunno 2011)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Domenica 4 settembre mi sono avvicinato alla linea della partenza del primo Trail della Margherita di Rocca San Casciano con sguardo interrogativo. Ho iniziato a camminare in natura con costanza dal 2006, trovando nei sentieri appenninici del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi lo sfondo ideale per favorire un sorta di contemplazione laica: quattro chiacchiere con gli amici più sinceri, quelli a cui si confidano anche le debolezze, per giocare a rifare il mondo, un po' come se la natura fosse il bar dei quattro amici cantati da Gino Paoli. Da questa mia abitudine ormai consolidata è forte il salto all'atmosfera che ho trovato al nastro di partenza del Parco Gramsci alle nove di mattina di una giornata più calda e umida della media settembrina romagnola. Tra gli atleti impegnati nella gara competitiva, 49,2 Km con oltre duemila metri di dislivello, c'era tensione agonistica: nell'abbigliamento, leggero all'estremo, e nella mente, votata a chiudere nel minor tempo possibile quell'infinito sali scendi tra i 214 m del fondovalle e i 691 metri del Monte Mirabello, cima più alta del percorso. Il gruppo, composto da circa cento atleti, era attraversato da battute e ilarità, ma la sensazione era che l'ironia fosse solo un esorcismo contro la paura di avere una crisi, di soffrire un attacco di crampi per la calura eccessiva, di rimanere trappola dei tratti di percorso più nervosi, rompi ritmo, tecnici.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al via gli atleti abituati a questo genere di competizione hanno subito scavato il vuoto e così ho posticipato la ricerca delle risposte alla mia curiosità sulle motivazioni delle corse in natura. Libero dai miei punti di domanda, ho regolato il respiro e appoggiato lo sguardo allo scenario del percorso, interamente indicato dal segnavia Cai 431, grazie al lavoro di segnatura compiuto dal gruppo Roccarunner locale con la supervisione tecnica della sezione forlivese del club alpino. Il percorso del Trail della Margherita disegna un fiore attorno all'abitato di Rocca San Casciano, scalandone i crinali che cingono il paese ai quattro punti cardinali. La corsa punta inizialmente verso nord ovest e, circumnavigata una quercia secolare tutelata da apposito decreto della Regione Emilia Romagna, sale fino al Monte Mirabello, una terrazza panoramica tra le vallate del Montone e del Tramazzo-Marzeno, da cui lo sguardo si proietta senza ingombro fino al vicino mare Adriatico e, più a est, verso il Montefeltro, fino alla “Testa del Leone” descritta dal Monte Comero. Da questa cima, il tracciato piega verso sud e, attraversando il borgo di Marzanella, si porta idealmente più vicino alla Toscana, regione che ha governato politicamente, amministrativamente e, per molti aspetti anche culturalmente,  questo lembo di Romagna dal 1400 ai secondo decennio del Novecento. L'impronta di questo lungo passaggio storico si nota in diverse peculiarità architettoniche, come le persiane alle finestre o gli archi che fungono da ponte tra i vari nuclei dei borghi rurali. Sul percorso se ne attraversano o sfiorano molti: Marzanella, Santa Maria in Castello, Berleta, Santo Stefano, San Donnino in Soglio. Protagonista assoluta in questi mondi, per lo più abbandonati al loro silenzio dopo la fuga in massa degli abitanti verso le industrie di pianura nel secondo dopo guerra, è la pietra arenaria, raccolta sul posto e forgiata con eleganza per dare forme a case che sfruttano i naturali dislivelli del terreno per elevarsi su più piani.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tra queste tracce della presenza dell'uomo, campeggia un paesaggio collinare che però è più ruvido di quello toscano. I pendii rocchigiani presentano salite ripide, discese verticali, fondi rocciosi e altri sabbiosi, in una rapida successione su cui il Trail della Margherita si insinua voluttuoso costringendo gli atleti a modificare costantemente il loro ritmo di gara. L'Appennino romagnolo, come testimoniano le parole del bolognese Gino Venturi,è una sfida anche per coloro che sono abituati ai grandi dislivelli alpini: “Prima di correre a Rocca – ha detto il runner – avevo percorso una maratona dolomitica e, pensando che le colline di Rocca fossero morbide come quelle del bolognese, credevo di non aver problemi. Invece il percorso è stato durissimo e solo il piacere di correre per 49 km tutti in natura, lontano da auto e moto, mi ha permesso di tenere duro e arrivare al traguardo”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Già il traguardo. Per primo, a sorpresa, è stato tagliato da un atleta locale, che non ha dimenticato l'allenamento alla fatica maturato sui pedali della bicicletta. Il vincitore è stato infatti il runner rocchigiano Matteo Lucchese che ha chiuso con un tempo di 4.33.38, lasciandosi alle spalle anche un nome di grido nazionale come Gianluigi Ranieri, giunto a oltre sei minuti di ritardo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Al suo arrivo Ranieri, fermato ai microfoni degli organizzatori, ha dato una risposta che, una volta udita, mi ha riportato ai pensieri della partenza e alle ragioni che spingono un numero crescente di persone a mettersi alla prova su distanze al limite della resistenza. Ranieri non si è lamentato per l'inattesa sconfitta, né ha difeso la propria prestazione. Ha solo elogiato lo sforzo degli organizzatori che con i loro lavoro di mesi avevano permesso a lui e agli altri di scoprire un paesaggio nuovo e di divertirsi in una domenica impensabile senza la fatica delle squadre di cinghialai disposte ai ristori, della protezione civile impegnata per le emergenze, dell'amministrazione comunale di Rocca San Casciano che ha redatto le mappe del percorso e di tutti coloro che, a vario titolo, hanno pulito il tracciato, scattato le foto, aggiornato il sito internet o girato un video.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ranieri non ha risposto come un atleta sconfitto, ma come unhttp://www.blogger.com/img/blank.gif corridore contento di aver esplorato di nuovo i propri limiti, in un anfiteatro costruito da uno sforzo collettivo di un'intera comunità. E lui non è il solo ad avere questo atteggiamento molto lontano dal semplice agonismo. Da una rapida ricerca sul web si legge infatti che anche Marco Olmo, sessantenne leggenda della corsa in montagna, parla con filosofia, come se la sua fatica nel correre fosse ciò che è la tela per un pittore o la carta per uno scrittore. “Io – scrive Olmo – sono un vinto nella vita. Corro per vendetta, corro per rifarmi”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E poi, agonismo o filosofia, alla fine della fatica, il Trail della Margherita si rivela comunque una festa. Accade alla ex colonia dove un esercito di volontari accoglie gli atleti con un piatto di tagliatelle al ragù: perché le salite sono le stesse ovunque, ma le ricompense cambiano e nelle colline romagnole hanno un gusto più saporito. Tanto che Manuela Sabbatini, appena tagliato il traguardo, ha già promesso di ripresentarsi al via l'anno prossimo. Per scoprire quando, basterà connettersi al sito &lt;a href="http://www.rocchigiana.it/" target="_blank" title="Apre nuova finestra"&gt;www.rocchigiana.it&lt;/a&gt;.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-4382640045631244724?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/4382640045631244724/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=4382640045631244724' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/4382640045631244724'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/4382640045631244724'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2011/11/un-filosofo-del-cammino-in-mezzo-ai.html' title='Un &quot;filosofo del cammino&quot; in mezzo ai runner'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-2877263181942338762</id><published>2011-11-06T18:44:00.002+01:00</published><updated>2011-11-06T19:27:23.143+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='avventure metropolitane'/><title type='text'>Un risiko tra amici e conoscenti</title><content type='html'>Stava diventando un cinefilo suo malgrado. Nelle due ultime settimane si era passato in rassegna l'intera produzione di Salvatores, Fellini e Bertolucci. Stare solo di fronte allo schermo del suo computer era l'unica attività che lo faceva sentire veramente al sicuro: per rispetto alla pellicola, si concedeva anche il lusso di spegnere il cellulare, da cui potevano sempre arrivare minacce inaspettate. Fosse per lui avrebbe scelto un film anche per quella serata – i fratelli Cohen era già salvati sul suo pendrive – ma quel venerdì sera sarebbe stato tutto più difficile. Mancavano solo poche ore all'inizio del concerto nell'ex dopo lavoro ferroviario vicino a casa sua e ancora non aveva una scusa utile per defilarsene. Susanna, la sua compagna, era a Torino per la fiera del libro e lo sapevano tutti. Se si fosse dato malato, i colleghi l'avrebbero sicuramente raggiunto a fine concerto per vedere come stava e, fisicamente, stava proprio a posto, neanche l'eco di uno starnuto nel più nascosto degli alveoli. Avrebbe potuto fingere un viaggio, ma, senza Susanna, qualcuno l'avrebbe messo sotto osservazione. No, non poteva funzionare e lo sapeva. Era da giorni che era inquieto e ora quel grafico sulle vendite outbound dell'ultimo trimestre che aveva davanti, sul monitor, gli sembrava una linea insensata. A cosa poteva servire in quel momento quel grafico, se lui non aveva modo di evitare il concerto di quella sera: quello era l'unico problema da risolvere per lui ora; il resto non importava.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il guaio era nato circa tre settimane prima. Nel suo ultimo viaggio in Germania per lavoro, veloce, senza colleghi, aveva conosciuto Lorella, l'impiegata italiana dell'ufficio vendite di un'azienda tedesca di light designer. Lì, lontano da casa, si era divertito un po' a fare l'uomo di teatro: libro da impegni sentimentali, brillante, aperto a nuove esperienze, loquace, raffinato. Dopo un sorso di Rum delle Barbados, sul cui profumo la sua verve poetica aveva dato il massimo, Lorella l'aveva baciato. Un gesto fugace, solo per rendere irresistibilmente seducente l'invito successivo, a raggiungerla a Napoli. Lei sarebbe rimasta quattro giorni per un appalto legato a un'area uffici vicino al porto; lui poteva raggiungerla nel fine settimana per proseguire la conoscenza con un limoncello sorrentino. Dopo tutto quello che le aveva raccontato, non ce la fece a dire no.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ma rimanere fedele a quella nuova parte si stava tramutando in un teatro senza fine. A Susanna aveva detto che sarebbe andato con i colleghi a sciare. Ai colleghi, che conoscevano benissimo Susanna, aveva dovuto dire che sarebbe andato a sciare con alcuni amici di università che non vedeva da tempo. E ai genitori, a cui aveva risposto sbadatamente perché impreparato, aveva accennato una terza versione, legata a impegni di lavoro. Si sentiva ormai come un agente segreto braccato: se c'era uno, non poteva esserci l'altro, se c'era l'altro era meglio evitare anche il terzo. La sua vita sociale gli appariva un immenso risiko in cui tutti i giocatori avevano come obiettivo la conquista del suo stato. E, mentre i, suo turno di gioco si avvicinava per l'ennesima volta, lui non aveva una buona strategia a cui ancorare il suo lancio di dadi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lasciare perdere il personaggio di una sera e dimenticare Lorella e quel bacio in Germania sarebbe stata la cosa più semplice, ma si era piaciuto troppo di fronte a quella donna per posare la maschera che così naturalmente aveva indossato. Parlare con Susanna era impossibile: cinicamente, a quello stadio embrionale dei propri sentimenti ribelli, non se ne sentiva pronto. Dire tutto a qualcuno per cercare consiglio gli avrebbe dato sollievo, forse, ma non l'avrebbe liberato dalla tela di ragno che gli aveva intrappolato i pensieri. Mancavano solo tre settimane ancora al viaggio verso Napoli con Lorella. Doveva tener duro e stare attento a evitare che Susanna parlasse con i colleghi, che i colleghi si mescolassero agli amici di università e che i genitori parlassero troppo a lungo con chi aveva sentito le altre versioni della storia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I film lo avevano già salvato quindici giorni. Era stato bravo. Aveva convinto Susanna a scommettere con lui che, un film al giorno, avrebbero scaricato dalla rete e visto tutti i Fellini, i Bertolucci e i Salvatores citati come più importanti da Wikipedia. Era una boutade ispirata ai loro primi incontri e aveva funzionato a meraviglia, salvo la noia di 8 1/2, incomprensibile come alla prima visione. Però, fuori casa, aveva venduto la storia come una scommessa fatta per amore e ora che lei non c'era era difficile giustificare la clausura. Lei, al ritorno da Torino, o forse ancora prima da Facebook, lo sarebbe certamente venuta a sapere e avrebbe chiesto qualcosa. Doveva andare in qualche modo, ma vedeva pericoli ovunque, dappertutto. Nella pedalata di domenica mattina, tra i colleghi, c'era anche il figlio più piccolo di un caro amico del babbo: non si dovevano incontrare e lui non doveva essere tra loro. E quella sera stessa, tra poche ore soltanto, sarebbe stato seduto tra colleghi, amici e, con tutta probabilità, anche vicino a un ex compagno di studi. Non era scontato che gli chiedessero di quello stupido fine settimana lontano quindici giorni, ma, se ne era già finito a parlare con tutti, il rischio di dover ritornarci sopra era concreto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sul cellulare, silenzioso, comparve il nome di Lorella. Passando le dita sulle sopracciglia, per distenderle, cercò la giusta concentrazione per uscire dalla sua tela di ragno e rimettere in piedi la scena tedesca. Nello sforzo gli venne da sorridere solo un attimo. Aveva vent'anni in più circa, ma in quel momento si sentiva la stessa sudorazione fredda che aveva al liceo quando i prof scorrevano il registro nei paraggi del suo cognome e lui aveva finito le giustificazioni. Forse era tempo di una nuova maturità.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-2877263181942338762?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/2877263181942338762/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=2877263181942338762' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/2877263181942338762'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/2877263181942338762'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2011/11/un-risiko-tra-amici.html' title='Un risiko tra amici e conoscenti'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-6542353025352427792</id><published>2011-11-01T19:00:00.002+01:00</published><updated>2011-11-01T19:04:43.893+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fotografia'/><title type='text'>Marmolada e lago Fedaia: la nuvola, l'ombra e il larice</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-QBSp6ZEuSos/TrA0J3HAQmI/AAAAAAAABSE/GnH8rsNv124/s1600/Marmolada_2.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 300px; height: 400px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-QBSp6ZEuSos/TrA0J3HAQmI/AAAAAAAABSE/GnH8rsNv124/s400/Marmolada_2.jpg" border="0" alt="Marmolada e lago Fedaia"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5670089274876248674" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-x5LypSc0QEQ/TrA0JpC7BaI/AAAAAAAABR4/WHOWFk_g4Q0/s1600/Marmolada_1.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 300px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-x5LypSc0QEQ/TrA0JpC7BaI/AAAAAAAABR4/WHOWFk_g4Q0/s400/Marmolada_1.jpg" border="0" alt="Marmolada e lago Fedaia"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5670089271101031842" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-KYMMbCxZMx0/TrA0KJnoglI/AAAAAAAABSQ/pfX5qdCsU3g/s1600/Marmolada_3.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 300px; height: 400px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-KYMMbCxZMx0/TrA0KJnoglI/AAAAAAAABSQ/pfX5qdCsU3g/s400/Marmolada_3.jpg" border="0" alt="Marmolada e lago Fedaia"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5670089279844942418" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-6542353025352427792?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/6542353025352427792/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=6542353025352427792' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/6542353025352427792'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/6542353025352427792'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2011/11/marmolada-e-lago-fedaia-autunno-2011.html' title='Marmolada e lago Fedaia: la nuvola, l&apos;ombra e il larice'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-QBSp6ZEuSos/TrA0J3HAQmI/AAAAAAAABSE/GnH8rsNv124/s72-c/Marmolada_2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-7662232301395788598</id><published>2011-10-18T22:26:00.000+02:00</published><updated>2011-10-18T22:27:10.463+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='avventure metropolitane'/><title type='text'>Il sale e lo zucchero</title><content type='html'>Prese in mano il piccolo imbuto di carta che gli aveva preparato sua madre. Lo posizionò sul primo sacchetto e versò il sale e lo zucchero: un cucchiaino del primo, scarso, e tre abbondanti del secondo. I caffè lì vicino pagavano molto bene lo zucchero e sua madre, per arrotondare i pochi alimenti che le passava l'assistenza statale, vendeva anche il sale come zucchero. Il lavoro richiedeva un po' di tempo, ma Domenico era felice di contribuire e, due volte al mese, dava a sua madre cinque sacchetti equamente bilanciati e mescolati: era quasi impossibile, anche al gusto, rilevare la truffa.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Domenico amava passare il suo tempo tra il sale e lo zucchero perché gli sembrava l'unico momento in cui riusciva appieno a mescolare qualcosa. Per il resto la sua vita era come ritagliata in una serie di scatolette, che assolutamente non si dovevano rivelare l'una all'altra.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qualche pomeriggio saliva in casa di Almira. Era una donna della stessa età di sua madre, ancora giovanile. Domenico, privo del padre, la considerava quasi l'altra metà della sua famiglia. Almira era l'unica persona adulta che si fermava qualche volta a giocare con lui: l'anno prima gli aveva anche fatto un regalo, una borsa in pezza, povera nei tessuti ma ricca nei colori. Domenico la usava sempre perché con essa si sentiva più grande e legato a qualcuno. Quando gliela aveva fatta vedere per la prima volta, Almira gli disse: “Questa è il segno della nostra amicizia. La pezza rossa sono io, mentre la pezza bianca sei tu. Sono legate assieme da mille nodi: uno per ognuno dei nostri legami. Siamo una famiglia e non ci tradiremo mai”. E Domenico, infatti, mai al mondo l'avrebbe tradita. Saliva su con lei in casa, il pomeriggio, e quando gli uomini entravano, lui si nascondeva dietro il divano, tappandosi le orecchie per udire il meno possibile. Sentiva lo stesso tutto quello che avveniva nella stanza, ma lo cancellava subito. Quando scendeva di nuovo in strada con Almira, la baciava in fronte e scappava via forte nella strada per non incontrare nessuno e mettere più tempo tra sé e la menzogna che avrebbe dovuto raccontare. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Domenico non raccontava a nessuno di Almira, neppure a sua madre. E neppure di quest'ultima raccontava molto. La donna, la sera, lo addormentava con le sue storie di carovane e viaggi. Spesso gli raccontava la vera storia della sua nascita. Gli parlava del soldato che l'aveva salvata dalle persecuzioni. Della fuga tra le montagne: lui con la divisa, lei con una camicia leggera, uno scialle e una gonna larga. Gli descriveva l'uomo come un principe azzurro: senza paura di orsi e mostri del bosco, imbattibile nei combattimenti con i tedeschi cattivi. Il momento più commovente arrivava quando sua madre raccontava l'ultimo gesto di suo padre, o forse quello che lei aveva inventato per descriverne l'abbandono: una lunga nuotata in un lago freddo al nord per salvare lei già in attesa di Domenico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Domenico al suo primo giorno di scuola a Rimini aveva provato a raccontare le storie di sua madre agli altri allievi. Ma questi l'avevano guardato sospettosi: ogni luogo citato nel suo racconto era scrutato con troppa curiosità, quella che alla prima occasione è pronta a tradursi in una minaccia. Domenico allora aveva ritrattato. Aveva dichiarato di aver inventato tutto da un libro di fiabe. E al posto dei racconti di sua madre, ne aveva inventato uno lui, in cui era nato nelle colline fuori città ed era venuto in città per studiare solo con sua madre, dopo che il padre era morto per un incidente sul lavoro. Non era vero ma plausibile e nel tempo aveva sempre avuto la prontezza di completare quel racconto fatto per tranquillizzare gli amici con dettagli coerenti ai precedenti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non invitava mai nessuno a casa sua, da sua madre e dall'Almira. E a queste donne non raccontava mai nulla delle storie che inventava per gli amici. Quanto a sua madre, poi, essa era sufficientemente abituata per mantenere il massimo riserbo con le insegnanti. Aveva attraversato il mondo da sola con un figlio senza anno di nascita. Le abitudini della società riminese non rappresentavano per lei un ostacolo difficile da maneggiare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Solo per tutti rimaneva l'obbligo del riservo. E più cresceva, più Domenico sentiva che in questo riservo nasceva una certa artificialità. E quando prendeva coscienza di questo, non riusciva a non invidiare la naturalezza con cui il sale si mescolava allo zucchero.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-7662232301395788598?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/7662232301395788598/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=7662232301395788598' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/7662232301395788598'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/7662232301395788598'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2011/10/il-sale-e-lo-zucchero.html' title='Il sale e lo zucchero'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-6730975845450800615</id><published>2011-10-02T21:06:00.001+02:00</published><updated>2011-10-02T21:07:57.160+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fotografia'/><title type='text'>Curva</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-JL3aGBXL6WE/Toi2XKi01sI/AAAAAAAABRs/ONTtiwx4BH4/s1600/Curva.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 300px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-JL3aGBXL6WE/Toi2XKi01sI/AAAAAAAABRs/ONTtiwx4BH4/s400/Curva.jpg" border="0" alt="curva"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5658973440874698434" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-6730975845450800615?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/6730975845450800615/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=6730975845450800615' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/6730975845450800615'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/6730975845450800615'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2011/10/lerica-e-la-curva.html' title='Curva'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-JL3aGBXL6WE/Toi2XKi01sI/AAAAAAAABRs/ONTtiwx4BH4/s72-c/Curva.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-8285307357391067176</id><published>2011-09-27T22:42:00.001+02:00</published><updated>2011-09-27T22:44:30.039+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='avventure metropolitane'/><title type='text'>Non è poi così grave, non accorgersi dei maosti</title><content type='html'>Riflessi sul ghiaccio dello spritz che aveva davanti, vedeva scorrere i ricordi delle montagne nepalesi da cui era da poco rientrato. Erano freschi e i continui racconti che ne era stato invitato a fare li avevano resi ancora più nitidi. Sentiva il suono del vento che creava mulinelli di polvere attorno alla vecchia signora in cammino verso il monastero di Tenboche. Era piccola, vestita con panni di felpa, scura di pelle. Le braccia erano raccolte e le mani aiutavano le spalle a bilanciare la pila di bottiglie vuote di cui era carica. Il carico di plastica, che si alzava ben oltre l'altezza della donna, rimbalzava a ogni passo, attraversato dall'aria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il giovane ingegnere aveva alzato la macchina per inquadrare quella donna. Lei, le sue bottiglie, la polvere, i muri in pietra che si avvicinavano, grigi come il cielo ormai povero di luce. Ma poi aveva lasciato perdere. Neppure lì, a migliaia di chilometri dalla prima persona nota, riusciva a concentrarsi appieno sui propri sensi. Sentiva la mente scappare dal puntatore della macchina fotografica, farsi evanescente, seguire mille domande. La più stupida di queste era “perché proprio qui?”, come se esistesse un altro luogo al mondo che avesse più ragioni di quello per essere visitato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Daniele – in quel frangente gli disse Chiara, la studentessa di economia, pragmatica e sorridente, che aveva incontrato prima della partenza – hai avuto modo di parlare con i locali della monarchia caduta, dei ribelli maosti, del nuovo governo?”. Chiara aveva sempre confinato le proprie riflessioni sulla politica ai corsi di marxismo della zona universitaria che aveva iniziato a frequentare per dare un tocco un po' più sessantottino alla propria carriera universitaria, ma con Daniele aveva avuto la sensazione che un po' di impegno in più avrebbe contribuito a renderla attraente, a rompere quell'orgoglio ermetico in cui l'ingegnere riusciva amabilmente a nascondersi: era un orgoglio fatto di brillanti considerazioni, alternate a piccoli fastidiosi silenzi, come a dimostrare un'intelligenza raffinata unita a una scarsa propensione a spenderla con lei. Le pesava ammetterlo, ma era una situazione che la irritava. Per questo, dopo un attimo di silenzio, aggiunse a sostanziare la sua domanda: “Ho seguito per diverso la vicenda su Internazionale. Una situazione intricata: la popolazione sembra soffrire la presenza di entrambe le fazioni, monarchica e rivoluzionaria”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“In realtà credo di non aver percepito nulla” rispose laconico Daniele. “Non sono quasi mai riuscito a staccarmi in modo fruttuoso dai luoghi più turistici. Per tutto il tempo ho avuto la testa imbrigliata in una contraddizione: mi volevo rilassare, fumare una canna su un tetto di Kathmandu come un qualsiasi adolescente inglese ubriaco, ma volevo anche entrare nei ritmi di un monastero buddhista per scattare delle foto come Fosco Maraini. Risultato pessimo: parlavo di Fosco Maraini al ragazzo che mi allungava il fumo e mi faceva malta la testa quando c'era da arrivare in cima alla salita per la luce migliore. Niente maosti comunque”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chiara ascoltò la risposta con una sgradevole sensazione di già visto. Quando gli aveva chiesto dei suoi studi universitari, Daniele gli aveva raccontato dell'interferenza negativa dello zio nella scelta. Quando aveva curiosato nel precedente rapporto di lui con un'ex collega, la storia si era impantanata nell'incapacità di questa a capire appieno la complessità del suo essere. E ora Fosco Maraini e l'erba. Del Nepal niente traccia: come tutto il resto, anche l'Himalaya restava sullo sfondo di un interminabile monologo interiore, in cui lei, a ben vedere, serviva per non farlo sembrare completamente pazzo mentre parlava da solo in un locale pubblico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'irritazione le cresceva dentro, ma volle stare al gioco, cercare di rimanere vicino a Daniele. Lo doveva conquistare e soprattutto convincere se stessa di non essere diventata troppo intollerante dopo una serie un po' troppo lunga di relazioni deludenti. “Ti capisco – soggiunse allora – Anch'io reagisco male agli stimoli esterni, non li ordino, me ne faccio travolgere. Rientro in casa tre volte perché non riesco mai a concentrarmi su quello che mi devo portare. Arrivo in ritardo perché perdo troppo tempo a pensare a come non rischiare di annoiarmi per un eccessivo anticipo. Riesco solo a disegnare asettiche parentesi graffe nel diario a cui ogni tanto vorrei concedere i miei pensieri più profondi in forma poetica, mentre aggiungo quattro aggettivi romantici completamente inutili nel mio saggio di macroeconomia”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'ingegnere lasciò parlare la ragazza fino al termine della lunga riflessione. Chiara lo interpretò come un segnale di contatto. Sorrise: “Non è poi così grave, non accorgersi dei maosti”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Ma in realtà non è questo il punto – intervenne lui – La mia non è distrazione. E' più complesso, capisci, la mia è una situazione diversa, ho frequentato dei contesti competitivi che tu hai sempre evitato. Sono quelli che ti cambiano. Tu non puoi capire”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Chiara si lasciò morire in bocca il suo tentativo di risposta. Lasciò spazio alle parole di Daniele, che, a lungo, continuò a elencare ciò che lo rendeva diverso. In silenzio, la giovane studentessa abbassò gli occhi per guardare sciogliersi il ghiaccio dentro il cocktail che si scaldava tra il chiacchiericcio dei tavoli attorno.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-8285307357391067176?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/8285307357391067176/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=8285307357391067176' title='6 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/8285307357391067176'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/8285307357391067176'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2011/09/non-e-poi-cosi-grave-non-accorgersi-dei.html' title='Non è poi così grave, non accorgersi dei maosti'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><thr:total>6</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-5060017888199575243</id><published>2011-09-26T21:14:00.003+02:00</published><updated>2011-09-26T21:25:36.663+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fotografia'/><title type='text'>Manarola: barca vicino alla scogliera</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-MFqdrFZBNFA/ToDPPlQo8pI/AAAAAAAABRk/TrnspQSa1zs/s1600/Manarola_Barca.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 300px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-MFqdrFZBNFA/ToDPPlQo8pI/AAAAAAAABRk/TrnspQSa1zs/s400/Manarola_Barca.jpg" border="0" alt="Manarola: barca vicino alla scogliera"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5656748998584234642" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;---&lt;br&gt;&lt;a href="http://duemondiameta.blogspot.com/2011/09/tellaro-lampione.html"&gt;Tellaro: lampione&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-5060017888199575243?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/5060017888199575243/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=5060017888199575243' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/5060017888199575243'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/5060017888199575243'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2011/09/manarola-barca-vicino-alla-scogliera.html' title='Manarola: barca vicino alla scogliera'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-MFqdrFZBNFA/ToDPPlQo8pI/AAAAAAAABRk/TrnspQSa1zs/s72-c/Manarola_Barca.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-7110768321851101383</id><published>2011-09-26T21:13:00.003+02:00</published><updated>2011-09-26T21:26:40.038+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fotografia'/><title type='text'>Tellaro: lampione</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-Bc1M_zn7d1k/ToDO8_yTtSI/AAAAAAAABRc/i4_JwTYObCs/s1600/Tellaro_Lampione.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 299px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-Bc1M_zn7d1k/ToDO8_yTtSI/AAAAAAAABRc/i4_JwTYObCs/s400/Tellaro_Lampione.jpg" alt="Tellaro: lampione" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5656748679287256354" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="center"&gt;---&lt;br&gt;&lt;a href="http://duemondiameta.blogspot.com/2011/09/manarola-barca-vicino-alla-scogliera.html"&gt;Manarola: barca vicino alla scogliera&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-7110768321851101383?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/7110768321851101383/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=7110768321851101383' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/7110768321851101383'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/7110768321851101383'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2011/09/tellaro-lampione.html' title='Tellaro: lampione'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-Bc1M_zn7d1k/ToDO8_yTtSI/AAAAAAAABRc/i4_JwTYObCs/s72-c/Tellaro_Lampione.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-3490939385783526470</id><published>2011-09-20T22:03:00.005+02:00</published><updated>2011-09-20T22:31:14.715+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fotografia'/><title type='text'>Longiano:la statua sul balcone</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Se hai una montagna di neve tienila all'ombra &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;(Tito Balestra)&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-UVOZbOXDotc/TnjyBOA0t-I/AAAAAAAABRE/29F0zYpFCbU/s1600/Castello_Longiano.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 266px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-UVOZbOXDotc/TnjyBOA0t-I/AAAAAAAABRE/29F0zYpFCbU/s400/Castello_Longiano.jpg" alt="Longiano" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5654535434919000034" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-3490939385783526470?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/3490939385783526470/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=3490939385783526470' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/3490939385783526470'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/3490939385783526470'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2011/09/longiano-piazzale-in-bianco-e-nero.html' title='Longiano:la statua sul balcone'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-UVOZbOXDotc/TnjyBOA0t-I/AAAAAAAABRE/29F0zYpFCbU/s72-c/Castello_Longiano.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-1254875322813611779</id><published>2011-09-14T23:25:00.000+02:00</published><updated>2011-09-14T23:26:31.877+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='avventure metropolitane'/><title type='text'>Toccatemi, toccatemi tutti</title><content type='html'>“Toccatemi – pensava - toccatemi tutti”. Dentro la sala faceva caldo, Walter Mladic, padre slavo, madre romagnola, sentiva quasi mancare l'aria. Il suo corpo maturo, pieno della vita che aveva sempre voluto sedurre, senza preclusioni, ora non lo aiutava: era troppo concentrato a catturare un po' di ossigeno per lasciare spazio al piacere. Sentiva il sudore scorrere sulle tempie, immaginava le sue parole smarrirsi in un intervento senza fiato. Seguiva a fatica i discorsi di chi era con lui al tavolo, due donne e tre uomini che lo introducevano: parlavano troppo a lungo, non gli piaceva. Eppure gli occhi di Mladic restavano vigili, guardavano la gente in sala; e la mente dell'artista raccoglieva le immagini di tutti i presenti e sotto voce recitava e sperava: “toccatemi, toccatemi tutti”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando il respiro trovava il suo ritmo e diventava più leggero Walter Mladic riusciva ad agganciare le parole dei suoi mecenati, dei piccoli potenti che avevano riscoperto la sua pittura. Uno di loro ormai era diventato un padre, lo aveva adottato per la sua arte, per filosofie inaspettatamente in comune, e lo aveva abbracciato, accettando o forse facendo finta di non vedere i suoi difetti, le sue differenze. Era il suo padre adottivo che si rivolgeva al pubblico con il tono della voce incrinato dalla commozione. Parlava della pietas contenuta nelle tele di Mladic, dell'appello che quelle figure e quei volti lanciavano alle coscienze. Se avesse parlato dei Vangeli non avrebbe utilizzato parole diverse.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Walter Mladic però non riusciva a staccarsi dalla materialità dei propri desideri. Guardava la gente in sala e continuava a recitare e sperare: “toccatemi, toccatemi tutti”. Sussurrava come se tra lui e la gente di fronte a lui dovesse nascere un legame erotico. E un po' era così davvero. Perché a lui non interessava la pietà provata di fronte alle sue tele, ma l'attaccamento che esse stimolavano verso il loro creatore. Era quello che Walter Mladic ora fiutava nell'aria: sentiva che la gente lì attorno lo venerava e desiderava trovare conferma alla sua percezione con il calore di una mano sulla propria, di un braccio attorno al collo, di un bacio rituale trascinato un po' più a lungo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Forse il suo padre adottivo che parlava lì vicino non avrebbe approvato i suoi pensieri. Così materiali, così poco elitari, quasi sporchi. Ma Walter Mladic li pensava lo stesso e ne godeva. Lui non era un piccolo potente, ma un senza terra, né italiano, né slavo: per infinite ironie della sorte, che quasi mai l'avevano fatto ridere davvero, non era stato mai né figlio, né padre, né professionista, né artista. Era stato sempre e solo Walter Mladic, senza nessuno dei ruoli attraverso cui le persone normali si legano, si frequentano, si amano. Ora che aveva il consenso di quella sala, ne voleva dunque approfittare fino in fondo. Forse, anzi, se aveva dipinto, era stato solo ed egoisticamente per creare quel consenso, almeno una volta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Infine arrivò il suo turno a parlare. Cercò di attrarre a sé tutti i suoi pensieri per trovare le parole giuste, ma vi riuscì solo in parte. Guardò il suo nuovo padre che gli passava il microfono e per prenderlo gli prese la mano. Anche se camminavano per motivi diversi, lo avrebbe seguito fino in fondo al viaggio. Era di nuovo pronto a partire, come oltre sessant'anni prima, quando con lo stesso gesto, allungando la mano, scelse di seguire sua madre fino in fondo alla ricerca del suo padre biologico.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-1254875322813611779?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/1254875322813611779/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=1254875322813611779' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/1254875322813611779'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/1254875322813611779'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2011/09/toccatemi-toccatemi-tutti.html' title='Toccatemi, toccatemi tutti'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-2093272691101109758</id><published>2011-09-03T17:14:00.000+02:00</published><updated>2011-09-03T17:15:21.769+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='divagazioni'/><title type='text'>Il lato leggero</title><content type='html'>Sollevandosi dal letto, allungò la mano e direzionò la luce sul comodino dell'albergo. A fianco del biglietto che gli ricordava la città in cui stava per addormentarsi, il maestro vide la sagoma del suo telefono. Mise gli occhiali, trovati a tastoni lì vicino, e prese l'apparecchio in mano. Sentiva che stava scivolando, che la solitudine lo stava rendendo più cattivo. Lo innervosiva ogni dettaglio della vita là fuori: l'insegna luminosa del pub, il semaforo che regolava l'incessante incedere delle auto in ogni direzione, l'eco dei passanti. Era vita, ma non era sua: lì, lontano da casa, non aveva con chi bere una birra, non aveva meta per cui andare in auto, né alcuno con cui fare due passi. Spesso se li concedeva da solo, per meditare, ma già troppe volte aveva abusato dei suoi pensieri come compagnia. Quella sera non avrebbe funzionato. Sentiva il desiderio irrefrenabile dell'attenzione altrui, fino al punto di comprarla. C'era chi cercava la prostituzione per trasgredire. A lui, semplicemente, non restava altro per compatire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il maestro guardò il telefono e si concentrò su quanto aveva fatto durante il giorno. Il viaggio in auto da casa fino all'aeroporto di Roma. Il volo fino a Praga. La lezione di fronte agli studenti del conservatorio. E infine le prove con i componenti dell'orchestra sinfonica. Dopo, aveva detto di essere stanco e non era andato con gli altri fuori a cena. Forse non lo era stanco davvero, ma ormai era abituato così, per prudenza: aveva già sofferto troppe volte nel vedere il flusso di parole che correva attorno a lui nelle cene a fine concerto. Tutti sembravano così a loro agio, così aperti, così ricchi di esperienza, così estranei al loro senso di fine. Si sentiva come un servetto a un banchetto reale: fuori luogo, invisibile, oggetto di scherno a ogni sguardo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sulla tastiera del telefono iniziò a digitare il racconto della sua giornata. Vi aggiunse anche i dettagli che la sua sensibilità gli aveva fatto notare, ma che la stessa sensibilità gli aveva impedito di condividere, chiudendoli in un silenzio in cui sembravano non essere mai esistiti. Descrisse la ruga sulla fronte dell'uomo che chiedeva monete in aeroporto. Descrisse la voglia di avvicinarsi a lui che aveva riconosciuto in una studentessa presente alla sua conferenza. Dalla povertà del primo e dai sogni di grandezza dell'altra ne ricavò lezioni di vita, evidenziandone il carattere romantico.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Spedì il messaggio, restando in attesa. Trovò la risposta solo la mattina dopo. Poche parole e una domanda: “Tutto bene?”. &lt;br /&gt;Era come se le persone ignorassero il suo lato leggero. O forse lui non sapeva più esprimerlo?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-2093272691101109758?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/2093272691101109758/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=2093272691101109758' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/2093272691101109758'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/2093272691101109758'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2011/09/il-lato-leggero.html' title='Il lato leggero'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-4157445511662684283</id><published>2011-09-01T18:43:00.001+02:00</published><updated>2011-09-01T18:45:12.293+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='malta e gozo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fotografia'/><title type='text'>Gozo: Victoria</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-vWhUBc6vKPI/Tl-2fKX2ETI/AAAAAAAABQ0/Vci1uSwefGo/s1600/Gozo_Victoria_1.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 300px; height: 400px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-vWhUBc6vKPI/Tl-2fKX2ETI/AAAAAAAABQ0/Vci1uSwefGo/s400/Gozo_Victoria_1.jpg" border="0" alt="Gozo: Victoria"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5647433104222458162" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-n_MoVEJe-RQ/Tl-2fBLTMYI/AAAAAAAABQ8/7oFeNidlZSA/s1600/Gozo_Victoria_2.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 300px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-n_MoVEJe-RQ/Tl-2fBLTMYI/AAAAAAAABQ8/7oFeNidlZSA/s400/Gozo_Victoria_2.jpg" border="0" alt="Gozo: Victoria"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5647433101753921922" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-4157445511662684283?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/4157445511662684283/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=4157445511662684283' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/4157445511662684283'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/4157445511662684283'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2011/09/gozo-victoria.html' title='Gozo: Victoria'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-vWhUBc6vKPI/Tl-2fKX2ETI/AAAAAAAABQ0/Vci1uSwefGo/s72-c/Gozo_Victoria_1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-5945316816546571625</id><published>2011-09-01T18:40:00.002+02:00</published><updated>2011-09-01T18:43:15.795+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='malta e gozo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fotografia'/><title type='text'>Gozo: Azur Window</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-Cm7aQtOUabQ/Tl-14dwlYeI/AAAAAAAABQk/kvnZdRXg0Qg/s1600/Gozo_3.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 300px; height: 400px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-Cm7aQtOUabQ/Tl-14dwlYeI/AAAAAAAABQk/kvnZdRXg0Qg/s400/Gozo_3.jpg" border="0" alt="Gozo: Azur Window"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5647432439411597794" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-lHhEUzLqyxs/Tl-14BX3I2I/AAAAAAAABQc/TVGZuKcswok/s1600/Gozo_2.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 300px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-lHhEUzLqyxs/Tl-14BX3I2I/AAAAAAAABQc/TVGZuKcswok/s400/Gozo_2.jpg" border="0" alt="Gozo: Azur Window"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5647432431791711074" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-U-nqn4fBxG0/Tl-133vO_8I/AAAAAAAABQU/i6HcGgcMpl4/s1600/Gozo_1.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 300px; height: 400px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-U-nqn4fBxG0/Tl-133vO_8I/AAAAAAAABQU/i6HcGgcMpl4/s400/Gozo_1.jpg" border="0" alt="Gozo: Azur Window"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5647432429205389250" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-Wo63L-H6Dh0/Tl-14ZfwK2I/AAAAAAAABQs/ldLGovt6l3Q/s1600/Gozo_4.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 300px; height: 400px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-Wo63L-H6Dh0/Tl-14ZfwK2I/AAAAAAAABQs/ldLGovt6l3Q/s400/Gozo_4.jpg" border="0" alt="Gozo: Azur Window"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5647432438267259746" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-5945316816546571625?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/5945316816546571625/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=5945316816546571625' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/5945316816546571625'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/5945316816546571625'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2011/09/gozo-azur-window.html' title='Gozo: Azur Window'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/-Cm7aQtOUabQ/Tl-14dwlYeI/AAAAAAAABQk/kvnZdRXg0Qg/s72-c/Gozo_3.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-8177260259026555256</id><published>2011-09-01T18:38:00.003+02:00</published><updated>2011-09-01T18:43:37.573+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='malta e gozo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fotografia'/><title type='text'>Cominotto: Blue Lagoon</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-Q9OG1eVYaJ8/Tl-1TR7ik7I/AAAAAAAABQE/n25PX4FVkjI/s1600/BleuLagoon_1.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 300px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-Q9OG1eVYaJ8/Tl-1TR7ik7I/AAAAAAAABQE/n25PX4FVkjI/s400/BleuLagoon_1.jpg" border="0" alt="Malta e Gozo: Blue Lagoon"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5647431800581166002" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-LyzUsMLcFxk/Tl-1TsoKB5I/AAAAAAAABQM/i2G4fBe7dyw/s1600/BleuLagoon_2.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 300px; height: 400px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-LyzUsMLcFxk/Tl-1TsoKB5I/AAAAAAAABQM/i2G4fBe7dyw/s400/BleuLagoon_2.jpg" border="0" alt="Malta e Gozo: Blue Lagoon"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5647431807747622802" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-8177260259026555256?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/8177260259026555256/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=8177260259026555256' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/8177260259026555256'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/8177260259026555256'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2011/09/malta-e-gozo-blue-lagoon.html' title='Cominotto: Blue Lagoon'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-Q9OG1eVYaJ8/Tl-1TR7ik7I/AAAAAAAABQE/n25PX4FVkjI/s72-c/BleuLagoon_1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-6712458709104794142</id><published>2011-09-01T18:33:00.003+02:00</published><updated>2011-09-01T18:43:55.224+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='malta e gozo'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fotografia'/><title type='text'>Malta: Blue Grotto e Hangar Qim</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-svKpIZYw0UI/Tl-0K-iT4xI/AAAAAAAABPs/114pk1EqdNs/s1600/BleuGrotto_1.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 300px; height: 400px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-svKpIZYw0UI/Tl-0K-iT4xI/AAAAAAAABPs/114pk1EqdNs/s400/BleuGrotto_1.jpg" border="0" alt="Malta e Gozo: Blue Grotto e Hangar Qim"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5647430558424490770" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-5NE8kqGCR_E/Tl-0LSA6wOI/AAAAAAAABP0/g-rU3btd4_A/s1600/BleuGrotto_2.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 300px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-5NE8kqGCR_E/Tl-0LSA6wOI/AAAAAAAABP0/g-rU3btd4_A/s400/BleuGrotto_2.jpg" border="0" alt="Malta e Gozo: Blue Grotto e Hangar Qim"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5647430563653140706" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-7cwmm0iGlAM/Tl-0LcGQypI/AAAAAAAABP8/Udv42H8szEE/s1600/BleuGrotto_3.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; 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Quell'ordine cronologico un po' meccanico in cui si abbandonano i libri che non si è mai letto o l'enciclopedia inutile regalata dalla zia per la prima comunione. La pila di carta svettava a fianco della sedia su cui erano a loro volta abbandonati due o tre libri regalati e mai letti, un paio di biglietti per il teatro mai utilizzati, due riviste di viaggio ancora impacchettate.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il professor Gianfranco Manaresi si appoggiò allo schienale della sua poltrona e provò a far mente locale per ricordare l'ultima volta in cui si era ritirato con quei suoi amici di carta di lunga data. Dovevano essere almeno tre mesi o forse anche qualcosa in più. Sì, per l'esattezza tre settimane e quattro giorni: aveva sfogliato alcune inserti sulle nuove tecnologie quando aveva preparato il suo intervento al Rotary sulla comunicazione docente-studente nell'era post Gutenberg.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lui, in quell'era, c'era entrato controvoglia e a età matura due anni prima, spinto dal suo dirigente scolastico che l'aveva scelto per sperimentare nuove forme di comunicazione via social network. Il suo primo profilo, su Myspace, era nato così: una semplice appendice alla cattedra che occupava da anni. L'esperimento – dovette ammetterlo – fu più interessante del previsto: postò un paio di citazioni di autori positivisti e dopo pochi giorni vi trovò decine di commenti, critiche, suggerimenti. Il più brillante era arrivato a domandare se quegli autori, così pronti a celebrare il progresso, avevano avuto il coraggio di preconizzare il loro stesso superamento. Era una domanda che non aveva mai ricevuto in aula, a cui lui stesso non aveva mai pensato. Ne rimase affascinato. E da lì, da quell'infatuazione inattesa, decise di immergersi senza più riserve nella rete.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quel viaggio, nel tempo, era diventato molto di più che una sperimentazione didattica. Con un po' di enfasi la sua era diventata una sperimentazione esistenziale o meglio ancora esperienziale. La rete, il profilo e poi i profili, gli amici, ciò che loro erano per lui e ciò che lui era per loro, erano diventati parte della sua vita. Nel tempo, anzi erano diventati la parte più importante. Più dell'inserto del Sole24Ore, più della prima a teatro. Quando si connetteva, quando leggeva i commenti dei suoi lettori, provava l'emozione di un rituale di seduzione: in quella galassia di persone già note ma conosciute sotto prospettive mai esplorate al ristorante o di persone che mai altrimenti avrebbe intercettato, si regalava sempre al meglio delle sue possibilità. I luoghi visti, i libri letti, le parole scritte avevano trovato nei suoi contatti digitali un nuovo senso, quello che a lungo gli era sembrato impossibile darvi per mancanza di interlocutori all'altezza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quel magico mondo, quella specie di fiaba che aveva iniziato a scrivere in tarda età, gli regalava un tale piacere da rendere drammaticamente forte ogni suo altro incrocio con l'esterno. Gli sembrava noiosa ogni chiacchierata con la moglie, ristrette le vedute dei figli, banali le proposte di svago degli amici, prive del gusto della replica le letture a cui si era dedicato. Nessuno di questi, da tempo, l'aveva più saputo apprezzare per un collegamento tra il logos greco e l'aldilà del Cristianesimo delle origini o per una comparazione estetica tra il razionalismo americano e quello europeo. Nessuno attorno a lui gli regalava più l'ebbrezza di quei dialoghi infiniti nello scantinato di un'osteria a cui si era abituato da studente: a volte introduceva l'argomento nel corso di un barbecue, ma cadeva sempre in una prospettiva sterile, come se quelle fossero chiacchiere così per fare, esercizi di stile privi di reale energia, privi di ogni plausibile ricaduta pratica. Nel suo profilo Facebook invece le parole erano tornate a pesare, a valere di quell'infinito valore che acquisiscono quando le si riferisce a un futuro proprio e collettivo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quel mondo da fiaba che in due anni dentro la rete aveva portato alla luce era il suo vanto, ma lentamente anche il suo cruccio. Al di fuori di esso si sentiva come in astinenza. E, davanti allo schermo, ancora una volta, si iniziò a domandare se non fosse giunto il tempo di chiedere alle centinaia di fatine a cui si era legato online la domanda che non aveva mai fatto. Come continuare quella fiaba senza ritornare ogni giorno alla sua vita con la sensazione di essere in una tragedia greca vissuta in modo sbagliato? Le fatine gli avrebbero risposto? O minacciate dallo spettro del mondo avrebbero perso i loro super poteri?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Le dita, un po' sudate, rimanevano incerte sulla tastiera, incerte sul da farsi.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-4578943566818483618?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/4578943566818483618/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=4578943566818483618' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/4578943566818483618'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/4578943566818483618'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2011/08/la-fatine-dentro-la-rete.html' title='La fatine dentro la rete'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-6101401913180241524</id><published>2011-08-10T18:39:00.001+02:00</published><updated>2011-08-10T18:42:28.670+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fotografia'/><title type='text'>Le rughe della Roverella</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-Rc3XGEIGDNE/TkK0VIt0WEI/AAAAAAAABPk/Jd9q-NsGUAc/s1600/Corteccia.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 300px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-Rc3XGEIGDNE/TkK0VIt0WEI/AAAAAAAABPk/Jd9q-NsGUAc/s400/Corteccia.jpg" border="0" alt="Corteccia di roverella"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5639267958631192642" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-6101401913180241524?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/6101401913180241524/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=6101401913180241524' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/6101401913180241524'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/6101401913180241524'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2011/08/le-rughe-della-roverella.html' title='Le rughe della Roverella'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-Rc3XGEIGDNE/TkK0VIt0WEI/AAAAAAAABPk/Jd9q-NsGUAc/s72-c/Corteccia.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-5538250662036447819</id><published>2011-07-17T22:45:00.002+02:00</published><updated>2011-07-17T22:47:44.965+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fotografia'/><title type='text'>Torrente savena: siccità e concrezioni</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-EkdIcHRkCww/TiNKMHQvRCI/AAAAAAAABPU/IRt7DBUF_7Y/s1600/TorrenteSavena_TerraSecca.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 300px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-EkdIcHRkCww/TiNKMHQvRCI/AAAAAAAABPU/IRt7DBUF_7Y/s400/TorrenteSavena_TerraSecca.jpg" border="0" alt="Torrente savena: terra secca"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5630425531111392290" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-tdeNmUuJlMc/TiNKMVMPlwI/AAAAAAAABPc/LV7yOPRQa0I/s1600/TorrenteSavena_Fatta.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 300px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-tdeNmUuJlMc/TiNKMVMPlwI/AAAAAAAABPc/LV7yOPRQa0I/s400/TorrenteSavena_Fatta.jpg" border="0" alt="Torrente savena: fatta su un fiore"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5630425534850635522" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-5538250662036447819?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/5538250662036447819/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=5538250662036447819' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/5538250662036447819'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/5538250662036447819'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2011/07/torrente-savena-siccita-e-concrezioni.html' title='Torrente savena: siccità e concrezioni'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-EkdIcHRkCww/TiNKMHQvRCI/AAAAAAAABPU/IRt7DBUF_7Y/s72-c/TorrenteSavena_TerraSecca.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-1106257364451726301</id><published>2011-07-01T22:21:00.001+02:00</published><updated>2011-07-01T22:28:51.863+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='avventure metropolitane'/><title type='text'>Piccolo tempo perso per una fragile spiegazione</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;"Una buona occasione nella vita si presenta sempre. Il problema è saperla riconoscere e a volte non è facile. La mia, per esempio, aveva tutta l'aria di essere una maledizione". (Tiziano Terzani, Un indovino mi disse)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Quando l'aveva conosciuto per la prima volta aveva subito sperimentato le sensazioni che gli indicavano di essere di fronte a una persona da approfondire. Dietro la sintassi di qualche frase, dietro la leggerezza con cui era pronunciata vi aveva subodorato quell'universo di situazioni da attraversare, esplorare e assaporare che era caratteristica comune a tutte le persone a lui più care. Anche nell'incedere caotico di una chiacchierata d'osteria, le parole del maestro Bruno Corei si riuscivano a ritagliare una fisionomia scultorea: c'era la chiarezza di un eloquio allenato, la sagacia maturata nell'impegno politico, l'ironia di una compagnia da osteria e la leggerezza di un equilibrio mai citato ma forse raggiunto per davvero. Su quelle parole Maurizio, aiutato anche da quella stima acritica che si ripone in chi è già chi si sogna di diventare, era salito lasciandosi alle spalle i rumori di sottofondo, chiudendovisi in un rapporto quasi privato, come un cantastorie epico e il suo silenzioso ascoltatore. Seguendo quelle storie su battaglie politiche, piccole scommesse professionali, incroci con la grande storia, ma soprattutto quegli aneddoti che aprivano spiragli su attimi intensi e autentici, si era calato nel suo amato stato di euforia e irrequietudine: da un lato si puntellava al presente come una tenda al terreno per non perdere neanche una sillaba, per attraversare ogni singola frase fino al punto più denso del suo significato; ma dall'altro si sentiva trascinato in una sorta di estasi di esplorazione nel tentativo di anticipare i ribaltamenti di prospettiva che d'un tratto, come in un gioco di illusione, le sue nuove conoscenze gli svelavano. Era lì piccolo piccolo attorno a quel tavolo in mezzo agli altri, ma era anche fuori di sé e, come proiettato in una super coscienza, vedeva se stesso e quel tavolo al centro di un nuovo crocicchio di strade, nuove pianure da colonizzare, nuove salite da scalare e nuove colline da cui affacciarsi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;A fine serata, quando gli altri colleghi stavano già alzandosi, Bruno gli aveva fatto una proposta: “Ultimo giro. Poca quantità, massima qualità: distillato himalayano, disponibile in poche casse all'anno. Una bottiglia è qui e, che io sappia, in nessun altro posto dell'Emilia o del Veneto. Stasera, sai, mi va di aprirmi più del solito e siccome un racconto crea sempre nuovo equilibri, è utile mettere in discussione i precedenti con il profumo di un rum finissimo”.&lt;br /&gt;“Meglio di no” rispose Maurizio troppo velocemente, forse per la paura di far perdere al proprio ascolto la protezione del gruppo. “Meglio di no. Preferisco non tardare oltre e fare qualche bracciata in piscina domani mattina”.&lt;br /&gt;Bruno fu visibilmente irritato da quella fragile spiegazione. Non la contestò, ma, a suo modo, la irrise. “La piscina resta sempre se stessa. Una confidenza invece non sarà mai più la stessa e forse non sarà mai più” buttò lì laconico portandosi la giacca sulle spalle.&lt;br /&gt;Tempo di tornare indietro non ce n'era. “Sarà per la prossima volta” concluse Maurizio per consolarsi. Sapeva già, però, di aver lasciato uno spazio vuoto, di aver buttato al vento una casella di memoria.&lt;br /&gt;Quando, un mese dopo, lesse sui giornali locali l'elogio del collega scomparso prematuramente nella notte, forse per un infarto, forse per un ictus, sentì quel vuoto allargarsi, più e come di quando lontani famigliari avevano portato via l'universo a cui fin da piccolo li aveva associati. Guardò su Youtube il professor Bruno Corei che leggeva alcune sue descrizioni delle città portuali italiane e sentì che una piccola porzione di tempo era andata persa irrimediabilmente. Perché, ne era certo, dentro quel tempo con il rum himalayano non c'era la conoscenza che si può apprendere, ma un pezzettino di quella più preziosa che si può solo ricevere.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-1106257364451726301?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/1106257364451726301/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=1106257364451726301' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/1106257364451726301'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/1106257364451726301'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2011/07/piccolo-tempo-perso-per-una-fragile.html' title='Piccolo tempo perso per una fragile spiegazione'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-4119214563056397938</id><published>2011-06-30T16:11:00.002+02:00</published><updated>2011-06-30T16:25:06.385+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='avventure metropolitane'/><title type='text'>Il protagonista della storia che tutti conoscevano</title><content type='html'>“Siediti” gli disse Giancarlo al telefono appena ne riconobbe la voce.&lt;br /&gt;“Sono già seduto, fratello. - rispose Roberto – Ho pensato di mettermi comodo appena dalla reception dell'albergo mi hanno lasciato il tuo messaggio. Per avermi trovato qui devi aver cercato prima a casa e poi al lavoro. E' strano. &lt;br /&gt;E' morto papà?”&lt;br /&gt;“No, papà sta bene. Ma prima della fine ha pensato di cambiare vita”.&lt;br /&gt;“Ha lasciato la mamma?”&lt;br /&gt;“Neppure. Roberto, abbiamo un'altra sorella. Non siamo quattro in famiglia, ma cinque e Francesca non è la maggiore. Infatti è anche quella tra noi, finora che l'ha presa peggio: è come se si sentisse espropriata di un primato. &lt;br /&gt;La bomba è esplosa. Sei ancora lì? Tutto ok?”.&lt;br /&gt;“Se mi dai un attimo mi accendo una canna: le situazioni troppo affollate non mi piacciono. Preferisco affrontarle con i contorni sfumati: mi sembrano più morbidi e le cose morbide fanno meno male”.&lt;br /&gt;“Fai pure, ma cerca di non andare troppo oltre. Tua moglie ancora non lo sa e credo debba essere tu a dirglielo, in fretta”.&lt;br /&gt;“Lo farò – disse Roberto, aspirando lentamente la prima boccata di fumo, rollato mano in ossequio ai tempi di un rituale più che di un vizio –. Prima però credo di doverne sapere qualcosa in più io, no?”.&lt;br /&gt;“Si sono parlati, intendo nostro padre e nostra sorella, quella nuova. Lei tra poco diventerà madre e lui da tempo non sopportava più il peso del suo silenzio. Aveva scoperto di essere diventato padre dalla sua precedente relazione solo quando era già sposato con mamma e in quel momento non se l'era sentita di mettere a repentaglio tutta la propria esistenza: aveva molto da perdere sia come padre della sua nuova famiglia, sia come notabile della città e non sapeva affatto quanto, mettendo in discussione tutto questo, avrebbe potuto essere d'aiuto alle due donne ereditate dalla sua vita precedente”.&lt;br /&gt;“Ora invece ha pensato di essere troppo vecchio per essere lasciato dalla moglie e già in pensione per essere in pericolo sul lavoro. E così ha detto tutto”.&lt;br /&gt;“Più o meno. Lui non si è sbilanciato più di tanto nel dare delle spiegazioni: probabilmente ha seguito l'impulso di un'emozione forte, come quello del nipotino che sta per nascere, per fare quanto razionalmente gli era stato sempre a disagio a fare e aveva scelto di tenere nascosto. Ma finita l'eccitazione del momento non credo ami soffermarsi sul perché delle sue scelte, specie con noi che siamo i suoi figli. Forse ha parlato in modo diverso con la mamma, ma non saprei dirtelo, neppure lei a caldo è stata troppo loquace. Ora, comunque, dobbiamo capire che fare: la incontriamo o no? Delle nostre due sorelle, la maggiore non ne vuole sapere, mentre l'altra è come me, titubante”.&lt;br /&gt;“Io non sento alcun desiderio di incontrare una nuova sorella. Chi è per entrare nella mia vita? Porta in sé un po' del mio dna, ma nulla più, non abbiamo condiviso nulla. Siamo estranei e per quanto mi riguarda, possiamo anche rimanerlo”.&lt;br /&gt;“Tu quando torni a casa?”&lt;br /&gt;“Non pensavo di farlo prima dell'estate, ma a questo punto cerco di ritagliarmi un fine settimana”.&lt;br /&gt;“Così ne potremo parlare tutti insieme. Stiamo cercando di metterci d'accordo su quando vederci e tu sei quello che abita più lontano”.&lt;br /&gt;“Domani sento al lavoro e ti richiamo in serata”.&lt;br /&gt;“D'accordo. Intanto tu chiama Chiara. Da quando papà ha parlato, la notizia ha iniziato a circolare più veloce del previsto e non vorrei che qualcuno ti precedesse”.&lt;br /&gt;“Lo faccio subito”.&lt;br /&gt;“A domani”.&lt;br /&gt;“A domani”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Pronto Chiara, sono io”&lt;br /&gt;“Come mai così presto questa sera. Sei uscito prima dal lavoro?”&lt;br /&gt;“No, però, ho sentito il bisogno di parlarti prima di cenare. Mi ha appena chiamato mia fratello e, non ci crederai, ma mi ha detto che abbiamo una sorella in più”.&lt;br /&gt;“Lo so, la prima figlia di tuo padre”.&lt;br /&gt;“Ma ti ha già telefonato Stefania?”&lt;br /&gt;“No è che al di fuori della tua famiglia lo sapevano tutti da sempre. Solo che nessuno, né in città né in famiglia, ha mai avuto la necessità di condividere queste voci con voi per paura delle reazioni. Ma ero ormai certa che fossero vere: tornavano fuori troppo spesso e da contesti diversi”.&lt;br /&gt;“Ma possibile che non me ne sia mai accorto?”.&lt;br /&gt;“Eri nell'occhio del ciclone, caro. E la tempesta scuote tutto attorno ma spesso risparmia chi ne è al centro”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-4119214563056397938?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/4119214563056397938/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=4119214563056397938' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/4119214563056397938'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/4119214563056397938'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2011/06/il-protagonista-della-storia-che-tutti.html' title='Il protagonista della storia che tutti conoscevano'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-8055421504053900610</id><published>2011-06-29T10:02:00.001+02:00</published><updated>2011-06-29T10:03:28.325+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fotografia'/><title type='text'>Umbria: l'abbazia di Sitria</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-XtVO53-vqvc/TgrcQjySrnI/AAAAAAAABPM/3DI1ZSsCfQA/s1600/Sitria.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 300px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-XtVO53-vqvc/TgrcQjySrnI/AAAAAAAABPM/3DI1ZSsCfQA/s400/Sitria.jpg" border="0" alt="Abbazia di Sitria"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5623549261767683698" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-8055421504053900610?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/8055421504053900610/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=8055421504053900610' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/8055421504053900610'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/8055421504053900610'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2011/06/umbria-labbazia-di-sitria.html' title='Umbria: l&apos;abbazia di Sitria'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-XtVO53-vqvc/TgrcQjySrnI/AAAAAAAABPM/3DI1ZSsCfQA/s72-c/Sitria.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-5785558657810630102</id><published>2011-06-29T10:01:00.001+02:00</published><updated>2011-06-29T10:02:41.466+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fotografia'/><title type='text'>Umbria: vento a Monte Cucco</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-p8uap2JPDe8/TgrcFCrsc1I/AAAAAAAABPE/hut2QgFpQrk/s1600/MonteCucco.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; 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Gerusalemme è il sepolcro, vuoto, di Cristo; Santiago il sepolcro di San Giacomo; il Cammino di Olaf va a Trondheim, l’antica Nidaros, alla tomba di Sant’Olaf. Il Cammino degli Angeli invece no. Il percorso di 200 Km tracciato da Marco Fazion collega Roma ad Assisi, è un cammino sulle orme di Francesco, ma non verso la tomba di Francesco: “Francesco – spiega anzi Marco – volle essere seppellito nudo nella nuda terra, nel terreno destinato agli assassini e alle puttane, che si chiamava Colle dell'Inferno. Così, per eseguire le sue ultime volontà hanno comprato il terreno, l'hanno ribattezzato Colle del Paradiso e ci hanno costruito sopra due Basiliche, l'attuale Assisi. Ma noi proseguiamo fino alla Porziuncola, a Santa Maria degli Angeli, la chiesina più amata, quella restaurata con le sue mani, quella dove ordinò Chiara, la chiesa del Primo Capitolo, quella del miracolo del roseto. E, in vero, il Cammino che mi sto sforzando di proporre, se mai riuscirò a completarlo in ogni sua parte, non è neppure una linea ma un anello: il suo più grande valore sarà quello di intersecare tutti i cammini del Centro Italia e, volendo, di creare una sorta di interscambio possibile fra loro”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Cammino degli Angeli, per ora volutamente non tracciato sul terreno, esprime la propria personalità nella guida ufficiale curata da Fazion per la collana “Sotto lo stesso cielo” dell'editrice Montemeru. Un volume che, prima di tabelle cartografiche, schede tecniche sul percorso e approfondimenti storico, artistici e naturalistici sul percorso, saluta il lettore con una presa di posizione, volutamente, marcatamente spirituale. “Quello che vorrei che sapeste – scrive l'autore nella nota introduttiva – è che gli Angeli hanno avuto un ruolo importante nella storia di questo cammino”. “Il mio approccio al Cammino degli Angeli – conferma infatti Fazion – è fortemente spirituale, così come spirituale è da sempre il mio approccio all'escursionismo. Guardandomi indietro, mi rivedo coi sandali, in Umbria, a camminare tra Spello ed Assisi, nella comunità dei Piccoli Fratelli fondata a Spello: si chiamava “l'esperienza del deserto” e si camminava, da soli, con poco cibo, per una giornata, praticando la preghiera esicastica del pellegrino russo. E' stato lì che ho iniziato a praticare la meditazione camminata e, anche quando Messner era il mio idolo e l'alpinismo il mio traguardo, non ho mai perso di vista le lezioni occidentali di Rudatis, Castaneda, e le suggestioni orientali di Thich Nhat Hanh”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il Cammino degli Angeli, fedele al suo approccio spirituale, scava nei luoghi della Cristianità cattolica i percorsi meno istituzionali, lasciando sullo sfondo l'Opera Romana Pellegrinaggi e mettendo in primo piano i preti campagna sfuggiti alla globalizzazione: “Come Don Italo – cita a esempio Marco -: ad agosto, con la casa piena di bambini di Chernobyl, ci lascia le chiavi della sua cucina e ci fa stendere i sacchi a pelo in Chiesa. O come Don Enzo che ci ospita a Vasanello nell'asilo chiuso per ferie e ci va a trattare il prezzo con quello della trattoria. O come molti altri ancora per cui l'etichetta di “istituzioni cattoliche”, davvero, è riduttiva”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il percorso tra Roma e Assisi lungo le strade del clero di frontiera, oltre a non avere segni al suolo, batte anche vie dure, arcigne, spigolose e talvolta fredde come gli Appennini sanno essere. “So -  riflette Fazion – che la mancanza di segnali e la durezza del tracciato limitano fortemente la possibilità di intraprendere il viaggio per la maggioranza delle persone. Però so anche che chi percorre il Cammino nelle condizioni di oggi - guadi e tratti selvaggi inclusi - è un privilegiato e vive un'esperienza unica. E' un Cammino per palati forti, in cui, a tratti, si sente la fragilità della propria condizione di camminatore e, per contro, il piacere di capire lentamente, con le proprie forze, dove si è e in che direzione si procede. Questa mia convinzione traspare anche dal regolamento definito per la concessione dell'Angelana: laddove la Compostelana va a chi ha percorso solo cento chilometri pianeggianti, l'Angelana va a chi ne ha camminati oltre duecento lungo una rotta che difficilmente si trasformerà in una Rimnini itinerante”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non Rimini, dunque, né i grandi centri. Il Cammino degli Angeli, pensato come ribellione spirituale individuale alla tendenza sociale alla desacralizzazione di gesti e luoghi, si propone anche come utopia economica. “L'economia del Cammino – dice Marco – è uno dei temi a me più cari. Ci sarà un'economia, ne sono certo, e voglio anche sognare un po'. Le farmacie di paese, che ogni anno rischiano di chiudere, venderanno migliaia di aspirine e cerotti ai pellegrini I magnifici ostelli umbri, la maggior parte in palazzi storici, che ora fanno i salti mortali per stare aperti, dovranno aumentare il loro numero di posti letto. I piccoli empori di paese, sull'orlo del fallimento in tutte le zone montane, venderanno diecimila panini l'anno, lasciando ai vecchini del luogo un'alternativa praticabile alla grande distribuzione. Le parrocchie di campagna ti faranno fare la doccia e ti offriranno una branda: così recupereranno i soldi per mantenere l'oratorio, e, cosa più importante, i ragazzi che giocano a palla sul sagrato incontreranno gente che cammina e, da loro, impareranno che il posto dove vivono non è lo schifo che gli ha insegnato la televisione. E magari, pian piano, gli amministratori capiranno che dove vai a vent'anni col sacco a pelo torni a 40 con il mercedes e che quindi un ostello è importante quanto l'agriturismo a 5 spighe, se non di più. E' questa l'economia che vorrei per il Cammino degli Angeli”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Questo cammino, che non è una linea ma un circuito in fieri, che non tende a un sepolcro ma a alla diffusione di un modello sociale, che sfiora la Cristianità ma senza i vincoli della sua veste istituzionale, questo cammino nacque in un crepuscolo di inverno durante una passeggiata tra le suggestioni dei paesaggi umbri, fuori, e le inquietudini per una salute incerta, dentro. L'idea maturò in Marco di fronte a una piccola maestà: vista prima con gli occhi della paura, di non rivederla più, e poi ritrovata con gli occhi della convizione, di essere ancora lì, con il proprio socio e e due anziani pellgrini liguri portati chissà come da Internet. Erano i mesi a cavallo tra l'inverno del 2006 e la primavera del 2007. Circa tre anni prima, dunque, della prima stampa della guida “Il Cammino degli Angeli” pubblicata nel giugno 2010. Un passato e un presente individuali, propri di Marco Fazion, che vorrebbero infine diventare qualcosa di condiviso. “Ho davvero molto chiaro – conclude Marco – cosa dovrebbe diventare il Cammino degli Angeli e chi lo dovrebbe percorrere. Questa cosa non è, semplicemente, nelle mie mani. Tanti cammini si contendono il ruolo di una seconda Santiago. Io invece vorrei che il Cammino degli Angeli restasse semplicemente il Cammino degli Angeli, un Cammino speciale, duro, affascinante, completo di suggestioni di ogni genere. Per il resto, esiterà un Cammino degli Angeli differente per ognuno che lo percorre, e io trovo chhttp://www.blogger.com/img/blank.gife questo sia semplicemente fantastico. In questo senso mi calza a pennello quello che diceva uno dei più grandi mistici del secolo appena passato, Teilhard de Chardin: “Non sono, né voglio, né pohttp://www.blogger.com/img/blank.gifsso essere un maestro. Prendete di me ciò che vi aggrada e costruite il vostro personale edificio… io non desidero altro che essere gettato nelle fondamenta di qualcosa che cresce”. A me, sinceramente, già questo sembra abbastanza, un gran risultato, quasi troppo, perfino, per la vita di un uomo”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli altri articoli dello speciale:&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;a href="http://duemondiameta.blogspot.com/2011/06/speciale-cammini-ditalia-il-cammino.html" title="Il cammino franco-provenzale"&gt;Il cammino franco-provenzale&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;a href="http://duemondiameta.blogspot.com/2011/06/speciale-cammini-ditalia-di-qui-passo.html" title="Il cammino franco-provenzale"&gt;Di qui passò Francesco&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-7847212754187556256?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/7847212754187556256/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=7847212754187556256' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/7847212754187556256'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/7847212754187556256'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2011/06/speciale-cammini-ditalia-il-cammino_21.html' title='Speciale cammini d&apos;Italia: &quot;Il cammino degli angeli&quot;'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-7387440432913590997</id><published>2011-06-21T16:59:00.004+02:00</published><updated>2011-06-21T17:12:25.481+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giornalismo'/><title type='text'>Speciale cammini d'Italia: "Il cammino francoprovenzal"</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;pubblicato nel numero di marzo 2011 di Ambiente Informazione&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Periodico dell'Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche (&lt;/span&gt;&lt;a style="font-style: italic;" href="http://www.aigae.org/" title="Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche" target="blank"&gt;www.aigae.org&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Ci fu un'epoca d'oro per la lingua d'Oc. Risale ormai a oltre mille anni fa, quando le liriche dei trobadori medioevali le diedero una corposa identità letteraria e Dante le diede il nome “Oc”, appunto, da quella parola derivante dal latino “hoc” che gli occitani utilizzavano per dire “sì”. Ma la storia virò presto verso altre direzioni. Nel 1229 Re Luigi estese il proprio dominio politico nel Midi e nel Sud della Francia e con esso impose anche il dominio della propria lingua, l'Oil, il cui impiego fu sancito per legge nel 1539. La Francia diventò uno stato nazione, scrisse la sua versione della storia. L'Occitano invece fu condannato alla sola sopravvivenza: escluso dalla forza della tradizione scritta, messo al bando dal potere centrale, si ritrasse. Il suo riparo più sicuro divenne la montagna: le cime, le creste, i valloni limitarono gli scambi e ciò che fu, più che altrove, rimase ciò che era stato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'Occitano, parlato ancora oggi da due milioni di persone e compreso da circa sette, copre la Francia del Sud e sfiora i Pirenei, ma è a ridosso delle Alpi e nelle Valli Piemontesi che vanta la sua roccaforte. “Nelle zone di montagna tutto si conserva meglio” spiega Peyre Anghi Lante, che assieme alla madre, Ines Cavalcanti, cammina da tre anni lungo le strade e i sentieri che uniscono e attraversano le regioni occitane per testimoniare l'uso della lingua occitana, per entrambi prima lingua. Iniziarono la loro marcia nel 2008 con l'Occitania a Pè, per raccogliere, in un viaggio di 1370 Km tra Italia, Francia e Spagna assieme al fotografo Riccardo Carnovalini e alla documentarista Elisa Nicoli, quante più testimonianze possibili per sostanziare il loro appello all'Unesco volto a far riconoscere la lingua occitana come patrimonio immateriale. Proseguirono poi l'anno successivo, il 2009, lungo le valli piemontesi per coinvolgere e stimolare nel cammino tutte le comunità locali che erano interessate a mettere in campo un gesto simbolico a favore della propria lingua. E continuano in questo 2010, in compagnia di Marco Rey che, sulle orme delle positive esperienze precedenti ha tracciato un cammino a cavallo di Italia, Francia e Svizzera, da Susa a Losanna attraverso l'area linguistica Francoprovenzale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Peyre, Ines, Marco camminano come rappresentanti della sezione culturale di Chambra d'Oc, l'associazione di produttori agricoli occitani che a partire dalla legge 482 del '99 sulle minoranze linguistiche ha stimolato la produzione di cultura e comunicazione a valorizzazione della lingua occitana e francoprovenzale. Peyre, Ines e Marco, dunque, camminano come rappresentanti di un organo istituzionale, ma il messaggio a cui danno voce non contiene istanze nazionalistiche, rivendicazioni di un'identità territoriale fondata sulla propria specificità linguistica. Il loro desiderio è più intimo, è quello di una minoranza che invoca il diritto a non negare se stessa: “Non sono un nazionalista – spiega Peyre – non voglio un'Occitania nazione. Mi piacerebbe solo parlare la mia lingua con le persone che come me l'hanno ricevuta come lingua madre. Vorrei che questa conoscenza mi fosse riconosciuta come elemento di ricchezza e non come bersaglio di denigrazione”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“E poi – aggiunge Peyre – camminare per la lingua fa bene, fa bene alla gente che incontri”. Il giovane di lingua occitana ha in mente il manipolo di signori incontrati a Bessans il borgo della Maurienne toccato alla fine della seconda tappa. Con loro, in Francoprovenzale, ha ascoltato il racconto di chi nelle valli ha vissuto l'infanzia, la scoperta della guerra, il pendolarismo stagionale da Parigi. Con loro ha scoperto che, oltre alla lingua, in montagna anche la pace si è conservata più a lungo: molto dopo l'inizio della guerra i pastori delle valli, infatti, continuavano ancora i loro commerci di qua e al di là del confine, perché loro non sapevano di essere nemici e non avevano avuto modo di intuirlo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lungo il cammino francoprovenzale il paesaggio fa vedere ciò che è e fa ascoltare ciò che è stato. Usciti da Susa si sale verso il Moncenisio, ma la strada, quella moderna, quella voluta da Napoleone, quella che oggi percorrono auto e moto, resta sullo sfondo. Fuori da Susa il cammino francoprovenzale segue le tracce della strada reale, il tracciato precedente che i Savoia avevano individuato per raggiungere la Francia. Era un percorso più ripido che si impennava in corrispondenza della borgata di Novalesa. Lì le carrozze terminavano la loro marcia canonica. Mentre i passeggeri si ristoravano in una delle cinquanta osterie affacciate sulla via principale, le carrozze venivano smontate e trasportate a peso fino al versante francese. Tra le pietre dell'abitato, a tratti decorate da pregevoli affreschi, si sente ancora l'eco di quell'economia scomparsa d'un tratto con l'apertura della nuova via. E lo stesso più su, quando già sullo sfondo si staglia la Gran Croce del Moncenisio. Una galleria scavata nella roccia ricopre lo spirito di una ferrovia mai usata. L'avevano iniziata perché l'altro percorso, quello più breve, avrebbe richiesto anni di lavorazione per essere terminato. Invece arrivarono le macchine e dopo un solo anno la seconda via fu aperta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Quando Peyre e Marco hanno tracciato i cammini – spiega Ines a giustificazione di questi continui ricorsi storici – hanno rispettato le esigenze di chi cammina oggi. Il cammino si sviluppa per lunghi tratti su strade sterrate, attraversa le regioni colpite dallo spopolamento, tocca punti cardine della storia – i paesi catari, i borghi natale di premi nobel, centri storici patrimonio dell'Unesco come Carcassone – sfiora alcune delle regioni paesaggisticamente più affascinanti dell'Europa e fa tappa in luoghi che si distinguono per la propria sensibilità verso l'ambiente”. “Lavoriamo per una lingua – aggiunge Marco – ma vogliamo regalare un'esperienza piacevole anche a chi percorre la nostra via senza prerogative linguistiche”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E proprio da questi punti di forza dell'itinerario percorso camminando settimane e settimane dal 2008 a oggi che prende spunto l'impegno futuro dei camminatori della Chambra d'Oc. “Vorremmo dare visibilità – dice Ines – a un cammino che, nell'insieme, è lungo 2400 Km. Nel 2011, proporremo cinque o sei camminate nel corso dell'anno per svelare gli angoli più suggestivi di altrettante regioni che noi abbiamo imparato a conoscere quest'anno e gli anni passati. Vorremmo ispirarci al modello di proposta veicolato da gruppi come Boscaglia e Tra Terra e Cielo. Partiamo dall'enorme mole di dati raccolta registrando le tracce gps dei sentieri percorsi”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Funzionerà? “Noi facciamo quanto è necessario, come tradurre in cinque lingue tutti i resoconti di viaggio che produce chi cammina con noi. Poi forse, se il caso ci aiuterà, si sveglierà l'attenzione dei media”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli altri articoli dello speciale:&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;a href="http://duemondiameta.blogspot.com/2011/06/speciale-cammini-ditalia-di-qui-passo.html" title"Di qui passò Francesco"&gt;Di qui passò Francesco&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;a href="http://duemondiameta.blogspot.com/2011/06/speciale-cammini-ditalia-il-cammino_21.html" title="Il cammino degli angeli"&gt;Il cammino degli angeli&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-7387440432913590997?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/7387440432913590997/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=7387440432913590997' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/7387440432913590997'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/7387440432913590997'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2011/06/speciale-cammini-ditalia-il-cammino.html' title='Speciale cammini d&apos;Italia: &quot;Il cammino francoprovenzal&quot;'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-4866557304872202943</id><published>2011-06-21T16:48:00.004+02:00</published><updated>2011-06-21T17:14:31.276+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='giornalismo'/><title type='text'>Speciale cammini d'Italia: "Di qui passò Francesco"</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;pubblicato nel numero di marzo 2011 di Ambiente Informazione&lt;br /&gt;Periodico dell'Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche (&lt;/span&gt;&lt;a style="font-style: italic;" href="http://www.aigae.org/" title="Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche" target="blank"&gt;www.aigae.org&lt;/a&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;)&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Angela Seracchioli, all'inizio degli anni duemila, abita ancora nel piccolo borgo dolomitico dove si era ritirata per seguire la sua passione per la montagna e l'alpinismo dopo una vita intensa che l'aveva portata nel caos di una grande metropoli. Lavora da stagionale, come tanti altri componenti della sua comunità. In autunno, prima della stagione invernale di lavoro, ha dunque alcuni mesi liberi che, nel 2002, decide di sfruttare per camminare verso Santiago. Scrive un diario, che, su richiesta di Luciano Callegari, va online su www.pellegrinando.it. Lì lo legge Miriam Giovanzana, direttrice della casa editrice Terre di Mezzo, che chiede ad Angela informazioni e foto sul “cammino d’inverno” per arricchire la nuova edizione della guida sul Cammino di Santiago. Angela lo fa e non si ferma. Guarda l'editore e le dice che lei ha un altro cammino che meriterebbe una guida. E' un cammino che ancora non esiste ma che Angela ha inventato per se stessa, per soddisfare il proprio desiderio di conoscere meglio Francesco, di leggere le fonti francescane, di camminare lungo i suoi luoghi. L'editore accetta la sfida e nel 2004, “Di qui passò Francesco”, il libro di Angela Seracchioli comincia a trasformare i 350 Km di sentieri appenninici tra La Verna, Gubbio, Assisi, Spoleto fino a Rieti in un cammino.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Perché – spiega Angela - fra l'escursionismo e il pellegrinaggio c'è un'impalpabile differenza. Ci possono essere momenti alti e profondi in un'escursione o in una scalata, ma in un pellegrinaggio te li aspetti, è come se tu fossi indirizzato verso la profondità che il cammino ha in sé. E' una specie di salto interiore: continui ad alzarti la mattina, mettere insieme le tue poche cose nello zaino, camminare, arrivare stanco e fare la doccia che ti fa rinascere, però con una marcia in più. E poi ogni pellegrino conosce gente e la gente conosce lui. L'idea del cammino crea un solco, una traccia e capita che sconosciuti incontrati per un attimo affidino ai pellegrini una preghiera da portare alla meta e che il pellegrino si senta investito di questo compito, che sia credente o no. C'è un'idea medioevale soggiacente, nata a scopo penitenziale e, oggi, dopo secoli, ritornata in auge come forma di ricerca di sé stessi, del senso della vita, della profondità che si può tradurre con una sola parola, di Dio. Ironia della sorte vuole che questa ricerca  riemerga con forza proprio oggi, mentre la Chiesa, miope, lamenta la perdita di sacralità che forse è invece un emergere ”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il cammino tracciato da Angela nel 2004 trovò presto compagni di viaggio. A tratti un po' scomodi. “Si sono affiancati – racconta Angela – cammini creati per ragioni che poco hanno a che vedere con il senso del pellegrinaggio, perché forze laiche e religiose hanno scoperto che è “di moda” pellegrinare e che ci si può guadagnare sopra. Si sono inventati nomi come la “Francigena di San Francesco”, quando la vera Francigena non è mai passata di qua, confondendo i pellegrini con una quantità di segnali costosi. All'inizio il fenomeno mi ha rattristato, ma il tempo mi ha dato soddisfazione. I pellegrini riescono a vedere l'imbroglio e si fidano solo di cammini creati con il sudore della fronte e lo zaino in spalla: i cartelli diventeranno ruggine, mentre il Cammino, quello vero, rimarrà. Oggi dunque rimane solo il rammarico per ciò che credo sia miopia dei potenti, ma parliamo d'altro, parliamo di Francesco”.  &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anima del cammino desiderato, pensato e tracciato da Angela Seracchioli è infatti il santo di Assisi. Nella guida Angela riporta molti brani relativi alla vita del Santo, che lei definisce nella prefazione “estroverso, creativo, poeta, gioioso, viaggiatore, affabulatore, capace di grandi voli solitari e, nel contempo, amante della condivisione”. “Francesco – aggiunge Angela – è un personaggio che va oltre, oltre i secoli e certamente oltre i confini della Chiesa cattolica: ho conosciuto un maestro hindù che riteneva Francesco un suo ispiratore, e ancora un monaco Scintoista che era venuto dal lontano Giappone solo per Francesco. Francesco era cattolico, ma solo perché non vi era alternativa in quel tempo e tanti come lui finirono sul il rogo per non esserlo. In realtà però era un mistico e, come tutti i mistici, era oltre i confini di un credo. Francesco, poi, era un mistico particolare, con i piedi per terra. Era un poverello di Assisi, portatore di un messaggio universale. Francesco era una persona che si sentiva parte di un tutto e nella sua grandezza riusciva a fare sempre ciò a cui noi proviamo ad avvicinarci con il cammino: rallentare, fare attenzione al dettaglio, lasciarsi attraversare dallo stupore per un fiore solitario che nasce in mezzo all'asfalto, gioire, benedire, lodare, essere vivi e fratelli e sorelle di tutto e di tutti”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il libro di Angela è già stato ristampato tre volte in italiano e due in tedesco. L'autrice, seguendo le indicazioni dei pellegrini che utilizzavano la sua guida, è ripassata sul terreno a segnalare meglio il percorso. Le imprecisioni sono ora pressoché annullate e le avventure diminuiscono, ma, per chi si mette in strada tra Toscana,  Umbria e Lazio, il caso rimane un piacevole compagno di strada. “Alcuni amici – racconta Seracchioli – si sono persi poco dopo Città di Castello. Si sono fermati a una casa per chiedere delucidazioni sul percorso e vi hanno trovato una festa di nozze a cui sono stati invitati. Quelle persone sono ancora amiche, ancora in contatto”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il cammino ispirato dalla lettura delle fonti francescane partito a La Verna sotto i preziosi consigli di Padre Fiorenzo sta oggi per proseguire. Al progetto originario, che terminava a Rieti, e per l'esattezza a Poggio Bustone dove, stando a quanto narra San Bonaventura da Bagnoregio, Francesco ebbe la conferma della bontà della strada da lui intrapresa, se ne aggiungerà a breve un secondo. Angela è infatti al lavoro per completare un nuovo cammino sui luoghi di Francesco e del culto micaelico che da Rieti arriverà alla grotta di San Michele a Monte Sant'Angelo del Gargano dove il santo si recò come molti pellegrini medioevali. “Quando la nuova guida sarà completata (a maggio sarà nelle librerie con il titolo “Con le ali ai piedi”) – conclude l'autrice – i pellegrini avranno a disposizione circa 900 Km da percorrere in 41 tappe, partendo dal luogo cardine della tradizione francescana, La Verna, e arrivando al luogo cardine della tradizione micaelica, Monte Sant’Angelo”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sarà una specie di nuovo inizio. Così come per l'ostello di Angela ad Assisi. Chiuso dai frati francescani, senza motivi acclarati, il rifugio dei pellegrini che aveva accompagnato la crescita del Cammino di Francesco, Angela presto riaprirà una nuova struttura che si chiamerà La Ruah. “E' una parola che in italiano traduciamo con “Spirito” – conclude Angela - ma in realtà è un termine femminile che ha molte più sfumature nella lingua originale, come testimoniano le oltre dieci pagine sul lessema del dizionario italiano-ebraico.  Come diceva Gioachino da Fiore, dopo l'età del Padre, padrone che punisce, e quella del Figlio, che ama, stiamo per entrare nell'età dello Spirito, con un rapporto più personale con Dio e il tutto, senza più divisioni. Lo Spirito non ha colore, è il Vento Sottile, la Fonte della Vita che tutto e tutti abbraccia ”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Gli altri articoli dello speciale:&lt;br /&gt;&lt;ul style="text-align: left;"&gt;&lt;li&gt;&lt;a href="http://duemondiameta.blogspot.com/2011/06/speciale-cammini-ditalia-il-cammino_21.html" title="Il cammino degli angeli"&gt;Il cammino degli angeli&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;a href="http://duemondiameta.blogspot.com/2011/06/speciale-cammini-ditalia-il-cammino.html" title="Il cammino franco-provenzale"&gt;Il cammino franco-provenzale&lt;/a&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-4866557304872202943?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/4866557304872202943/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=4866557304872202943' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/4866557304872202943'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/4866557304872202943'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2011/06/speciale-cammini-ditalia-di-qui-passo.html' title='Speciale cammini d&apos;Italia: &quot;Di qui passò Francesco&quot;'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-1267537625252849740</id><published>2011-06-06T21:06:00.001+02:00</published><updated>2011-06-06T21:08:30.637+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fotografia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='francia'/><title type='text'>Cassis-La Ciotat: "Route des cretes"</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-Qyk1KP7BXac/Te0ld1g56YI/AAAAAAAABOM/0LfBlxsZG9o/s1600/Cassis_Cretes2.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; 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margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 300px; height: 400px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-rbKCVnKWDwo/TeFLN5XzbYI/AAAAAAAABNA/w0lM3hvfnIo/s400/TorreMontalto.jpg" border="0" alt="Torre di Montalto"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5611849312791391618" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-uD1rz1YZr-Y/TeFLOB5cb6I/AAAAAAAABNI/GUvw_bnoqxQ/s1600/TorreMontalto2.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 300px; height: 400px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-uD1rz1YZr-Y/TeFLOB5cb6I/AAAAAAAABNI/GUvw_bnoqxQ/s400/TorreMontalto2.jpg" border="0" alt="Podere vicino alla Torre di Montalto"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5611849315079974818" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-1671260354930188201?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/1671260354930188201/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=1671260354930188201' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/1671260354930188201'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/1671260354930188201'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2011/05/torre-di-montalto.html' title='Torre di Montalto'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-rbKCVnKWDwo/TeFLN5XzbYI/AAAAAAAABNA/w0lM3hvfnIo/s72-c/TorreMontalto.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-3662402796915069498</id><published>2011-05-22T20:41:00.000+02:00</published><updated>2011-05-22T20:42:30.204+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='avventure metropolitane'/><title type='text'>Il foglio con l'avviso</title><content type='html'>“Siamo a mercoledì e non c'è ancora nessun imprevisto” pensa Francesco. Non gli ha detto nulla il suo capo-reparto, non gli ha detto nulla il suo capo-macchina, non gli ha detto nulla neppure il suo compagno di macchina. Se lo ripete sottovoce ma ormai ne è certo: sabato non si lavora. Sabato poi i figli sono fuori con la scuola tutto il giorno: gli pesa ammetterlo ma a volte lo infastidiscono proprio quelle creature egoiste, invadenti e ribelli. E' come se se ne sentisse schiaffeggiato, irriso nelle sue passioni che rispolvera solo a tarda notte quando nessuno gli ricorda che il liceo è lontano e che ora il dovere di essere prima padre e marito arriva prima che il diritto di essere pienamente se stesso. La notte, quando il sonno non arriva di corsa, apre i suoi testi in grande formato sui tessuti antichi. Li acquista sempre tra l'ironia malcelata delle commesse. L'eviterebbe acquistando in rete, ma online ci sono quindici euro di prezzo di spedizione: meglio un po' di disagio allora.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sabato, comunque, non si lavora. Giulio ne è sempre più certo. E allora andrà. Senza bambini, senza moglie, salirà in auto, un po' di rock facile, di quello che non ascolta più, e andrà in Toscana tra i suoi mercanti di stoffe. Li conosce già personalmente. Telefonerà loro e chiederà i pezzi pregiati dal costo accessibile. Sa già che lascerà lì i più belli e cari, ma qualcosa di buono nella piazza di Arezzo sarà certamente suo al ritorno. E allora per giorni avrà nuove emozioni. Gli piace la notte tenere tra le mani quelle stoffe antiche, respirarne l'odore, riviverne la storia. Ama in particolare i tessuti di festa scelti dai popolani. In loro rivive il proprio sogno, la ricerca di un attimo eccezionale, il privilegio della forma alla sostanza, almeno per un istante. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Sabato partirà dunque. E' venerdì ormai. Gli mancano solo le ultime ore di lavoro: forse saranno più di otto, ma che importa, il giorno dopo lui partirà. Scherza con il collega vicino al marcatempo. Vi ci si avvicina senza il solito carico di tensioni. Poi, è un attimo, alla porta vede il foglio. Quello che da sempre recita lo stesso messaggio: sintetico, chiaro. “Sabato lavorativo. Per informazioni rivolgersi alla direzione”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Francesco si ferma di fronte al foglio. Come se una storia di lunghe battaglie collettive fosse scomparsa d'un tratto, si sente solo, completamente. Lui, da un lato, loro dall'altro. Il suo sogno del giorno dopo sta già morendo. Si chiede se qualcuno dei colleghi sta vivendo la stessa sensazione di vuoto, ma non lo sa, non si parla troppo. Si chiede se  la direzione si risentirebbe a ricevere un suo no, per un viaggio a Firenze da liceale, ma non lo sa perché non la vede quasi mai. E' solo. “Ma forse va bene così – pensa – ho un lavoro e va bene così”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-3662402796915069498?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/3662402796915069498/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=3662402796915069498' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/3662402796915069498'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/3662402796915069498'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2011/05/il-foglio-con-lavviso.html' title='Il foglio con l&apos;avviso'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-4417849977166403780</id><published>2011-05-09T20:20:00.002+02:00</published><updated>2011-05-09T20:21:33.711+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fotografia'/><title type='text'>Lago di Garda: la villa oltre le colonne</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-borik-JUFKM/TcgwlO1U-cI/AAAAAAAABM4/pBXdkR7Lr-Q/s1600/lagogarda.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 300px; height: 400px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-borik-JUFKM/TcgwlO1U-cI/AAAAAAAABM4/pBXdkR7Lr-Q/s400/lagogarda.jpg" border="0" alt="Villa sul lago di Garda"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5604783152457644482" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-4417849977166403780?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/4417849977166403780/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=4417849977166403780' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/4417849977166403780'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/4417849977166403780'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2011/05/lago-di-garda-la-villa-oltre-le-colonne.html' title='Lago di Garda: la villa oltre le colonne'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-borik-JUFKM/TcgwlO1U-cI/AAAAAAAABM4/pBXdkR7Lr-Q/s72-c/lagogarda.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-4542980306679514687</id><published>2011-05-06T22:15:00.001+02:00</published><updated>2011-05-06T22:16:53.285+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fotografia'/><title type='text'>Rocca San Casciano: geometrie di coltivi</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-kflJd4Ya2V4/TcRXGIOIFxI/AAAAAAAABMw/99wlUq4JlOw/s1600/CollineRoccaPrimavera3.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 300px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-kflJd4Ya2V4/TcRXGIOIFxI/AAAAAAAABMw/99wlUq4JlOw/s400/CollineRoccaPrimavera3.jpg" border="0" alt="Rocca San Casciano: geometrie di coltivi"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5603699599153305362" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-4542980306679514687?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/4542980306679514687/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=4542980306679514687' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/4542980306679514687'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/4542980306679514687'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2011/05/rocca-san-casciano-geometrie-di-coltivi.html' title='Rocca San Casciano: geometrie di coltivi'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-kflJd4Ya2V4/TcRXGIOIFxI/AAAAAAAABMw/99wlUq4JlOw/s72-c/CollineRoccaPrimavera3.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-6809534417934603632</id><published>2011-05-06T22:00:00.003+02:00</published><updated>2011-05-06T22:02:46.909+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fotografia'/><title type='text'>Rocca San Casciano: verdi primaverili all'imbrunire</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-APVjis30I3c/TcRTgXqVfvI/AAAAAAAABMg/BvgPDxQ2znI/s1600/CollineRoccaPrimavera1.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 300px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-APVjis30I3c/TcRTgXqVfvI/AAAAAAAABMg/BvgPDxQ2znI/s400/CollineRoccaPrimavera1.jpg" border="0" alt="Rocca San Casciano: verdi primaverili"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5603695651928243954" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-vXuilO9Fqi4/TcRTgftUKpI/AAAAAAAABMo/I5Ak4Gkz7z0/s1600/CollineRoccaPrimavera2.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 300px; height: 400px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-vXuilO9Fqi4/TcRTgftUKpI/AAAAAAAABMo/I5Ak4Gkz7z0/s400/CollineRoccaPrimavera2.jpg" border="0" alt="Rocca San Casciano: verdi primaverili"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5603695654088223378" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-6809534417934603632?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/6809534417934603632/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=6809534417934603632' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/6809534417934603632'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/6809534417934603632'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2011/05/rocca-san-casciano-verdi-primaverili.html' title='Rocca San Casciano: verdi primaverili all&apos;imbrunire'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-APVjis30I3c/TcRTgXqVfvI/AAAAAAAABMg/BvgPDxQ2znI/s72-c/CollineRoccaPrimavera1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-7272770017462494031</id><published>2011-05-04T22:47:00.002+02:00</published><updated>2011-05-04T22:48:02.540+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='avventure metropolitane'/><title type='text'>La lettera</title><content type='html'>“Carissima,&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;cercherò di essere sobrio e asciutto. Voglio evitare esplosioni di rabbia o accuse troppo forti. Scavano solchi e lasciano tracce indelebili: meglio farne a meno. Io almeno ci provo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Deduco dal tuo silenzio, che si protrae ormai da oltre due settimane, che è tutto finito, cancellato. Un anno e mezzo cancellato nel giro di poche ore: i tempi lunghi con cui avevamo colmato tutte le nostre distanze spinti verso il passato con la decisione di un attimo. Una decisione tua e di nessun altro: la potevo immaginare, forse, ma non l'ho mai udita.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il tuo silenzio ora mi pesa, perché non mi toglie solo il futuro, ma è come se mi avesse portato via anche il piacere di tutti i momenti trascorsi assieme. Vedo viaggi, letture, cene condivise con te e vedo dissolversi la luce che li circondava. Io al fianco credevo di avere una persona che voleva costruire un percorso. Invece ne avevo una che pensava solo a come porvi termine. Forse non è stato sempre così, ma ora non vedo che questo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Proverò comunque a conservare i ricordi più belli. Salverò quelli, i pochi, che il dubbio non avrà scalfito. Ci tengo. Anche perché non vedo quale altra eredità possa lasciarmi una storia finita così: solo con il silenzio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ovunque tu sia, ti mando un forte abbraccio per consolarti quando, forse, ti assalirà la nostalgia per quello che hai voluto distruggere in un solo attimo e che poi scoprirai non è così semplice ricostruire.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Buona strada”&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mattia ripiegò il foglio in cui aveva stampato il proprio messaggio di posta elettronica e lo lasciò cadere sul tavolo in mezzo alle birre prima di adagiarsi all'indietro, appoggiato allo schienale della sedia. Alle spalle passavano autobus e motorini, c'era un gran caos. Aveva scelto apposta quel luogo per parlare della sua “fine” con l'amico: i luoghi caotici gli sembravano più familiari, più densi di occasioni e opportunità per ricominciare. Si recava in mezzo al caos anche una decina di anni prima quando da lasciare alle spalle c'era un esame andato male o una bicicletta rubata poche ore dopo il suo acquisto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“E' arrivata una risposta di qualche tipo?” chiese Marco per riempire il silenzio senza una domanda troppo scomoda. Aveva fatto molti chilometri per essere lì e strada facendo aveva promesso a sé stesso che avrebbe resistito alla tentazione di dare consigli. Avrebbe solamente ascoltato, come era giusto in quei casi.&lt;br /&gt;“Una, quasi immediatamente, laconica. Diceva che la sua versione dei fatti non era esattamente come la mia. Che non avevo saputo o voluto leggere i segnali. Che il mio orgoglio aveva giocato una parte non trascurabile a far crollare tutto. Mi ero fatto sentire lontano, come se lei fosse in basso, molto in basso nella gerarchia delle priorità”.&lt;br /&gt;“Credi che sia un po' così?”&lt;br /&gt;“Ero lontano. Ma per ragioni che lei conosceva fin da subito e che doveva essere ovvio capire”.&lt;br /&gt;“Ne avete mai parlato prima?”&lt;br /&gt;“No, no che ne ricordi. Penso che nel nostro caso il fastidio per i problemi abbia preceduto la coscienza delle cause che li generavano”.&lt;br /&gt;“Già, come in altre tue occasioni, Mattia. Ho la netta sensazione, scusa se te lo dico, che tu sia un formidabile storico, ma un pessimo politico: ricostruisci sempre il passato in modo impeccabile, ma non prendi mai la decisione giusta nell'amministrare il presente”.&lt;br /&gt;“Il passato si riordina. Il presente invece ci mette in gioco. Non credo di essere il solo a gestire meglio il primo del secondo. E poi quando manca il futuro tutto sembra sempre più bello, come quando si giocava da bambini”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Sì da bambini – fece Mattia, vedendo l'amico indeciso sul significato delle sue parole. Quando ti veniva a trovare un amico da lontano, si passava tutta la giornata vivacchiando, come se non si riuscisse a trovare l'equilibrio perfetto. Invece quando i genitori dicevano che era ora di andare, arrivava sempre la malinconia: c'era la sensazione di perdere il tempo migliore, che il gioco in corso, scoperto dopo lunghi tentativi, fosse il più bello in assoluto. Non ti è mai capitato?”.&lt;br /&gt;“Ma allora si era bambini”.&lt;br /&gt;“Sì e si pensava che per i grandi fosse diverso, che fossero più sicuri nelle scelte e più liberi nel tempo di farle. Per me invece è cambiato ben poco”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-7272770017462494031?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/7272770017462494031/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=7272770017462494031' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/7272770017462494031'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/7272770017462494031'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2011/05/la-lettera.html' title='La lettera'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-2468169028739284381</id><published>2011-04-26T13:07:00.002+02:00</published><updated>2011-04-26T13:08:42.064+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fotografia'/><title type='text'>Foreste Casentinesi: salamadra pezzata</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-UhGlKzumyoo/TbanoF5CIMI/AAAAAAAABMY/RrZ3IMN5pJ4/s1600/Salamandra.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; 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margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 300px; height: 400px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-9g1nm7eQomg/TZdxOp9ql3I/AAAAAAAABK4/xRbrju-_QuE/s400/Lavane_3.jpg" border="0" alt="Torrente Lavane-Acquacheta"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5591061959000364914" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-Tu0cDV2UFEo/TZeGw3Lw6NI/AAAAAAAABLA/0LHNYzpbr8A/s1600/Lavane_4.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 300px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-Tu0cDV2UFEo/TZeGw3Lw6NI/AAAAAAAABLA/0LHNYzpbr8A/s400/Lavane_4.jpg" border="0" alt="Torrente Lavane-Acquacheta"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5591085636408895698" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-19486917528442275?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/19486917528442275/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=19486917528442275' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/19486917528442275'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/19486917528442275'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2011/04/torrente-lavane-acquacheta-dettagli.html' title='Torrente Lavane-Acquacheta: dettagli'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-6vsgtc-7Axo/TZdxOvKVG2I/AAAAAAAABKo/LA7gNdsy9TQ/s72-c/Lavane_1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-5160635887727268834</id><published>2011-04-01T19:11:00.001+02:00</published><updated>2011-04-01T19:12:41.803+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='divagazioni'/><title type='text'>In cabina di regia</title><content type='html'>Ho la sensazione che le persone che mi ruotano attorno restino più coerenti con se stesse di quanto lo faccia io. Ricordo un amico di infanzia che si affacciò al mondo dei grandi per primo: fu il primo a bere, a fare l'amore, a ritornare tardi la sera. Ora ha un figlio ed esce qualche volta di meno, ma è sempre lui: il leone esce, beve, tira tardi e pensa alla “gnocca”. Ricordo un amico del liceo che era una spanna su tutti nello sport: ha cambiato discipline più volte, ma alla fine è ancora lì, talvolta anche sul giornale, per le sue performance. E ricordo un'amica di università, la più brillante, la più raffinata a livello teorico: è ancora lei e con la sua voce tenue, educata, mai sopra le righe, insegna alla Sorbona. In quindici o venti anni mi sembra che queste persone non siano cambiate. O meglio l'hanno fatto, sono migliorate o peggiorate, ma nella direzione che per loro era sempre stata ovvia: hanno fatto conoscenze e frequentato luoghi cercati volutamente, scelti in un disegno preciso.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Io non ricordo di aver mai avuto un disegno del genere. O meglio, di nuovo, è radicalmente cambiato nel tempo. Le situazioni mi hanno attraversato con la forza di attrazione di una musa e io ho sempre ceduto al loro richiamo. Ricordo persone così diverse, perché in un tempo della mia vita sono stato con loro, ne ho seguito le orme e le suggestioni: in discoteca con il gel secco sui capelli, in bici con il sudore sulla fronte, in biblioteca con la matita per sottolineare e la penna per riassumere. E nel mezzo, altrettanti interregni, con una vaga malincomia per lo spreco di tempo della parentesi precedente e una smania incontrollabile di recuperare il futuro e farlo mio con un imporvviso cambio di rotta. E' in queste parentesi che mi sono ritrovato e spesso mi ritrovo ancora in labirinti decisionali: in città a sognar campagne, in montagne a sognar città, in ufficio ad anelare a grandi spazi, in natura a vagheggiare la cultura. E' una situazione che permea ogni dialogo, ogni conversazione, con un inevitabile “sì, però”: perché al teorico ricordo il piacere di un corpo in movimento, allo sportivo il gusto di una riflessione più lenta sul proprio gesto, all'edonista della notte la sensazione di benessere della luce del sole, all'integralista della salute il piacere di un whisky nelle luci soffuse di un'osteria.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In vero, credo che tutti, anche gli amici e le amiche di cui sopra, abbiano avuto gli stessi miei dubbi. Ciò che da fuori sembra un percorso lineare, da dentro è probabilmente un continuo crocevia. Però una differenza ci deve essere e, forse, è nell'atteggiamento di fronte ai bivi. I molti che ricordo hanno imboccato le strade ovvie per quello che erano diventati. Io, invece, ho imboccato le strade per ciò che ero in quell'istante, talvolta miope rispetto al futuro, spesso in forte contraddizione con quanto ero in passato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L'ironia in tutto questo è nell'epilogo delle svolte. La tradizione vuole che chi fa scelte forti sia più autore di altri della propria vita. Io ogni tanto sospetto invece di aver creato personaggi così autonomi da costringermi poi a rimboccarmi le maniche per fare quanto per loro era scontato fare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E ora linea alla regia. Sono curioso di vedere cosa farà per amalgamare il suo cast eterogeneo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-5160635887727268834?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/5160635887727268834/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=5160635887727268834' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/5160635887727268834'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/5160635887727268834'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2011/04/in-cabina-di-regia.html' title='In cabina di regia'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-4154260448346566940</id><published>2011-03-23T22:56:00.002+01:00</published><updated>2011-03-23T22:58:50.663+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='sardegna'/><title type='text'>La rana nel pozzo di Su Tempiesu</title><content type='html'>Nel cuore dell'isola arrivò un nuovo allarme. Un altro gruppo di legionari romani era approdato sulle coste orientali. Marciava indisturbato verso l'entroterra, verso le montagne cuore del loro mondo. Il giovane principe della tribù di Su Tempiesu sentiva che la fine era vicina. Lui, che aveva viaggiato nel continente, sapeva che  quegli uomini in calzari erano un piccolo manipolo di un grande popolo. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I nuragici si erano rinchiusi nelle montagne al centro dell'isola e lì, pietra dopo pietra, si erano sfidati a vicenda nell'imponenza di forme semplici. I Romani invece si erano spinti verso il mare e là avevano conosciuto le forme nella cui raffinatezza la nuda pietra compariva solo come materiale. I secoli sull'isola erano passati senza lasciare traccia: le tribù dei nuragici, sole in mezzo al mare, avevano combattuto tra di loro. I secoli sulla terra ferma, invece, avevano forgiato delle popolazioni: guerra dopo guerra, le genti italiche erano diventate un unico popolo, un'unica mente, un'unica spada. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non aveva senso combattere. Non era più possibile costruire in un giorno il popolo che non aveva sentito il desiderio di nascere in millenni. Il giovane principe non poteva più fare nulla per salvare la sua tribù dall'invasione. Si sentiva orfano dell'isolamento millenario che il suo mare gli aveva garantito. Orfano e inconsolabile perché sapeva che le forme di pietra imponenti che le sue tribù avevano perpetrato per secoli stavano per scomparire. E sentiva che, quale che fosse l'eleganza delle nuove forme che sarebbero arrivate sull'isola, la perdita di una tradizione millenaria era qualcosa di doloroso, irreparabile, negativo. Vedeva nei suoi nuraghi la legna e nelle nuove civiltà la fiamma. Quest'ultima avrebbe bruciato i primi con un'esplosione di luce e di energia, ma poi sarebbe rimasta solo cenere, nulla in mezzo ai suoi monti. I loro legni invece erano lì da millenni. E quello era un valore. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prima di darsi ai Romani, scese un'ultima volta nel tempio di Su Tempiesu. Si immerse nelle acque del pozzetto più grande, come sempre prima di officiare a un rito sacro. Poi, purificato dall'elemento liquido che sempre scorreva, sacrificò una piccola rana e la cosperse degli unguenti con cui solevano rendere impermeabili, durevoli e lucenti i loro trofei di caccia. Lavorò l'animale a lungo per essere certo di renderlo immune al tempo. Poi, riverso, lo gettò in fondo al secondo pozzo del tempio, quello più piccolo e più esterno. Intorno al principe solo montagne deserte e silenziose, come se il mare traditore, portatore dei Romani, non esistesse neppure. E di fronte quell'animale riverso, apparentemente morto nel suo elemento. Quello che infieriva alla rana era un destino crudele come quello del suo popolo, inspiegabilmente domato nella sua stessa terra, la nuda roccia di Sardegna in mezzo al Mediterraneo. Guardò l'animale un'ultima volta e si chiese se qualcuno mai, guardando quella rana, si sarebbe interrogato sulle ragioni della sua misteriosa scomparsa in quelle acque. Forse, se ciò fosse accaduto, quella persona si sarebbe interrogata anche sulla sacralità del luogo e sulla capacità di quel tempio di generare una morte così strana. E forse si sarebbe chiesto anche quale civiltà era stata in grado di costruire quella magia in quell'angolo così remoto. Se tutto questo fosse successo, forse allora qualche traccia della memoria del suo popolo non sarebbe mai scomparsa del tutto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Così il principe cercò di compiere l'ultimo gesto in favore dei popoli nuragici, prima di scomparire nell'impero.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-4154260448346566940?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/4154260448346566940/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=4154260448346566940' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/4154260448346566940'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/4154260448346566940'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2011/03/la-rana-nel-pozzo-di-su-tempiesu.html' title='La rana nel pozzo di Su Tempiesu'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-8868521352570672676</id><published>2011-03-20T22:37:00.003+01:00</published><updated>2011-03-20T22:41:24.797+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fotografia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='sardegna'/><title type='text'>Sardegna: le scogliere occidentali di Bosa e Alghero</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-vAC3KoMP9jE/TYZ0Ftv2FvI/AAAAAAAABKY/S-i8Yq_TB-Q/s1600/Bosa4.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 300px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-vAC3KoMP9jE/TYZ0Ftv2FvI/AAAAAAAABKY/S-i8Yq_TB-Q/s400/Bosa4.jpg" border="0" alt="Costa Bosa-Alghero"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5586280029328119538" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-4SwR1kwYDSk/TYZ0FKAEwOI/AAAAAAAABKQ/yfcGvX_Gj9Y/s1600/Bosa2.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 300px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-4SwR1kwYDSk/TYZ0FKAEwOI/AAAAAAAABKQ/yfcGvX_Gj9Y/s400/Bosa2.jpg" border="0" alt="Costa Bosa-Alghero"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5586280019732512994" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-asrOyGonTzU/TYZ0EgTO7FI/AAAAAAAABKI/8xMVhH4BN8Y/s1600/Bosa3.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; 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margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 300px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-W873iOS-Q8A/TYZzA94-TTI/AAAAAAAABJo/3C4PZ97c2VU/s400/Tinnari2.jpg" border="0" alt="La spiaggia di Tinnari"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5586278848250400050" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-yXcTwDhFp5s/TYZzAp7qJQI/AAAAAAAABJg/c4KUI_I3yLU/s1600/Tinnari1.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 300px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-yXcTwDhFp5s/TYZzAp7qJQI/AAAAAAAABJg/c4KUI_I3yLU/s400/Tinnari1.jpg" border="0" alt="La spiaggia di Tinnari"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5586278842892952834" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-eAc0v4HySIo/TYZzBhJVfQI/AAAAAAAABJ4/SDCUo-5g6xY/s1600/Tinnari4.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 300px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-eAc0v4HySIo/TYZzBhJVfQI/AAAAAAAABJ4/SDCUo-5g6xY/s400/Tinnari4.jpg" border="0" alt="Castelsardo"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5586278857714269442" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-7346038345423402635?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/7346038345423402635/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=7346038345423402635' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/7346038345423402635'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/7346038345423402635'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2011/03/sardegna-castelsardo-e-la-costa-nord-di.html' title='Sardegna: Castelsardo e la costa nord di Tinnari'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-W873iOS-Q8A/TYZzA94-TTI/AAAAAAAABJo/3C4PZ97c2VU/s72-c/Tinnari2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-920654071736403392</id><published>2011-03-20T22:28:00.003+01:00</published><updated>2011-03-20T22:32:41.409+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fotografia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='sardegna'/><title type='text'>Sardegna: Su Tempiesu e il cuore sacro dell'isola</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-03s2Q1OZ3bU/TYZx-gkEflI/AAAAAAAABJY/HD326keRas4/s1600/SuTempiesu3.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 300px; height: 400px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-03s2Q1OZ3bU/TYZx-gkEflI/AAAAAAAABJY/HD326keRas4/s400/SuTempiesu3.jpg" border="0" alt="Il tempio nuragico di Su Tempiesu"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5586277706506731090" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-yDCJHHPJrNM/TYZx-Su4R1I/AAAAAAAABJQ/7DE3eYH8RRc/s1600/SuTempiesu2.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 300px; height: 400px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-yDCJHHPJrNM/TYZx-Su4R1I/AAAAAAAABJQ/7DE3eYH8RRc/s400/SuTempiesu2.jpg" border="0" alt="Il tempio nuragico di Su Tempiesu"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5586277702793971538" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/-6kLLTkpx5mk/TYZx-DBsLoI/AAAAAAAABJI/5FPj1H-4cfE/s1600/SuTempiesu1.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 300px;" src="http://1.bp.blogspot.com/-6kLLTkpx5mk/TYZx-DBsLoI/AAAAAAAABJI/5FPj1H-4cfE/s400/SuTempiesu1.jpg" border="0" alt="Panorama di Pottada"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5586277698577903234" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-920654071736403392?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/920654071736403392/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=920654071736403392' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/920654071736403392'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/920654071736403392'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2011/03/sardegna-su-tempiesu-e-il-cuore-sacro.html' title='Sardegna: Su Tempiesu e il cuore sacro dell&apos;isola'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-03s2Q1OZ3bU/TYZx-gkEflI/AAAAAAAABJY/HD326keRas4/s72-c/SuTempiesu3.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-8159202709011023451</id><published>2011-02-26T17:41:00.001+01:00</published><updated>2011-02-26T17:45:07.987+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fotografia'/><title type='text'>Rocca San Casciano: il pascolo e il cipresso</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/-altsxpe_rZQ/TWkt7tzkZSI/AAAAAAAABJA/Wt0SttooLV4/s1600/Castellaccio_Cipresso.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 300px;" src="http://2.bp.blogspot.com/-altsxpe_rZQ/TWkt7tzkZSI/AAAAAAAABJA/Wt0SttooLV4/s400/Castellaccio_Cipresso.jpg" border="0" alt="Cipresso"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5578040117406491938" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/-9aQbNQKRetQ/TWkt7uJ-efI/AAAAAAAABI4/8GncAuO-rEo/s1600/Marzanella_Pascoli.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 300px;" src="http://4.bp.blogspot.com/-9aQbNQKRetQ/TWkt7uJ-efI/AAAAAAAABI4/8GncAuO-rEo/s400/Marzanella_Pascoli.jpg" border="0" alt="Pascolo"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5578040117500475890" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-8159202709011023451?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/8159202709011023451/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=8159202709011023451' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/8159202709011023451'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/8159202709011023451'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2011/02/rocca-san-casciano-il-pascolo-e-il.html' title='Rocca San Casciano: il pascolo e il cipresso'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-altsxpe_rZQ/TWkt7tzkZSI/AAAAAAAABJA/Wt0SttooLV4/s72-c/Castellaccio_Cipresso.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-2944335657214978887</id><published>2011-02-23T20:57:00.002+01:00</published><updated>2011-02-23T22:29:53.465+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='avventure metropolitane'/><title type='text'>La fatica di correggere</title><content type='html'>Sul tavolo c'erano già alcuni bicchieri vuoti, quando Andrea chiese a Filippo se aveva letto Oceano mare di Baricco. Era la classica domanda che Andrea, fisico col vizio della letteratura contemporanea, amava fare più spesso a Filippo, l'amico storico con gusti letterari più ottocenteschi. &lt;br /&gt;“Ricordi – domandò – il personaggio che rimane tutto il tempo seduto sulla spiaggia per studiare dove finisce il mare? E' uno dei mie personaggi preferiti: è come se lo vedessi di fronte alle onde che vanno e che vengono, a testimoniare quanto c'è di romantico nel misurare”.&lt;br /&gt;“Lo ricordo molto bene” rispose Filippo, rompendo il copione che lo voleva impreparato sulle uscite più recenti del Novecento. “Non è il solo personaggio intrigante: l'intera trama lo è. Mi sono annotato il punto in cui uno dei personaggi osserva che con la razionalità si fanno spesso scelte che poi diventano spine pungenti ai sussulti dell'istinto”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Andrea e Filippo sedevano a un tavolo lontano da casa. Le voci spagnole attorno al caffè del barrio gotico di Barcellona erano per entrambi piacevolmente estranee. Erano parentesi che sentivano la necessità di ritagliare dai loro mondi imperfetti. Non sbagliati, solo imperfetti. Era una questione di aspetti: un contesto sociale un po' troppo chiuso per l'uno, un'eredità sentimentale ingombrante per l'altro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Io credo che tu debba cambiare luogo” diceva Andrea a Filippo.&lt;br /&gt;“E io credo che tu debba aprirti ad altre persone” suggeriva Filippo ad Andrea.&lt;br /&gt;Entrambi potevano tramutare in realtà quei desideri molto sensati. Entrambi però tardavano a farlo. Per natura il loro tempo, già invaso dal senso del dovere, era conteso dal piacere del conversare, del leggere, dello scrivere, del viaggiare, dalla curiosità di conoscere un'altra persona e perdersi nei meandri della sua mente e, a volte, del suo corpo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Secondo me – disse Andrea – la nostra vita si esprime in una frase. Non siamo nati artisti, non siamo sufficientemente colti per diventare critici, ma ormai abbiamo fatto troppa strada per poterci accontentare di essere pubblico”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“Qualcosa di simile deve averlo detto anche un critico - confabulò Filippo – ma non credo che stia qui il punto. Dimenarsi con quanto si ha per non morire da pubblico prima del tempo forse è già molto più di niente, anche se non si è nati artisti, anche non si è diventati critici. Il fatto vero è un altro. E' che gli errori sono romantici. Non sono mai sbagliati del tutto. Le scelte sbagliate, è vero, a volte ti sbalzano lungo percorsi che non senti per niente tuoi. Ma, percorrendoli, alcuni luoghi, alcune persone diventano tuoi. E allora cambiare direzione non è più una decisione che riguarda solo te. Tocca anche loro e la fitta trama di rapporti che ormai ti avvolge”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-2944335657214978887?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/2944335657214978887/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=2944335657214978887' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/2944335657214978887'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/2944335657214978887'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2011/02/la-fatica-di-correggere.html' title='La fatica di correggere'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-2074086553401484045</id><published>2011-02-22T22:29:00.001+01:00</published><updated>2011-02-22T22:31:22.425+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='avventure metropolitane'/><title type='text'>Il simbolo della vespa rossa</title><content type='html'>Aveva solo quindici anni quando, con i risparmi del primo anno di lavoro, si comprò una vespa usata. La volle rossa. Era l'unico colore che poteva immaginare: lui, famiglia operaia, già operaio a sua volta, poteva viaggiare solo su quel colore. Aveva visto suo padre scioperare per un aumento contrattuale e aveva già scioperato anche lui per una pausa più lunga a metà turno. Lo sentiva come un dovere e lo viveva come un piacere: era il modo più bello per stare insieme, un'intera fetta di paese, unita, conscia di se stessa, fronte unico di fronte al padrone. La fabbrica cresceva: produceva sempre più mattonelle, era una potenza economica che in quel paese di quattromila persone aveva il peso di una multinazionale. Generava i suoi ricchi. A loro spettavano le loro battaglie e la lotta per una porzione di privilegio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La vespa rossa era ancora la stessa, ma oggi, venticinque anni dopo, la fabbrica era solo un guscio vuoto circondato da una vegetazione anonima: erbacce tra le crepe dell'asfalto nel parcheggio, grumi di terra rappresa sulle grondaie, qualche spino e le prime robinie sotto una tettoia di eternit verdognola. Massimo Cairoli era seduto lì di fronte allo scheletro di fabbrica come un vecchio ragazzo del muretto. I capelli, venati di bianco erano ancora lunghi e acconciati come ai tempi della protesta. Il foulard, anche, era lo stesso di anni prima: bianco e nero, i colori della jihad. Lui, in gran parte era lo stesso di allora: sognava di ritrovare i colleghi fuori dell'ingresso, fare una battuta sulla macchina del capo, partire per una protesta.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Solo che ora non sapeva più esattamente per cosa e contro chi protestare. Non era mai successo che la fabbrica chiudesse. Suo nonno, suo babbo, lui avevano imparato a difendere la loro fetta. Poi non si ricordava neppure come, le sue maniere si erano estinte. I compagni lo ascoltavano alla macchinetta, ma poi il giorno dopo non erano con lui sul piazzale: uno aveva un aumento da difendere, un altro un figlio piccolo da crescere, un altro un contratto a breve termine da rinnovare, un altro, semplicemente, non voleva rischiare di suo. Erano ancora in fabbrica, ma non più uniti. E poi, chi parlava con loro, non invitava più a lottare per una fetta della torta, ma suggeriva di rinunciare a una briciola per evitare che un intero fianco si sgretolasse. Le ragioni erano varie, ampie, ramificate. Inutile parlarne.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Massimo Cairoli non voleva smettere di essere di sinistra. Gli era piaciuto esserlo: era stato operaio, con la certezza di essere diverso dal nemico storico, ma in mezzo a una quotidianità semplice, quasi rituale, si era concesso di imparare da un film che la carta bruciava a 451 gradi Fahreneit. E su quelle scene di Truffaut se l'era giocata anche con chi aveva studiato in città. Li aspettava al bar e gli pagava da bere per umiliarli della loro lacuna. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora non poteva consumare più nessuna vendetta. La gente non riconosceva la sua citazione, ma non si sentiva neppure in colpa per non conoscerla. Gli rispondevano che il Berlusca non stava a perdere tempo con quelle storie. E lui allora replicava ma senza troppa forza. In fondo, quel presidente che sembrava credere ancora al pericolo comunista era l'unica cosa che, per contrasto, lo faceva sentire ancora di sinistra. Per il resto aveva solo dubbi. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In quell'incertezza si era bevuto molto, compreso la famiglia. E ora era solo, senza più classe. Quella era rimasta solo alla sua vespa rossa. Un pezzo grosso del Rotary Club gliela avrebbe pagata più di seimila euro, anche solo per il telaio. Era ancora un simbolo. Ma per un altro mondo.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-2074086553401484045?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/2074086553401484045/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=2074086553401484045' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/2074086553401484045'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/2074086553401484045'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2011/02/il-simbolo-della-vespa-rossa.html' title='Il simbolo della vespa rossa'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-4609760369134435155</id><published>2011-02-17T22:02:00.000+01:00</published><updated>2011-02-17T22:03:23.998+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='divagazioni'/><title type='text'>L'imprevedibile danza del desiderio</title><content type='html'>Cinquant'anni, ricercatore affermato, amministratore desiderato, Giulio portava la sua esperienza con responsabilità e autoironia. Sapeva che la fitta trama di relazioni sociali in cui era inserito aveva una consistenza reale: anzi, esistenzialista nel profondo, sentiva come un dovere la necessità di impegnarsi duramente per modificare quanto più il sistema di forze di cui era parte. Aveva sempre pensato che Sarte avesse ragione: il piacere della vita stava nella fatica di decidere costantemente la propria posizione, senza mai tirarsi indietro, senza mai lasciare scorrere gli eventi. Però, e per questo si sentiva orgoglioso, in qualche modo migliore di altri, guardava alla partita di Risiko della sua vita con distacco autentico. Il gioco poteva fare a meno di lui. Certo, se fosse scomparso, forse si sarebbe saltato un turno nel decidere a chi toccava proseguire dopo, ma poi si sarebbero riscritte le regole e la partita sarebbe continuata rigenerando se stessa eternamente. Già perché chiunque alla fine la vinca, in quei pochi casi che si arriva a un vincitore chiaro, poi si crea un nemico per ingannare la noia e continuare.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giulio si definiva sotto voce un esistenzialista epicureo. Mica poco, pensava. E proprio per questo si sentiva profondamente irritato quando di fronte alle decisioni da prendere, sentiva l'agitazione salire. “Ancora?” si chiedeva contrariato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non doveva essere così. Si ricordava ancora quando ormai trentacinque anni prima si era seduto sui banchi della prima liceo. L'insegnante gli aveva chiesto se aveva paura del percorso di studi che l'attendeva e dell'esame finale che avrebbe dovuto superare per il diploma. Lui rispose che aveva paura dell'inizio, ma non della fine. I ragazzi di quinta erano già grandi e all'epoca per lui essere grandi significava dispensare certezze: i grandi conoscevano le strade, sapevano pagare le bollette, non avevano paura del buio, non avevano problemi a scrivere o a far di conto. Dunque era chiaro: un ragazzo grande sapeva come prepararsi a un esame e, conosciuta la ricetta infallibile, si trattava solo di eseguirla passo a passo per un successo assicurato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;All'esame di maturità, quando impiegò un'ora a impostare l'integrale per il calcolo del volume del prisma oggetto del problema, le sue certezze avevano già subito alcuni colpi. In geometria ogni linea tracciata era una lama nelle sue sicurezze e, a ben vedere, anche di fronte al foglio bianco del tema c'erano varie incognite: chi gli garantiva che le sue idee potessero interessare a qualcuno o che tutti le potessero comprendere agevolmente attraverso la propria esposizione?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora, è vero, quei problemi non lo assillavano più. Riempiva pagine, moduli, discorsi con l'agilità di una lunga esperienza. Però bastava essere un po' stanchi per restare sorpresi di fronte a una domanda: ne arrivavano in continuazione e solo la risposta giusta era accettata. Ma quale era a volte la risposta giusta? E, ancora, c'era altro che non aveva compreso: essere esistenzialisti come lui si professava significava vivere il proprio tempo bagnandosi ogni giorno nell'urgenza delle scelte quotidiane o era restare al di fuori dei giochi, guardare il Risiko degli altri e diventare sapienti studiandone le regole?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;In vero c'era poi una domanda ancora più basilare che lo tormentava. Se solo lo avesse voluto, avrebbe potuto vivere in pace. Se lo poteva permettere. E allora perché non accettare la quiete?&lt;br /&gt;“Che domande stupide ti fai ancora?” si schernì. Se c'era una cosa che nel suo essere epicureo esistenzialista aveva imparato era proprio la risposta a questa domanda. Nella quiete può restare solo chi non l'ha mai abbandonata. Chi l'ha lasciata anche solo una volta, poi, la potrà abbracciare intensamente solo per poche ore, prima di abbandonarla e cercarla altrove nell'imprevedibile danza del desiderio.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-4609760369134435155?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/4609760369134435155/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=4609760369134435155' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/4609760369134435155'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/4609760369134435155'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2011/02/limprevedibile-danza-del-desiderio.html' title='L&apos;imprevedibile danza del desiderio'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-1057387758458038881</id><published>2011-02-13T17:42:00.000+01:00</published><updated>2011-02-13T17:44:22.076+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fotografia'/><title type='text'>Rocca San Casciano: quercia in bianco e nero</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/-b9O0dk9oGk8/TVgKKR-P7xI/AAAAAAAABIw/3Y8sDYRanSs/s1600/Albero_BW.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 300px; height: 400px;" src="http://3.bp.blogspot.com/-b9O0dk9oGk8/TVgKKR-P7xI/AAAAAAAABIw/3Y8sDYRanSs/s400/Albero_BW.jpg" border="0" alt="Quercia in bianco e nero"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5573215710610452242" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-1057387758458038881?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/1057387758458038881/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=1057387758458038881' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/1057387758458038881'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/1057387758458038881'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2011/02/rocca-san-casciano-quercia-in-bianco-e.html' title='Rocca San Casciano: quercia in bianco e nero'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/-b9O0dk9oGk8/TVgKKR-P7xI/AAAAAAAABIw/3Y8sDYRanSs/s72-c/Albero_BW.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-1602326157266770457</id><published>2011-02-09T21:52:00.001+01:00</published><updated>2011-02-09T21:53:47.801+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='avventure metropolitane'/><title type='text'>Le pizze al taglio e le altre invasioni</title><content type='html'>Giovanni e Umberto lavoravano insieme saltuariamente da diverso tempo all'organizzazione di percorsi espositivi nel cuore della Romagna. Giovanni, più giovane, seguiva gli aspetti organizzativi, senza lesinare alzate di voce per il rispetto delle scadenze, mentre Umberto, il decano del settore in quella fetta di territorio, metteva più attenzione ai contenuti, sempre fedele nell'abbigliamento e nelle scelte al metodico e sistematico approccio marxista alla cultura. In un continuo negoziato tra limiti di spesa, estetica e rigorosità, i due lottavano fianco a fianco per non perdere mai la fiducia nelle proprie illusioni e il termine ultimo per dare l'ok si stampi al nuovo catalogo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Costume caro a entrambi era quello di dirottare in silenziose caffetterie del centro di Cesena gli incontri meno operativi, quelli in cui si scandiva il calendario, si sceglievano gli artisti, si ipotizzavano le collaborazioni istituzionali. Così tra un'incombenza e l'altra capitava anche di fare due passi in compagnia, fino alla fermata dell'autobus dell'uno o fino all'auto dell'altro.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Fu in uno di queste occasioni conviviali, che a tutti e due davano la piacevole sensazione di un incontro redazionale vecchio stile, che il giovane e il decano si incontrarono di fronte alla Barriera di Cesena.&lt;br /&gt;“Qui – esclamò Umberto – aprirono la prima pizzeria al taglio della città. Scoppiò proprio un casino: te l'immagini? La pizza nel tempio della piadina, il commercio che invadeva la tradizione?”&lt;br /&gt;Giovanni sorrise e guardando di sfuggita il cappello di Umberto scommise di conoscere da che parte della barricata l'amico si era schierato.&lt;br /&gt;“Fu – proseguì Umberto – come quando aprirono il primo McDonald's a Bologna, che era ancora rossa, in fondo a via Indipendenza. Sui giornali c'era solo un tema!”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il decano parlava dei suoi ricordi con visibile stupore, quasi incredulo di fronte al nulla, all'assoluta normalità che quei dibattiti avevano lasciato. Mentre Giovanni ascoltava e quasi in colpa guardava il compagno come un oggetto di studio: cercava di capire, senza fare male a sogni troppo preziosi per essere sfiorati, quanto Umberto fosse simile oggi al ragazzo che aveva vissuto come protagonista quei fatti. Allora, ne era sicuro, Umberto doveva aver difeso prima i piadinari dall'invasione della pizza e poi i pizzaioli dall'invasione del fast food: la sua doveva essere stata una difesa senza incertezze, rossa nell'ispirazione, ma cattolica per intransigenza e dogmatismo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“E ora?” si chiedeva Giovanni. Umberto era ancora lì, fermo, o aveva accettato un dialogo più aperto con il mondo? Ora che anche lui mangiava tranquillamente pizzette al taglio restava fedele alla sua battaglia o si sentiva un po' bigotto come quelli che al tempo, da altro fronte, avevano detto no al divorzio o all'aborto? &lt;br /&gt;E ora con che occhi guardava le stranezze del mondo? Il piccolo pizzaiolo, nel frattempo diventato custode della tradizione, deve barcamenarsi nelle incertezze dell'economia con contratti capestro ai dipendenti e ingredienti di seconda fascia. McDonald's, invece, prende quasi in giro le sue origini con ricette leggere, cibi doc, etica della salute.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Giovanni tenne per sé queste domande. Ancora vive nella mente, scelse di portarsele a cercare una risposta a pochi chilometri da lì. Avrebbe sfruttato la quiete del parco fluviale, prima di rientrare in ufficio, per pensarci un po' camminando. Da solo, lungo il fiume, le idee avrebbero sicuramente la linfa necessaria. In pochi minuti fu a fianco del corso d'acqua, ma invece di pensare a Umberto sorrise calciando una pietruzza. Se lui era lì, era principalmente perché i poeti inglesi, i filosofi tedeschi e una vasta schiera di romantici parolieri aveva creato il mito della natura vergine come luogo di raccoglimento e contemplazione. Umberto non era solo. Anche lui aveva già una memoria culturale sufficientemente lunga per usarla come lente di ingrandimento di fronte a ogni granello di presente.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-1602326157266770457?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/1602326157266770457/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=1602326157266770457' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/1602326157266770457'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/1602326157266770457'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2011/02/le-pizze-al-taglio-e-le-altre-invasioni.html' title='Le pizze al taglio e le altre invasioni'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-2716249417177165555</id><published>2011-02-08T22:00:00.000+01:00</published><updated>2011-02-09T21:52:23.578+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fotografia'/><title type='text'>Bagno di Romagna: albero in controluce</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_vI8AcnYbNcQ/TVL-AOu1vlI/AAAAAAAABIo/1OugGjB1tBg/s1600/Albero_Bagno.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 300px; height: 400px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_vI8AcnYbNcQ/TVL-AOu1vlI/AAAAAAAABIo/1OugGjB1tBg/s400/Albero_Bagno.jpg" border="0" alt="Bagno di Romagna: albero in contro luce"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5571794968918736466" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-2716249417177165555?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/2716249417177165555/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=2716249417177165555' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/2716249417177165555'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/2716249417177165555'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2011/02/bagno-di-romagna-albero-in-controluce.html' title='Bagno di Romagna: albero in controluce'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_vI8AcnYbNcQ/TVL-AOu1vlI/AAAAAAAABIo/1OugGjB1tBg/s72-c/Albero_Bagno.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-4292076495538044366</id><published>2011-01-23T20:45:00.003+01:00</published><updated>2011-01-23T20:48:09.758+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fotografia'/><title type='text'>Muraglione: panorama dalla Fiera dei Poggi</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_vI8AcnYbNcQ/TTyFr3Q5h9I/AAAAAAAABIc/6AYcLbDM7nE/s1600/EremoToschi_1.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 300px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_vI8AcnYbNcQ/TTyFr3Q5h9I/AAAAAAAABIc/6AYcLbDM7nE/s400/EremoToschi_1.jpg" border="0" alt="Muraglione: panorama dalla Fiera dei Poggi"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5565470228138788818" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-4292076495538044366?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/4292076495538044366/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=4292076495538044366' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/4292076495538044366'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/4292076495538044366'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2011/01/muraglione-panorama-dalla-fiera-dei.html' title='Muraglione: panorama dalla Fiera dei Poggi'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_vI8AcnYbNcQ/TTyFr3Q5h9I/AAAAAAAABIc/6AYcLbDM7nE/s72-c/EremoToschi_1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-2109561451407859822</id><published>2011-01-22T17:12:00.002+01:00</published><updated>2011-01-22T17:13:47.245+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fotografia'/><title type='text'>Neve e nubi a La Guna</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_vI8AcnYbNcQ/TTsCH_hzPTI/AAAAAAAABIU/qazcKmK9vRk/s1600/LaGuna_Neve.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 300px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_vI8AcnYbNcQ/TTsCH_hzPTI/AAAAAAAABIU/qazcKmK9vRk/s400/LaGuna_Neve.jpg" border="0" alt="Neve e nubi a La Guna"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5565044100881923378" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-2109561451407859822?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/2109561451407859822/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=2109561451407859822' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/2109561451407859822'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/2109561451407859822'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2011/01/neve-e-nubi-la-guna.html' title='Neve e nubi a La Guna'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_vI8AcnYbNcQ/TTsCH_hzPTI/AAAAAAAABIU/qazcKmK9vRk/s72-c/LaGuna_Neve.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-1026311310874584414</id><published>2011-01-21T23:16:00.000+01:00</published><updated>2011-01-21T23:17:17.812+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='avventure metropolitane'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='divagazioni'/><title type='text'>La lettera e le radici</title><content type='html'>La sera prima, un venerdì, aveva tirato un po' a tardi, ma non troppo, come d'abitudine. Due chiacchiere, una birra, qualche aneddoto sul passato, qualche idea strampalata di viaggio per il futuro e qualche piano d'azione più concreto per il breve medio periodo. All'una era a letto. Alle due o poco più doveva aver spento la luce, trovando anche il tempo per un po' d'amore e la pagina della staffa. Ora erano le dieci di sabato. Era tempo del suo rituale: due passi fino in centro, un salto all'edicola e poi al bar, in mezzo alla gente ma in un tavolo in disparte e poco rumoroso. Lì avrebbe sfogliato le pagine di Repubblica: uno sguardo veloce ai titoli di politica interna, uno sguardo più attento a costume e cultura e poi la terza dello sport. Era il suo settimanale sorso di epica contemporanea. O almeno così giustificava il tempo che gli dedicava.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Quando arrivò al bar si atteggiò al solito modo. Una vaga aria da telefilm, una certa verve poetica e un fare riflessivo. In realtà però riflessivo lo era solo in parte: molto nel suo fare quotidiano, dal lavoro al tempo libero, poco o nulla nelle sue scelte più profonde scelte che procedevano per lunghe pause e improvvisi slanci. In realtà poi non si sentiva neppure con la vaga aria da telefilm e la verve poetica. Era che lì in un paese dove già Bologna era lontana, bastava poco per avere quell'etichetta. E poi lui si chiamava Maicol, scritto proprio così: pensava che solo chi lo voleva far sembrare lontano da dov'era senza sapere dove mandarlo esattamente poteva dargli un nome di quel genere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Comunque quel mattino Maicol si sentiva più vicino alle etichette che gli avevano dato di molti altri giorni. Prese il caffè, lo portò al suo tavolo isolato, lo aprì al centro, dove d'abitudine si soffermava di più, e poi, sopra all'esile carta stampata, aggiunse un foglio portato da casa. La ragazza che aveva lasciato ormai un anno prima, di certo più matura ed esperta di lui, gli aveva scritto una lunga riflessione sulla mancanza di poetica nel suo gesto d'addio. A lui così teatrale, retorico ed enfatico veniva rinfacciato un commiato sobrio, sintetico, minimalista. Troppo poco, diceva la lettera. Bisognava ripetere la rappresentazione: non l'intera storia, ma il suo atto conclusivo. Era stata una comunicazione aziendale, mentre dioveva essere una corrida, elegante e drammatica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Maicol aveva ascoltato storie simili anni prima, ma non era mai stato lui il protagonista. E, come un attore alle prime armi, non riusciva a concentrarsi sul suo copione facendo nel contempo attenzione al resto della scena. Non sapeva se dall'altra parte, chi aveva scritto, era animata da odio, rancore, dolore, senso d'abbandono, volontà di recidere o desiderio di rielaborare. La lettera tra l'altro lo accusava proprio di manifesta incapacità a pensare al rapporto come gioco a due e non come situazione aggiuntiva del proprio io. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Per una volta ancora si sarebbe rassegnato al suo difetto, se tale era: si sarebbe concentrato su se stesso Mentre il caffè si raffreddava e il giornale rimaneva sulla stessa pagina, Maicol sorrise alle proprie radici. Ne aveva di famigliari, di geografiche, di linguistiche e, ora che poteva ricordarsi di dieci anni prima riguardandosi allora già come una persona adulta, aveva anche radici culturali e professionali. Ora quella lettera aggiungeva anche (altre) radici sentimentali. Il suo apparato radicale era sempre più vasto, composito e ramificato. Era come se la sua vita assomigliasse all'albero che per gioco gli avevano fatto disegnare un paio di anni prima. &lt;br /&gt;“Disegna un albero velocemente, senza pensarci troppo” gli avevano detto.&lt;br /&gt;Lui aveva tratteggiato profonde radici, un tronco esile e diritto e una chioma folta e ramificata.&lt;br /&gt;La diagnosi era stata chiara: forte peso del passato, sviluppo senza traumi ma ancora notevole indecisione sul futuro. &lt;br /&gt;Se continuava ad aggiungere altre radici, c'era il serio rischio di diventare un bonsai. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Bevve il caffè freddo e ne ordinò un altro. Non era tempo di speculare sui vizi: ci voleva lucidità. Di certo non avrebbe raccolto l'invito a rivistare le proprie radici sentimentali. Se ogni radice avesse preteso la propria revisione, il proprio futuro sarebbe vissuto con la sola compagnia del passato. Gli serviva piuttostop un luogo. Doveva scegliersi il proprio, più al centro della propria ricca rete di amicizie, più in centro in generale forse. Trasferirsi lì con il suo lavoro, che quello non poteva essere cambiato, perché troppo bello per essere tradito. E solo una volta lì invitare a raccolta le radici vecchie e nuove. Già perché quando ci si muove, si tende a essere più disponibili verso la meta, a volte troppo disponibili, fino al punto di tradirsi per compiacenza. Gli serviva un luogo suo, dove non aver paura di mostrare le proprie quotidiane debolezze.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-1026311310874584414?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/1026311310874584414/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=1026311310874584414' title='5 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/1026311310874584414'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/1026311310874584414'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2011/01/la-lettera-e-le-radici.html' title='La lettera e le radici'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><thr:total>5</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-996435622190384455</id><published>2011-01-16T21:27:00.001+01:00</published><updated>2011-01-16T21:29:28.268+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fotografia'/><title type='text'>Arbusto sul Lago di Ponte</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_vI8AcnYbNcQ/TTNVBot-aOI/AAAAAAAABIM/AZEIncOb7R8/s1600/LagoPonte.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 300px; height: 400px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_vI8AcnYbNcQ/TTNVBot-aOI/AAAAAAAABIM/AZEIncOb7R8/s400/LagoPonte.jpg" border="0" alt="Lago di Ponte"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5562883451331176674" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-996435622190384455?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/996435622190384455/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=996435622190384455' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/996435622190384455'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/996435622190384455'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2011/01/arbusto-sul-lago-di-ponte.html' title='Arbusto sul Lago di Ponte'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_vI8AcnYbNcQ/TTNVBot-aOI/AAAAAAAABIM/AZEIncOb7R8/s72-c/LagoPonte.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-4926239041602482966</id><published>2011-01-13T22:37:00.000+01:00</published><updated>2011-01-13T22:38:37.753+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='divagazioni'/><title type='text'>Tre critiche e la presunzione per accettarle</title><content type='html'>Tic, tic, tic. Guardo la tastiera e mi immagino il tintinnio veloce dei tasti quando si scrive. Penso a quanto volte ho fatto correre le dita e mi domando quante volte ciò che ne è uscito aveva un senso. Lì per lì lo ha sempre, ma poi il tempo passa e a volte porta con sé giudizi meno pietosi nei propri confronti. Riguardo alcune pagine del passato e le sento vuote o assemblate nella forma sbagliata, qui troppa asciutta, là troppo retorica.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oggi mi perdo in questi giri di parole, di certo con nessuna originalità, perché, come in concerto senza direttore, più persone, nello stesso tempo, mi hanno invitato a fare di più. Secondo alcuni, anzi, anche ora, scrivendo queste parole qui, starei sprecando energie inutili: energie in banali esercizi di stile per riempire un contenitore virtuale di racconti troppo brevi per avere un'anima. Le mie storie possono offendere perché sono fotografie troppo aderenti di ritagli di realtà troppo piccoli e chi ne è protagonista vi si riconosce raffigurato in modo parziale e impoverito. Le mie storie sarebbero troppo “giornalistiche”: racconti di fatti nella loro meccanica successione, con personaggi spogli della profondità in cui i loro gesti assumono ragion d'essere e umanità. Le mie storie finiscono troppo nitide, come fossero parabole, senza avere nella credibilità del narratore una fiamma sufficiente per scaldare il messaggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il problema non è avere l'umiltà di raccogliere queste critiche. Io stesso, nella lucidità del tempo che si deposita, posso vedere quanto di vero esse contengono. Il problema è avere la capacità per elaborarle senza cadere in una semplice e molto diffusa presunzione. Ciò che le critiche di questi giorni invitano a fare si delinea sempre più nitido: personaggi realistici che creino la loro storia, ispirata dal mondo ma originale rispetto a esso; trame che si sviluppino nell'evolvere dei loro protagonisti, con uomini coerenti o in contraddizione con il loro passato e il loro presente, raccontati con la partecipazione emotiva, la vicinanza o la lontananza, che si riserva a se stessi, a chi si vuol bene o a chi si odia; e ancora conclusioni senza massime, ovvie per i fatti che le hanno precedute o indecifrabili per l'impossibilità di ricondurre a un ordine la materia trattata, nonostante tutti gli sforzi fatti per esplorarla.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutto questo in fondo è fare lo scrittore. E allora capirete bene il piccolo tormento del protagonista di questa storia. Ignorare le critiche e proseguire come se nulla fosse. O ascoltarle e pretendere da se stesso di essere uno scrittore, con il rischio della delusione, resa ancora più dolorosa dall'alterigia dimostrata nella propria pretesa iniziale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Qui è il caso di chiudere la parentesi. Scrivere può essere un ottimo modo per fare ordine nelle proprie idee, ivi compresa l'idea dello scrivere. Però poi bisogna chiudere le porte. Quando si scrive, si scrive soli. Tic, tic, tic.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-4926239041602482966?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/4926239041602482966/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=4926239041602482966' title='7 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/4926239041602482966'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/4926239041602482966'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2011/01/tre-critiche-e-la-presunzione-per.html' title='Tre critiche e la presunzione per accettarle'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><thr:total>7</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-8503445364482485800</id><published>2011-01-11T19:48:00.000+01:00</published><updated>2011-01-11T19:49:47.936+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='avventure metropolitane'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='divagazioni'/><title type='text'>Con la vista di un Dio un attimo prima del sonno</title><content type='html'>Vorrei vivere 24 ore al giorno con la lucidità del momento che anticipa il sonno. Sono sicuro che sia capitato anche a voi: d'inverno, con le coperte che sembrano proteggervi dal mondo intero, scivolare piano piano verso il sonno pieno e, pochi attimi prima di cedere a esso, rivivere gli eventi vicini e lontani e vedere di fronte a voi, nitide, le cose che dovete fare per comporre al meglio, per voi e per gli altri, il mosaico dei vostri giorni a venire. Al momento sembra tutto così ovvio e, in onestà, credo davvero che lo sia: uno, due, tre e il gioco è fatto. Solo che lì per lì il sonno ormai vi attanaglia: allora, soddisfatti per l'intuizione appena avuta, rimandate tutto al giorno dopo. “Appena mi sveglio – vi ri-promettete – mi annoto tutto”. Ma il giorno dopo, nulla, niente, vi tormentate le meningi per recuperare quei pochi, semplici pensieri, ma invano: andati, persi, intrappolati chissà dove. Secondo me quei bastardi riemergeranno tutti in una volta solo alla fine, per farci ripercorrere, con il canonico amaro in bocca, tutto quello che sarebbe dovuto essere, ma, per colpa nostra e nulla più, non è stato.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ieri sera, per esempio. Ricordo, già un po' sonnacchioso, di aver chiuso le pagine di Jorge Amado, perché i miei pensieri mi sembravano infinitamente più interessanti. E non perché Amado fosse noioso, ma perché proprio mi pareva di aver trovato la quadratura del cerchio, la grande teoria in cui avrei potuto ricondurre in un unico affresco amori abbandonati, amanti renitenti, parenti trascurati, colleghi delusi, amici offesi e tanto, tanto altro ancora. Ero assolutamente sicuro di raccontarmi tutta la verità, senza nessuna autocensura a fin di bene per la mia coscienza, e che la verità, amichevole come non mai, mi spiegasse, tra una birra e un peperoncino farcito, il sentiero da tenere per imboccare la retta via.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Figuratevi che avevo trovato anche le battute giuste per restare vicino all'amore del momento. Era come se mi ci vedessi sotto le coperte di quel recente pomeriggio di inverno: io, il simpatico cagnetto e, appunto, l'amore del momento. Da un lato, il mio lato, la voglia di dare, ricevere, pretendere e ricambiare, ma non promettere: per evitare, nel dubbio, il bivio tra il tutto e il niente a cui le promesse portano. Dall'altro lato, il lato dell'amore del momento, la curiosità ritrovata e una profondità appena sfiorata e tutta da esplorare, ma anche il desiderio di essere venerato, unico e perfetto, in un futuro certo e senza fine.&lt;br /&gt;Tra quegli sguardi d'intesa che chiedevano rinunce senza rimpianti, il dialogo, scarno, diceva tutto.&lt;br /&gt;“Andrai a camminare domani?”.&lt;br /&gt;“Sì”.&lt;br /&gt;“Davvero? Non me l'avevi detto. Pensavo di aprirmi. E allora non lo farò”.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Pochi giorni dopo quel momento, lì nel letto, solo, prima di addormentarmi, ero sicuro di aver trovato il proseguimento ideale di quel dialogo. Scorreva così bene e dopo di esso tutto era così fluido. Io volavo leggero, senza il peso delle promesse. E l'amore del momento mi seguiva per aria volteggiando con me senza paura di precipitare nel baratro di un futuro troncato. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Con le palpebre che scendevano e il libro di Amado che dondolava nelle mani mi dissi, questa volta sicuro al cento per cento, che il giorno dopo, appena sveglio, mi sarei annotato quelle parole brillanti che, come la vista di Dio, richiudevano passato e futuro nella perfezione di un attimo eterno. Il giorno dopo fui di parola. Apriii le virgolette sul bloc notes come chi si appresta a riportare la frase esatta di un discorso seguito senza interferenze. Ma la penna si fermò lì come al solito, le parole udite la sera prima del sonno non c'erano più.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Non ci diedi neppure troppo peso. Come i giorni prima, come molte altre persone, come forse tutte, iniziai la mia giornata così come avevo iniziato la precendente: con qualche dubbio, un po' di senso di colpa e alcune speranze.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-8503445364482485800?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/8503445364482485800/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=8503445364482485800' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/8503445364482485800'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/8503445364482485800'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2011/01/con-la-vista-di-un-dio-un-attimo-prima.html' title='Con la vista di un Dio un attimo prima del sonno'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-884716164458608226</id><published>2011-01-09T22:39:00.001+01:00</published><updated>2011-01-09T22:41:10.009+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fotografia'/><title type='text'>Montone: nebbia sulla valle</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_vI8AcnYbNcQ/TSorPZrK0wI/AAAAAAAABH8/iBYS0jDduQw/s1600/Nebbia_SanDonnino.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 300px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_vI8AcnYbNcQ/TSorPZrK0wI/AAAAAAAABH8/iBYS0jDduQw/s400/Nebbia_SanDonnino.jpg" border="0" alt="Nebbia a San Donnino"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5560304233532281602" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_vI8AcnYbNcQ/TSorPHQ9nOI/AAAAAAAABH0/rivTub2M4ZY/s1600/Nebbia_Bocconi.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 300px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_vI8AcnYbNcQ/TSorPHQ9nOI/AAAAAAAABH0/rivTub2M4ZY/s400/Nebbia_Bocconi.jpg" border="0" alt="Nebbia a Bocconi"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5560304228590525666" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-884716164458608226?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/884716164458608226/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=884716164458608226' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/884716164458608226'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/884716164458608226'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2011/01/montone-nebbia-sulla-valle.html' title='Montone: nebbia sulla valle'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_vI8AcnYbNcQ/TSorPZrK0wI/AAAAAAAABH8/iBYS0jDduQw/s72-c/Nebbia_SanDonnino.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-3412557756760202381</id><published>2011-01-03T21:49:00.003+01:00</published><updated>2011-01-03T21:54:06.955+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fotografia'/><title type='text'>Fosso del Becca: geometrie ghiacciate</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_vI8AcnYbNcQ/TSI23iLCnwI/AAAAAAAABHs/Jd2lsBrSomE/s1600/GeomGhiaccio4.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; 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margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 300px; height: 400px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_vI8AcnYbNcQ/TREEKmVXG0I/AAAAAAAABHE/pgnCPesJaKw/s400/Acquilone1.jpg" border="0" alt="Monte Aquilone"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5553224395659877186" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-1316258950850784819?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/1316258950850784819/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=1316258950850784819' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/1316258950850784819'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/1316258950850784819'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2010/12/monte-acquilone-il-faggio-e-il-recinto.html' title='Monte Aquilone: il faggio e il recinto'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_vI8AcnYbNcQ/TREEKmVXG0I/AAAAAAAABHE/pgnCPesJaKw/s72-c/Acquilone1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-448729382252839493</id><published>2010-12-14T21:21:00.001+01:00</published><updated>2010-12-14T21:23:21.288+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='avventure metropolitane'/><title type='text'>Solo, sull'isola, l'uomo che accelerava il tempo</title><content type='html'>&lt;div align="right"&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;Per una volta, ho ringraziato fino in fondo di essere ciò che sono.&lt;br /&gt;Difficilmente, altrimenti, sarei stato lì ad ascoltare.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un colpo di tosse sporco accentuò il tono di rimprovero di Marcello verso l'amico. Italo non poteva essere davvero quello che rispondeva prima al cane che a lui, non era possibile, non era accettabile. Un cane, per giunta stupido, non poteva stare lì tra i piedi, non poteva continuare a essere il centro di quel tavolo dove si parlava di Mozart, di etica, e di Aarus, lo sconosciuto scrittore svedese che Marcello aveva incontrato da ragazzo, quando pensava di leggere in ordine alfabetico tutta la biblioteca di Venezia. Quel cane era davvero troppo. Non un animale ma l'abiura della libertà dopo una vita trascorsa a impersonarla.&lt;br /&gt;“No, Italo, il posto del cane è là fuori in terrazza” disse Marcello ancora una volta la sera a nordest prima di partire per l'isola greca di Milos.&lt;br /&gt;Italo versò allora all'amico un altro bicchiere di grappa, l'ultimo prima di un saluto dal sapore definitivo. Non aveva problemi ad accettare Marcello per chi era diventato, ma non poteva accettare che Marcello non facesse altrettanto con lui. L'avrebbe salutato presto, dunque, lasciato salpare solo, in compagnia dei suoi fantasmi, verso l'isola in cui lui, anni prima, era arrivato con un giorno di ritardo. Un giorno che ancora non si perdonava.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Italo e Marcello erano amici da sempre. Pordenonese il primo, veneziano il secondo, erano entrambi rimasti nella provincia senza perdere mai contatto con le idee del centro. La politica, le biblioteche, i circoli letterari, le scelte individuali li avevano visti protagonisti. Le loro strade si erano però unite principalmente per lei, Sonia, moglie di Marcello, amica più cara di Italo. Persona speciale – eclettica ma comprensiva, intelligente ma sensibile – Sonia era stata anche colei che aveva avvicinato per la prima volta Marcello a Milos. L'avevano sfiorata più volte in anni di navigazione fianco a fianco nel Mediterraneo e fu sull'isola che la donna scelse di ritirarsi assieme all'uomo che amava per allontanarlo dall'alcool. Gli disse di rifugiarsi su quel lembo di terra in mezzo al mare, lontano da tutto. Gli sarebbe rimasta vicino lei, a patto che lui smettesse di bere. La forza dell'amore, costruito giorno dopo giorno per trent'anni, ebbe la meglio sulla resistenza del vizio. Marcello, lì da solo sull'isola, con la sua donna di sempre, smise di bere. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Assieme alla pace, però, arrivò anche il male. Un tumore rapace che in Sonia, là da sola sull'isola, con Marcello, trovò lo spazio per correre ancora più forte. L'uomo ebbe poco tempo per pensare. Chiamò Italo per la paura di affrontare da solo l'agonia. L'amico rispose: sette giorni dopo, chiuso l'ufficio elettorale, sarebbe stato lì da lui. Il settimo giorno fu di troppo. Marcello chiamò di nuovo Italo. Questi corse di fretta all'aeroporto, senza più speranza di fuggire al proprio senso di colpa. L'altro invece corse solo alla bottiglia: ne esplorò il fondo per dire all'amico a cui aveva regalato un tormento senza data di scadenza che era stato lui ad accelerare il tempo, perché da solo quel dolore non poteva essere sopportato oltre.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Finì la bottiglia, disse questo all'amico e poi scoprì la passione. La trovò sul continente in uno dei viaggi di ritorno: una piccola imprenditrice, una “partita Iva veneta”, che in una sola notte di amore scatenato riuscì a regalare a Marcello più orgasmi di una vita intera a fianco dell'amore davvero amato. La partita Iva, che aveva sempre preferito le imprese alle biblioteche, in fondo si affezionò davvero all'uomo che aveva letto Aarus credendo di poter esplorare tutti gli autori della biblioteca di Venezia dalla A alla Z. Vi si affezionò così tanto da accettare anche lei un esilio sull'isola greca. Fece come Sonia: disse a Marcello che si sarebbe fermata con lui se avesse smesso di bere. Lui lo fece, ma nascose in credenza l'ultima bottiglia. All'amore senza sesso ci si può dare integralmente, ma al sesso senza amore occorre invece una via di fuga. La partita Iva tornò allora a fare impresa, legandosi a un uomo più giovane che in vero le regalava anche più piacere. Marcello invece rimase sull'isola. Solo, senza più amore, senza più passione, senza alcuna ragione per tornare, ma senza neppure alcuna vera ragione per rimanere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il suo unico legame con il mondo era Italo.&lt;br /&gt; &lt;br /&gt;Quell'ultima sera a nordest, quando gli disse di odiare il cane che a suo parere gli toglieva lucidità, Marcello sapeva di poter perdere anche quell'ultimo appiglio. Ma non poteva fare diversamente. Voleva solo essere coerente. Era stato coerente nella cultura fino a sognarsi enciclopedico. Era stato coerente nell'amore, fino ad ucciderlo per arrestarne il dolore. Era stato coerente con la passione, evitando di riconoscerle la fedeltà che aveva riconosciuto all'amore vero. Ora sarebbe stato coerente con le proprie idee, anche al costo di perdere l'unico amico rimasto. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Marcello non si sentiva coraggioso. Solo non credeva di doversi tradire per paura del futuro. L'aveva già accelerato una volta per amore di una donna. L'avrebbe fatto di nuovo per amore9 di se stesso.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-448729382252839493?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/448729382252839493/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=448729382252839493' title='4 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/448729382252839493'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/448729382252839493'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2010/12/solo-sullisola-luomo-che-accelerava-il.html' title='Solo, sull&apos;isola, l&apos;uomo che accelerava il tempo'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><thr:total>4</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-3356627964647040443</id><published>2010-12-12T22:01:00.003+01:00</published><updated>2011-06-06T20:35:47.821+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fotografia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='francia'/><title type='text'>Verdon: ghiaccio lungo il fiume</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_vI8AcnYbNcQ/TQU4ZAeV0aI/AAAAAAAABG8/qMjQ8i4BNQA/s1600/Verdon7.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; 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Sul porto di Genova torna il traffico di un giorno di lavoro e la luce di un sole estivo. Uomini con i volti scavati da vicoli stretti e da orizzonti larghi fumano sigarette attorno a piccoli tavoli tondi. Dentro, un uomo di colore, forse alto due metri, beve il suo caffè.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il barista, carne albina e accento ligure, chiude il rubinetto e si volta verso le sue donne: la moglie creola, forse caraibica, e la figlia meticcia che riassetta la cucina assieme al compagno cinese. "Ragazze - chiede -, ma il marocchino è passato a pagare?".&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-1608052025219151307?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/1608052025219151307/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=1608052025219151307' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/1608052025219151307'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/1608052025219151307'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2010/12/il-bar-di-genova.html' title='Il bar di Genova'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-9071651325462440526</id><published>2010-11-18T22:02:00.005+01:00</published><updated>2010-11-18T23:02:43.696+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='marocco'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fotografia'/><title type='text'>Marocco: spazi</title><content type='html'>&lt;div align="center"&gt;Tangeri, appartamento n. zero&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_vI8AcnYbNcQ/TOWUqVr0mYI/AAAAAAAABF8/Xg7P4w2vGCA/s1600/TangeriDarZero.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; 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Ricordo quanto succedeva, sempre lo stesso, sempre emozionante. Rientravo in tarda serata da Bologna, per me allora il luogo del lavoro, della responsabilità e dell'inquietudine sociale, e mi fermavo nelle città della Romagna per bagnare in una birra i progetti per la camminata del giorno successivo. Eravamo in tre o quattro, sempre gli stessi, restii ad aprire le porte ad altri, perché in quell'alta collina che non è ancora montagna vedevamo un territorio elitario composto da un codice che solo noi potevamo interpretare, che solo noi potevamo meritare appieno. Esausto, la notte prima di dormire, chiudevo nello zaino il simulacro di casa con cui il giorno dopo avrei affrontato la mia avventura di scoperta: il minimo indispensabile per non avere paura del meteo, che noi, allora, ignoravamo. Poi al mattino suonava la sveglia, si saliva in auto, ci si fermava al bar per la seconda colazione, quella del piacere dopo quella della necessità. E infine si lasciava il mondo alle spalle. Ci si avvicinava al crinale, ci si scambiava qualche battuta per sancire una volta di più quel patrimonio di simboli e di confidenze che ci teneva uniti e poi si cominciava a camminare e parlare, parlare e camminare. Camminavamo e parlavamo per ore, perché per noi quella ero il luogo del sogno, delle utopie, delle possibilità senza limiti, un paesaggio dolce, privo di elementi troppo invadenti, dove noi riversavamo le identità creative coltivate segretamente nei giorni cittadini. E poi c'era lo stupore. Anni di studio, al liceo o all'università, non mi avevano mai raccontato niente sulle montagne di casa mia ed entrare in esse mi dava l'ebbrezza della scoperta. Nei brevi dialoghi di un incontro fortuito leggevo le punte di un universo di saperi e costumi rimasto inalterato. Nel nome di un luogo vedevo lo spunto per avviare una ricerca bibliografica. Nell'interpretazione di un bivio vivevo il piacere di ritrovare quello spazio su di una cartina e di ricomporlo attraverso di essa alle altre esperienze di cammino mio e dei mie compagni di marcia.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ora che, con fermezza e cocciutaggine, ho trasformato quei monti nel mio luogo di lavoro, il paesaggio dello stupore si è trasformato nel territorio dell'ansia. Avevo sognato che il mio mondo d'Appennino fosse popolato da una società di persone tutte simili a quelle quattro o cinque con cui ne avevo iniziato la scoperta. E invece quelle quattro cinque persone erano un'isola e, ci rifletto solo oggi, nessuna di esse era cresciuta in Appennino, rispettandone in via esclusiva abitudini e aspettative. Avevo pensato che un casolare isolato potesse essere la cornice ideale per una sperimentazione sociale e culturale, mentre, proprio per il suo isolamento, esso soffre dello scetticismo dei pochi che lo circondano da vicino e della lontananza di chi lo potrebbe interpretare secondo la tua stessa utopia. E, infine, ci sono io, che sono diverso. Non più un viandante, con il privilegio dell'anonimato, ma una persona nota, investita anche di un certo potere simbolico. Una persona così non si ascolta. A una persona così si chiede. Si chiedono risposte precise: soluzioni razionali che rendano il desiderio di chi chiede sostenibile dalla comunità che lo deve accogliere.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Dopo alcuni giorni a casa, nessuno dei quali trascorso camminando in Appennino, tra poche ore partirò per il Marocco. E, nell'attesa di un luogo che mi riconsegni il privilegio dell'anonimato e dell'ignoranza, sorrido alle coincidenze. Poche settimane fa, in una giornata mantovana nata per caso, vidi un amico acquistare Tristi Tropici di Levy Strauss. Dopo pochi giorni (e diversi anni lontano dall'antropologia) l'ho acquistato anch'io e ora parto con la sua domanda, elaborata in Brasile attorno a un bicchiere di rum. “Come può l'etnografo salvarsi dalle contraddizione che risulta dalle circostanze della sua scelta? Egli ha sotto gli occhi, e a sua disposizione, una società, la sua; perché decide di ripudiarla e di dedicare ad altre società – scelte fra le più lontane e le più diverse – una pazienza e una devozione che la sua decisione nega ai suoi concittadini?”.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-1500233447415732298?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/1500233447415732298/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=1500233447415732298' title='3 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/1500233447415732298'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/1500233447415732298'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2010/11/via-dallappennino-attorno-un-bicchiere.html' title='Via dall&apos;Appennino attorno a un bicchiere di rum'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><thr:total>3</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-3278802764583152870</id><published>2010-10-25T17:57:00.002+02:00</published><updated>2010-10-25T20:57:22.421+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fotografia'/><title type='text'>Strade di collina in autunno</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_vI8AcnYbNcQ/TMWpOYtrSOI/AAAAAAAABDs/f-gWnIXpCz0/s1600/StradaAutunno2.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 300px; height: 400px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_vI8AcnYbNcQ/TMWpOYtrSOI/AAAAAAAABDs/f-gWnIXpCz0/s400/StradaAutunno2.jpg" border="0" alt="Strade di collina in autunno"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5532013781911816418" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_vI8AcnYbNcQ/TMWpOBVwMrI/AAAAAAAABDk/rx44e61UUTw/s1600/StradaAutunno1.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 300px; height: 400px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_vI8AcnYbNcQ/TMWpOBVwMrI/AAAAAAAABDk/rx44e61UUTw/s400/StradaAutunno1.jpg" border="0" alt="Strade di collina in autunno"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5532013775637459634" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-3278802764583152870?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/3278802764583152870/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=3278802764583152870' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/3278802764583152870'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/3278802764583152870'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2010/10/strade-di-collina-in-autunno.html' title='Strade di collina in autunno'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_vI8AcnYbNcQ/TMWpOYtrSOI/AAAAAAAABDs/f-gWnIXpCz0/s72-c/StradaAutunno2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-5720279869470427081</id><published>2010-10-25T17:53:00.003+02:00</published><updated>2010-10-25T20:57:42.512+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='fotografia'/><title type='text'>Campo di grano in autunno</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_vI8AcnYbNcQ/TMWofqmhQKI/AAAAAAAABDc/dIgXpANXuo4/s1600/CampoGranoAutunno2.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 400px; height: 300px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_vI8AcnYbNcQ/TMWofqmhQKI/AAAAAAAABDc/dIgXpANXuo4/s400/CampoGranoAutunno2.jpg" border="0" alt="Campo di grano in autunno"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5532012979259785378" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_vI8AcnYbNcQ/TMWofKmYAII/AAAAAAAABDU/JBa3PyPbz1c/s1600/CampoGranoAutunno.jpg"&gt;&lt;img style="display:block; margin:0px auto 10px; text-align:center;cursor:pointer; cursor:hand;width: 300px; height: 400px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_vI8AcnYbNcQ/TMWofKmYAII/AAAAAAAABDU/JBa3PyPbz1c/s400/CampoGranoAutunno.jpg" border="0" alt="Campo di grano in autunno"id="BLOGGER_PHOTO_ID_5532012970669244546" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-5720279869470427081?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/5720279869470427081/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=5720279869470427081' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/5720279869470427081'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/5720279869470427081'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2010/10/campo-di-grano-in-autunno.html' title='Campo di grano in autunno'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_vI8AcnYbNcQ/TMWofqmhQKI/AAAAAAAABDc/dIgXpANXuo4/s72-c/CampoGranoAutunno2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-4397556542983801607</id><published>2010-10-19T22:23:00.004+02:00</published><updated>2010-10-20T08:46:59.667+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='leggende romagnole'/><title type='text'>Castel d'Alfero: alcuni passi, qualche chilometro, come se non esistesse</title><content type='html'>La strada, già stretta, si restringe ancora. Sale conficcata tra le lastre di arenaria, seguendo le curve della montagna. Tutto attorno alberi e campi che, a ottobre, la sera, si confondono in una nebbia appiattente. Un cartello scritto a mano sulla sinistra indica Quarto. Forse la valle è vicina, ma così non appare. A fianco di un campanile, poco di fronte a me, un signore cammina con il suo cane: veste stivali di plastica, pantaloni sporchi, maglione grosso. Ha un aspetto più balcanico che romagnolo. Non è romagnolo. E' di lì, di quella terra in mezzo ai monti, poche case, molti orizzonti.&lt;br /&gt;“Castel d'Alfero è più indietro?”, domando. “Per caso lì dove c'era un cartello giallo con la scritta santuario?”.&lt;br /&gt;“Quello è Castel d'Alfero” risponde lui. Non aggiunge altro e prosegue verso un recinto semi aperto.&lt;br /&gt;Giro l'auto: di nuovo non ho la sensazione di lasciarmi indietro la Romagna orientale ma la Serbia centrale. Ritorno sui mie passi, vicino al cane che guarda ma non abbaia.&lt;br /&gt;Parcheggio qualche chilometro oltre, a fianco di una catasta di porfido. Lì sulla sinistra vedo finalmente Castel d'Alfero. Lascio l'auto e imbocco la mulattiera che si insinua tra il vecchio borgo diroccato, un enclave di Sarsina nel vergheretino. Nei capitelli intravedo i simboli delle maestranze del cinquecento che eressero quei muri in pietra. Se sono lì è soprattutto perché ho sentito parlare di loro: mi hanno incuriosito.&lt;br /&gt;Contro il tempo che avanza trascinato dall'oscurità continuo a camminare tra le spettro di case che furono. La strada è già un po' lontana. Alfero a qualche chilometro. Il resto, lì, è come se non esistesse.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-4397556542983801607?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/4397556542983801607/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=4397556542983801607' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/4397556542983801607'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/4397556542983801607'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2010/10/castel-dalfero-alcuni-passi-qualche.html' title='Castel d&apos;Alfero: alcuni passi, qualche chilometro, come se non esistesse'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-9022163639744560229</id><published>2010-10-11T22:08:00.000+02:00</published><updated>2010-10-11T22:09:21.567+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='divagazioni'/><title type='text'>Il massaggio</title><content type='html'>Ascolto, raccolto, i piacevoli segnali che mi inviano i miei piedi e le mie caviglie, mentre mani amorevoli seguono vuoti e protuberanze delle articolazioni, cuscinetti di carne e spigoli ossei. Ogni cellula del mio corpo sembra accogliere con gioia quel movimento particolare che nasce senza sforzo, perché la fatica di produrlo è tutta nelle mani di chi con i suoi movimenti si accolla lo sforzo di scrollare dalla mente le sue preoccupazioni. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Scivolo silenzioso nel nocciolo dei miei pensieri e, preda del mio non perdonabile solipsismo, cerco di risolvere in un monologo le alchimie policentriche che regolano l'amore tra due persone, un dialogo per eccellenza. Quello che ricevo è un dono: un flusso che non pretende ritorno, di affetto, desiderio, tenerezza, passione, tatto, calore e, soprattutto, di tempo, scelto di vivere al mio fianco anche lì in quel momento qualunque in cui sono solo uno panno stropicciato dalle fatiche del giorno. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E' questo dono che si chiama amore? E da dove viene, da una generazione spontanea dell'inconscio o da una costruzione quotidiana? Può solo nascere perfetto nel suo primo giorno o è una forma che si plasma con piccoli ritocchi giorno dopo giorno? E se così è, se ci vuole un impegno costante, si può ritenere un amore puro solo quello che è frutto di un impegno sempre piacevole o è lecita anche la tenacia che aggira le difficoltà?&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Mentre le mani di chi mi ama continuano a iniettarmi la vita, penso piano, per non disturbare, per non offendere. Forse infatti quelle mani che non chiedono nulla, non sarebbero felici di essere oggetto di tante domande. Sono un dono e un dono desidera solo essere accettato come un'aggiunta che nulla toglie.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-9022163639744560229?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/9022163639744560229/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=9022163639744560229' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/9022163639744560229'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/9022163639744560229'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2010/10/il-massaggio.html' title='Il massaggio'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-9206679693472396864</id><published>2010-09-21T13:25:00.001+02:00</published><updated>2010-09-21T13:25:42.251+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='divagazioni'/><title type='text'>La trance, l'obbiettivo e il resto del mondo tutto attorno</title><content type='html'>Continuo a cercare casa e nessuna mi sembra capace di diventare veramente mia. O è troppo lontana, o è troppo vicina, o è troppo costosa in rapporto a quello che dà o non è pronta nel momento in cui serve. Sono certo però che muri e divani sono innocenti. Non è colpa loro se non riesce a nascere l'amore tra di noi. Sono io che non mi sento pronto a una storia con loro. E' un po' come se mi sentissi l'amante fedifrago, buono per una toccata e fuga ma non per mettere le radici, non per trovare casa. Nessuna forma entra nella mia idea ideale perché la mia idea ideale in questo momento non ha forma: non trovo la mia casa ideale perché non so qual è e anche quando la riesco a immaginare perfetta in un altrove ideale mi chiedo se lo è veramente o se invece quel sogno lontano è solo un rifugio di comodo per rifuggire in una dimensione estranea alla prova dei fatti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Solo quando si ha la certezza di ciò che si cerca si raggiunge il proprio obiettivo, casa o non casa che sia. Anch'io credo di poterlo confermare: anche l'improbabile diventa possibile quando lo punti con la certezza e la freddezza di un arciere che scaglia la sua freccia senza tremori. Ma a volte non basta. Quando la mela che hai colpito cade e ti risvegli dal trance in cui ti eri isolato per seguire nella tua mente un unico tracciato, quello tra te e lei, rischi un senso di smarrimento. Alla gioia dell'obbiettivo colpito, sopraggiunge il timore di aver puntato quello sbagliato e di dover mirare al successivo con più esperienza certo ma anche più stanchezza. E un dubbio. Quello di non raggiungere più quello stato di trance e di grazia sprecato invano quando di fronte si avrà l'obbiettivo vero. Sempre sperando sia veramente quello giusto e non un'altra chimera scelta per ignoranza del resto del mondo tutto attorno.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-9206679693472396864?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/9206679693472396864/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=9206679693472396864' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/9206679693472396864'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/9206679693472396864'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2010/09/la-trance-lobbiettivo-e-il-resto-del.html' title='La trance, l&apos;obbiettivo e il resto del mondo tutto attorno'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-24977864.post-4865394580437681441</id><published>2010-09-19T16:49:00.001+02:00</published><updated>2010-09-19T16:51:15.527+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='leggende romagnole'/><title type='text'>Lontano da lì</title><content type='html'>&lt;div align="right"&gt;&lt;span style="font-style:italic;"&gt;(nota autore: righe ispirate da luoghi reali ma con vicende immaginarie)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Oltre ottanta anni prima era nata sotto la Torre dei Vigiacli a Bocconi. C'era vita, tanta vita, la sua vita tra la via che correva tra le case del paese e i sentieri che si allontanavano su verso la chiesa e giù verso il fiume. E lì aveva fatto tutto ciò che si sentiva in dovere di fare, tutto ciò che aveva sempre desiderato fare. Era cresciuta in fretta imparando a governare casa dall'esempio della madre e della nonna ed era diventata donna scegliendo l'uomo con cui costruire la propria casa, la propria famiglia. Era stata una rivoluzione quando lei, donna, era passata per la prima volta dietro al banco del caffè dove suo marito, l'uomo, dava da bere agli uomini che si ritrovavano lì per brindare alla chiusura di un affare o alla decisione del sindaco sul futuro della comunità. La prima volta quei volti dai baffi curati l'avevano squadrata con sospetto, col dubbio che qualcosa di improprio, di innaturale si stesse compiendo, perché erano sicuri che naturale non fosse ciò che poteva essere ma solo ciò che era sempre stato. Lei però resistette. A lungo. Mentre gli uomini coi baffi e le giacche eleganti scomparivano, morti di vecchiaia o rapiti dalla pianura, lei rimaneva lì donna dietro il banco a fianco del suo uomo.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Era lì da una vita intera quando entrò un automobilista un po' sudato che veniva da lontano. L'uomo era entrato un po' di soppiatto. “E' aperto?” aveva chiesto, reso scettico dalle luci basse che lasciavano la vetrina buia, dal silenzio non interrotto da nessuna radio. “Venga pure” le aveva detto lei alzandosi dalla sedia dove riempiva il tempo assorta tra un cliente un altro, tra un caffè e un bicchiere di rosso. L'uomo bevve: non c'era l'aranciata e prese la Coca-Cola, in bottiglia con il collo ondulato. L'uomo mangiò: non c'erano toast e ricevette due fette di pane grosse e non salate con un tocco di prosciutto nostrano. Stava già per uscire quando chiese alla signora, silenziosa sulla sedia a fianco al banco, se non si sentisse un po' sola lì lontana da tutto.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;“No” aveva risposto lei, senza aggiungere altro. Non voleva essere scorbutica, solo non capiva da cosa potesse essere lontano. Lì ascoltava l'avventura di chi tornava dalla caccia al cinghiale sulla cima della montagna. Lì misurava lo scorrere del tempo nella perdita di un amico di infanzia e nel saluto al nipote di un vicino. Lì c'era tutto – memoria, relazione, dovere, piacere – ciò che un uomo poteva sognare nel mondo e lei, il mondo, l'aveva anche visto negli occhi, perché andando dietro il banco di fronte agli uomini con i baffi e le giacche, l'aveva sfidato e cambiato. Lontano da cosa?&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/24977864-4865394580437681441?l=duemondiameta.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://duemondiameta.blogspot.com/feeds/4865394580437681441/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=24977864&amp;postID=4865394580437681441' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/4865394580437681441'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/24977864/posts/default/4865394580437681441'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://duemondiameta.blogspot.com/2010/09/lontano-da-li.html' title='Lontano da lì'/><author><name>silviomini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/03072686894602675369</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='31' src='http://photos1.blogger.com/blogger/2140/2601/200/Bertinoro2.jpg'/></author><thr:total>2</thr:total></entry></feed>
